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Storia Militare. Bibliografia. Suggerimenti bibliografici Spunti, consigli e suggerimenti bibliografici su temi legati alla storia militare

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Vecchio 31-May-2007
AI Storia Senatus
 
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Predefinito John Keegan

Avevo cinque anni, o forse meno, e stavo giocando con dei soldatini: facevo combattere indiani (pellerossa, intendo) contro i tedesche della Seconda guerra mondiale (i primi soldatini Airfix che mi furono regalati, i primi di una lunga serie). Mio padre mi fece notare che qualcosa non andava... «Ma i tedeschi non hanno mai combattuto contro gli indiani. Questi indiani qui sono vissuti un centinaio d'anni prima e stavano molto più lontani, in America. Dovresti giocare con indiani e cow-boy, oppure gioca con i tedeschi contro questi soldatini qui [inglesi seconda guerra] che hanno veramente combattuto l'uno contro l'altro».
Queste furono più o meno le parole con cui mio padre mi aprì gli occhi sulla Storia: avevo improvvisamente capito che la Storia racconta diversi avvenimenti, accaduti durante un lasso di tempo anche lunghissimo, ed in luogo anche assai distanti. Tempo e distanza erano il tessuto su cui la Storia si dipana.
Un'incredibile scoperta per un bambino, avvenuta grazie a dei soldatini. Con simili premesse era naturale che la mia futura passione per la Storia si incentrasse sulla storia militare.

Da allora ho alimentato la mia passione con la lettura di molti libri di argomento storico o storico-militare e mi sono presto accorto che c'è una evidente differenza di impostazione tra i due generi. Naturalmente esistono libri di storia che parlano di eventi bellici e libri di storia-militare che affrontano anche altri aspetti (politica, economia, ecc.) ma i due ambiti sono in genere ben distinguibili, anche se non mancano ottimi "ibridi". La storia tout-court offre analisi di ampio respiro, a volte soffermandosi di più su singoli aspetti (vita e carattere dei protagonisti, questioni economiche-produttive, ecc.) ma mai perdendo uno sguardo panoramico. La storia militare è una branca specialistica della Storia e come tale, naturalmente, tocca aspetti tecnici altrimenti ignorati.
Per la Storia è spesso sufficiente sapere che una data battaglia o guerra è stata vinta o perduta e se ne andranno a considerare soprattutto le conseguenze politiche, economiche, ecc. La storia militare non esula da questi argomenti, ma non tralascia, anzi rende protagonista, l'analisi del come, e spesso del perché, una tale battaglia o guerra ha avuto certi esiti.
Da qui una serie di tecnicismi o attenzione a certi particolari che mi rendo conto possono annoiare chi non è appassionato dell'argomento.

Per me erano due ambiti ben distinti, con argomenti, impostazione e metodi espositivi in parte diversi; almeno fino a che diversi anni fa non mi imbattei in due libri di John Keegan; libri che, al pari dei soldatini della mia infanzia, hanno grandemente contribuito a rivoluzionare la mia classica idea di storia-militare.

Ad oggi forse il più noto degli storici militari, John Keegan (che ora svolge la sua attività anche come giornalista specializzato, per il Daily Telegraph) è stato docente di storia militare all'Accademia militare di Sandhurst, da dove, da secoli, escono gli ufficiali dell'esercito britannico. Keegan fu il primo a detenere questa cattedra a non avere avuto un passato da militare (da piccolo contrasse la tubercolosi che lo rese zoppo) e questo aspetto è forse alla base del suo approccio originale.
Keegan, insieme a svariati testi su particolari eventi bellici, scritti con modalità più "classiche" per il genere, ha scritto alcuni libri con un approccio diverso ed un'ottica ad ampio respiro.

