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| Storia Militare. I Romani e i loro nemici Storia Militare. I Romani e i loro nemici |
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23-September-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Aug 2008
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Annibale
Recentemente ho letto un po' di materiale su Annibale e le guerre puniche ( sempre per organizzare il solito diorama...) e mi ha colpito l'intepretazione di un autore che imputava ad Annibale e le seguenti guerre puniche l'espansionismo romano dei secoli successivi. Sostanzialmente attribuiva al cartaginese "l'insegnamento" della tattica spregiudicata ai Romani che ne fecero buon uso nei secoli successivi.
Voi cosa ne pensate?  
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24-September-2008
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Ho preferito spostare qui la discussione (piuttosto che nella sezione preistoria, dove era postato originariamente) per dargli una maggiore visibilità e facilità di consultazione.
Per rispondere a Lisandro, mi sembra che l'atteggiamento strategico ed espansionista di Roma non guardasse troppo per il sottile e fosse spregiudica già prima di Annibale, a partire dall'espansione in Italia che dal IV sec. a.C. non vedeva più guerre difensive ma vere guerre espansionistiche.
Al tempo della prima guerra punica (prima che entrasse in campo Annibale, cioè) Roma era oramai una potenza mediterranea di tutto rispetto, economicamente, politicamente e militarmente, anzi, a ben vedere era già la prima potenza dell'area, già superiore alla stessa Cartagine.
Comunque mi hai incuriosito: chi è l'autore di cui parli?
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26-September-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2008
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I Romani e i loro nemici
Effettivamente come idea non è secondo mè poi così assurda effetivamente Annibale nella sua spregiudicatezza nel condurre battaglie può certamnete avere insegnato uno stile nuovo di combattimento ma bisogna anche dire che poi che piu il tempo passa è piu è normale che le tattiche che hanno avuto successo siano poi riprese da altri per poi migliorarle ancora di più.
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29-September-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Aug 2008
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L'autore partiva ( si capisce che non mi ricordo chi fosse.....) dall'analisi delle battaglie sostenute dai Romani che hanno preceduto il confronto con Annibale, in quelle circostanze l'atteggiamento tattico romano è sempre stato un confronto in campo aperto, due masse che si scontrano con pochi accorgimenti tattici ( aggiramento dei fianchi, ritirate studiate per indurre in trappola e facezie simili) mentre dopo le innegabili batoste subite contro il Barca ( e l'insegnamento di quest'ultimo ai generali romani direi....... "sul campo") anche i romani si sono dedicati alle discipline tattiche ( e Publio Scipione ne fu illustre allievo) che avevano fatto la fortuna di Annibale.
A Zama assistiamo ad uno scontro "ad armi pari", le successive battaglie romani in Grecia sono tatticamente più complesse (Cinocefale, Pidna per esempio). Quindi si attribuisce ad Annibale l'addestramento tattico-strategico del nascente Impero Romano.
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04-October-2008
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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ScusaLisandro, avevo frainteso. Parlando di "spregiudicatezza" pensavo che intendessi in campo politico/militare a livello strategico, mentre intendevi parlare di tattica.
Da questo punto di vista è indubbio che Annibale mostrò ai Romani le potenzialità di un uso intelligente (diciamo pure geniale) degli schieramenti e dei movimenti tattici.
Non sono però così sicuro che, a parte il caso di Scipione, i romani, almeno per il periodo repubblicano, furono pronti ad accogliere innovazioni tattiche volti ad una maggiore duttilità sul campo.
Ad usare tattiche innovative e vincenti furono soprattutto personaggi altrettanto dotati di genio militare quanto Annibale, come Scipione o Cesare.
A Pidna e Cinocefale, più che una superiorità tattica dei comandanti fu, più in generale la tattica manipolare (in uso già dalle guerre sannitiche) ad avere la meglio sulla più statica ed antiquata tattica falangistica. VAntaggio "strutturale" che fu fondamentale a Pidna, dove i romani che attaccarono, in modo semplicissimo, frontalmente, ebbero la meglio grazie alla formazione manipolare, ai pila, ed al terreno accidentato che sfavoriva la coesione della falange. A Cinocefale, battaglia d'incontro dove ci fu ben poco spazio per un'accurata disposizione tattica, la conversione dell'ala destra romana, in appoggio all'ala sinistra in difficoltà, fu più che altro la naturale conseguenza dello scompaginamento della falange che aveva di fronte.
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2 Settimane Fa
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Nov 2008
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Quote:
astracedi
ScusaLisandro, avevo frainteso. Parlando di "spregiudicatezza" pensavo che intendessi in campo politico/militare a livello strategico, mentre intendevi parlare di tattica.