Il primo di questi che ho letto, alla metà degli anni '90, è "La grande storia della guerra" (orig. History of Warfare), Arnoldo Mondadori Editore, 1994. Nonostante la mole di oltre 400 pagine scritte a caratteri abbastanza minuti, un solo libro può sembrare poco per raccontare l'evoluzione della guerra nell'arco dei millenni, eppure Keegan sembra esservi riuscito più che egregiamente, toccando tutti i punti essenziali e tutti gli avvenimenti principali che hanno causato modifiche sostanziali al modo di fare e concepire la guerra. Il tutto in un modo che non si limita ad una mera elencazione di fatti quanto ad una carrellata continuativa – attraverso una scelta sapiente di temi esemplificativi ma centrali – che crea la perfetta idea di evoluzione storica ed un ottica veramente ampia sulla variabilità e complessità temporale e spaziale del fenomeno bellico.
Si va quindi dalla preistoria e l'origine della guerra, con interessanti paralleli con i dati etnografici, alla prima fondamentale rivoluzione tecnologica – il carro da guerra e la cavalleria montata, con interessanti puntualizzazioni sui popoli nomadi ed i loro spesso bellicosi rapporti con i popoli stanziali (agricoli) – fino alla prima rivoluzione tattica – la falange greca e poi l'esercito romano – e le implicazioni strategiche, ma anche sociali e morali che ne derivano, per poi arrivare alla polvere da sparo e a come si arriva alla guerra moderna, cioè alla guerre che coinvolgevano eserciti nazionali di coscritti.
E qui si arriva alla tesi di fondo del libro, che contrappone un modo di combattere "elusivo", antico quanto l'uomo, nel quale lo scontro diretto è se possibile evitato preferendo il "mordi e fuggi", alle spaventose guerre del XX sec.. Quest'ultime, partendo dai greci – iniziatori del modo "occidentale" di combattere: la battaglia campale risolutiva – sottostanno alla "filosofia" bellica formalizzata alla metà del XIX sec. dal più celebre teorico di scienze militari, Karl von Clausewitz, secondo la quale tutto lo sforzo bellico deve essere finalizzato all'annientamento del nemico sul campo, e quindi lo scontro diretto – la battaglia – deve essere cercato ogni qualvolta se ne presentino opportunità appena favorevoli. secondo Keegan, quest'idea, o perlomeno la sua estremizzazione, è la maggiore responsabile della militarizzazione nazionale dell'Europa tra XIX e XX sec, e quindi degli immani macelli delle due guerre mondiali.
Il libro è diviso in capitoli corposi – La guerra nella storia dell'uomo; La pietra (origini della guerra ed etnoantropologia); La carne (la guerra a cavallo); Il ferro (Grecia e Roma: la nascita del concetto occidentale di guerra); Il fuoco (la polvere da sparo e la guerra clausewitziana) – inframezzati da più brevi ma indispensabili "interludi": Limitazioni alla guerra, Le fortificazioni, Gli eserciti, Logistica ed approvvigionamenti. Il tutto è narrato con interessanti (e a volte inaspettati) approfondimenti su singoli aspetti, alternati ad utilissime e sempre significative piccole annotazioni su miriadi di fatti, popoli, culture e guerre, offrendo una panoramica al contempo approfondita e completa.
E' un testo che consiglio vivamente, soprattutto a chi non ha competenze o interessi specifici di storia militare, ma vuole "aprire gli occhi" su questo fondamentale "acceleratore della storia" che è la guerra.
Un'ultima nota. Il libro non è recentissimo e può essere di non facile reperibilità nelle librerie, ma sono molte le biblioteche

L'altro libro di Keegan che vorrei consigliare è "Il volto della Battaglia", Il saggiatore, 2001. La prima edizione è del 1976 (ben prima del libro precedentemente descritto) e questo ne rende ancor più "rivoluzionario" l'argomento trattato.
I libri che raccontano approfonditamente gli aspetti militari, salvo forse alcuni più recenti, sovente trattano le vicende belliche in modo asettico (probabilmente per semplice pudore di toccare troppo a fondo argomenti che sconvolgerebbero l'emotività di chiunque), parlando dei piani dei generali, di divisioni o reggimenti che si muovono sulla mappa, di sconfitta o annientamento di certi reparti, di volume di fuoco e numero di pezzi d artiglieria, evitando però troppo spesso di affrontare la sconvolgente realtà fisica ed emotiva di questi ed altri aspetti.
Keegan invece affronta direttamente questi aspetti in genere solo accennati.
Le note di copertina, riprese dal primo capitolo, riportano: "Ho scelto tre battaglie, che descriverò nei particolari con lo scopo di dimostrare nella maniera più esatta possibile come apparisse la guerra, e di indicare come e perché gli uomini che si sono trovati e si trovano, a dover affrontare lo scontro, controllano la propria paura, tamponano le proprie ferite, affrontano la morte. Il mio è un tentativo personale di cogliere il balenare del volto della battaglia".
Il libro risponde quindi a due domande: cos'è la battaglia? cosa provano gli individui che vi si trovano e cosa li spinge a combattere o a fuggire?
Keegan, dopo un corposo capitolo introduttivo, analizza tre battaglia, Azincourt (1415), Waterloo (1815), la Somme (1916; quest'ultima, in particolare, una spaventosa ecatombe, anticipa in parte la tesi anti-clausewitziana). A questi si aggiunge un capitolo finale, dove si traggono alcune conclusioni, dal titolo "Il futuro della battaglia"; scritto in piena guerra fredda vi sono alcuni aspetti un po' datati, eppure riesce a fare una sorprendente anticipazione delle contemporanee "guerre asimmetriche": "Finché gli stati metteranno armi nelle mani dei soldati questi continueranno a mostrare gli uni agli altri il ferreo volto della guerra. Ma sempre più profondo è il sospetto che la battaglia abbia ormai abolito se stessa".
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