Da questo punto di vista è indubbio che Annibale mostrò ai Romani le potenzialità di un uso intelligente (diciamo pure geniale) degli schieramenti e dei movimenti tattici.
Non sono però così sicuro che, a parte il caso di Scipione, i romani, almeno per il periodo repubblicano, furono pronti ad accogliere innovazioni tattiche volti ad una maggiore duttilità sul campo.
Ad usare tattiche innovative e vincenti furono soprattutto personaggi altrettanto dotati di genio militare quanto Annibale, come Scipione o Cesare.
A Pidna e Cinocefale, più che una superiorità tattica dei comandanti fu, più in generale la tattica manipolare (in uso già dalle guerre sannitiche) ad avere la meglio sulla più statica ed antiquata tattica falangistica. VAntaggio "strutturale" che fu fondamentale a Pidna, dove i romani che attaccarono, in modo semplicissimo, frontalmente, ebbero la meglio grazie alla formazione manipolare, ai pila, ed al terreno accidentato che sfavoriva la coesione della falange. A Cinocefale, battaglia d'incontro dove ci fu ben poco spazio per un'accurata disposizione tattica, la conversione dell'ala destra romana, in appoggio all'ala sinistra in difficoltà, fu più che altro la naturale conseguenza dello scompaginamento della falange che aveva di fronte.
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anche io penso che già prima della prima guerra punica Roma avesse già deciso il proprio destino e fosse in cammino verso obiettiva mirati.
Scipione attinse a piene mani dal repertorio del barcide ma è vero, come dite, che l'utilizzo di un nuovo pensare tattico appertenne poi solo alle grandi individualità.
Su tali argomenti suggerisco il bel libro di Giovanni Brizzi " Scipione e Annibale, la guerra per salvare Roma" ed. Laterza.
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Ezequiel
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Una Settimana Fa
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jun 2007
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Effettivamente, da quel che ho letto a proposito di questa discussione, posso dire che l'autore menzionato all'inizio non può che essere il professor Giovanni Brizzi. Dopo aver letto il suo libro "Il Guerriero, l'Oplita e il Legionario" mi sono messo ad adorare Annibale e mi son trovato ad essere filopunico.
L'insegnamento che il Bàrcide diede ai romani fu recepito effettivamente solo da Scipione, come dimostra la capacità di manovra messa in campo dal Romano durante le battaglie in Iberia e in Mauritania ed Africa.
L'esempio più lampante è quello della battaglia dei Campi Magni, vicino al corso del fiume Bagradas (luogo di un altro fatto d'arme importante che vide Amilcare Barca disperdere due armate ribelli durante la guerra dei mercenari).
In questo luogo Scipione fece una manovra che è da considerarsi figlia di quella di Annibale a Canne.
Nella battaglia di Zama, secondo Brizzi, Annibale ebbe molto più genio del suo rivale, poichè riuscì, da buon giocatore di scacchi, a leggere il piano di Scipione, adeguandosi per quanto possibile. Alla fine dei giochi, solo l'eroica resistenza dei legionari reduci da Canne ed il ritorno di Lelio impedì a Roma di ricevere un'altra batosta dal grande genio cartaginese.
E' perciò indubbio che i Romani potessero aver trovato qualche spunto per migliorare la loro organizzazione tattica, ma è facilmente deducibile che non vollero trarne vantaggi. Nonostante la vittoria di Zama fu indubbiamente dovuta al vantaggio numerico della cavalleria romana su quella cartaginese, notiamo che il numero di effettivi di questo reparto dell'esercito romano, in seguito rimase comunque molto basso rispetto a quello della fanteria.
Certo, Scipione diede prova del fatto che pure una forza prettamente di fanteria può operare una manovra avvolgente, ma la cavalleria non può essere ridotta a poche centinaia di uomini per questo. Era questa, infatti, la vera arma letale negli scontri, quella che nella maggior parte dei casi faceva vincere la battaglia.
Basti pensare a Isso, Gaugamela, Canne, Zama, Carre, solo per ricordare le più famose. In tutte queste battaglie la cavalleria fu la vera protagonista dello scontro, quella che portò la vittoria al proprio generale.
Quello che i Romani invece appresero, fu che in altri popoli vi erano specialisti in certi tipi di combattimento. Troviamo così, nei secoli successivi, un impiego sempre maggiore di truppe ausiliarie specializzate, come i frombolieri delle Baleari o i cavalieri numidi..
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