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| Storia delle Religioni. Sezione Generica Storia delle Religioni. Nella sezione generica inserite quegli argomenti non compresi nelle eventuali sotto-sezioni. |
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24-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: May 2007
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Romani animisti?
Devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa nell'apprendere che la religione romana fosse in origine una religione animistica.
La mia fonte di informazione è Paola Chini (Vita e costumi dei romani antichi,9. La religione, edizioni quasar).
Come risulta chiaro dagli Indigitamenta, libri quasi segreti conservati dai Pontefici, che raccoglievano i nomi delle divinità(piuttosto "numi") le loro funzioni e le formule sacrali con le quali invocarle , i romani veneravano le forze della natura, così come gli oggetti inanimati.
Ciò ovviamente comporta che la vita intera dell'uomo sia immersa in una dimensione sacra, poichè essendo sacra la natura così come gli oggetti , la realtà stessa che si vive acquista una certa sacralità. Comporta anche che l'espressione religiosa sia eminentemente pratica, e comprenda rituali atti a mantenere un rapporto armonico tra l'uomo e la realtà o ,se vogliamo, tra l'umano e lextra-umano. Questo aspetto fu talmente importante che esso continuò a manifestarsi anche quando la religione romana prese altre strade, e si espresse soprattutto in campo giuridico. Infatti la tradizione dell' "indigitare" che assumeva e rafforzava il carattere magico religioso nella ripetitività perfetta di gesti e formule, si ritrova nel diritto più antico(ad esempio una causa era praticamente persa se si facevano errori nell'enunciare una parola o nel compiere un gesto, come nell' indigitare un qualunque errore commesso nella formulazione delle preghiere ne rendeva nullo l'effetto).
Altro aspetto animistico importante è quello del culto dei morti erspresso attraverso la venerazione degli dei Manes, intesi come membri spirituali della comunità , il rapporto con i quali era regolato da tutta una serie di comportamenti rituali .
Tutte questa caratteristiche mi fanno venire in mente altre religioni animistiche, come lo Shintoismo col quale alcune convergenze sono davvero socncertanti. Invece la lista di nomi dell' Indigitamenta mi ricorda le liste di nomi sumeriche dove nel nome è racchiusa la funzione e se vogliamo l'essenza.
Sperando di aver aperto le danze con un argomento ricco di spunti di discusssione, faccio i miei migliori auguri ad Ai Storia  .
Ciao
Milena
Ultima Modifica di Aquamarina : 24-May-2007 12:33.
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24-May-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: May 2007
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è un bellissimo argomento, complimenti direi che questo forum di storia ha avuto un battesimo perfetto e speriamo di poterlo approfondire alla grande...
purtroppo ne sono un po a digiuno, ma forse nei prossimi giorni riuscirò a dar anch'io qualche info in più... a presto
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24-May-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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In gran fretta (sto per partire per una settimana di vacanza!):
se ben ricordo, ma non ho tempo per controllare, anche nella religione ebraica il nome di Dio aveva una importanza particolare, e poi ricordo un racconto (era di Buzzati?) in cui c'era la ricerca del o dei nomi di Dio.
Credo che si riscontri in molte religioni un rapporto stretto tra nome e essenza, e questo è anche uno dei principi del pensero magico.
A presto!
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25-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: May 2007
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Grazie micioto
Caro Claudio ti auguro una bella vacanza. Mi piacerebbe, quando torni, che approfondissi il discorso pensiero magico. Esso è importante anche nel contesto della religione romana, dove il rituale ha una parte molto importante e si esprime in funzioni "sacerdotali" diversificate e specifiche . la magia infatti tramite il rituale appunto si propne di manipolare gli elementi naturali in un contesto extranaturale in modo da agire a piacimento sulla realtà e modificarla........ beh mi potrei spingere oltre con le deduzioni ma per ora mi fermo qua.
I nomi di Dio sono importanti anche nell'Islam. Un credente mussulmano mi ha fatto vedere una volta un libretto di preghiere alla fine del quale erano riportati, in una lista, tutti i nomi di Dio (mi pare 99). però si trattava piuttosto di epiteti tipo Il Grande, Il Misericordioso ecc
mi
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27-May-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: May 2007
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Ciao a tutti...
Mi inserisco nel discorso (anche se non so nulla sui Romani) per fare qualche considerazione sull'importanza della parola nel pensiero magico-religioso egizio.
Il nome era importantissimo nelle pratiche magiche: la sua conoscenza e la sua corretta pronuncia. Invocare un dio con il suo nome signifiva "costringerlo" a rispondere ed esaudire le richieste di chi lo chiamava. Conoscere il nome di un essere umano permetteva di fargli del male o del bene. Il nome era parte integrante dell'essere umano al pari della sua anima.
Nei Testi delle Piramidi vi sono vari riferimenti al potere del nome del sovrano associato agli dei. Per esempio "Se il nome di Osiride fiorisce nel nome di Abydos allora il nome di Pepi fiorirà e questa sua piramide fiorirà e questo suo edificio fiorirà per tutta l'eternità!".
Senza il nome nessuno poteva essere giudicato nell'aldilà da Osiride, non poteva iniziare una nuova vita senza che gli dei conoscessero il suo nome e dopo la nascita l'esistenza dell'uomo iniziava quando per la prima volta veniva pronunciato il nome. Il defunto doveva conoscere determinati nomi per compiere senza problemi il suo viaggio nell'aldilà, essere introdotto al cospetto di Osiride e vagare liberamente nella Duat. Nel Libro dei Morti un intero capitolo insegna al defunto il nome di tutti gli elementi della barca sulla quale doveva navigare verso l'aldilà e che era necessario pronunciare:
Luogo nel quale si lega la barca: Dimmi il mio nome.
Defunto: Signore delle due terre, abitante del tempio è il tuo nome.
Timone: Dimmi il mio nome.
Defunto: Gamba di Hapiu è il tuo nome.
e così via...
Un'altra leggenda riporta di come Iside desiderasse i poteri del dio Ra ma non potesse averli senza conoscere il suo nome. Così modellò un serpente nell'argilla e avvelenò il dio Ra per sapere il suo nome in cambio della sua opera guaritrice. Ricorda quando Mosè, sul monte Sinai, chiese il nome di Dio e questi (furbetto) gli rispose: Io sono colui che sono.
L'argomento è trattato ampiamente da Wallis Budge in Magia Egizia.
Sarebbe interessante fare una comparazione con altri popoli. Chi ne sa di più?
Ciao.
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27-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: May 2007
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Shem neanch'io so molto di romani.....prorpio per questo mi ha entusiasmato scoprire quello che ho detto.
La storia di Iside e il dio Ra somiglia a quella Sumera di Inanna ed Enlil(mi pare, si doveva essere lui) nota come "Inanna e i ME". Il concetto di ME è un pò complicato, essi sono "i destini" ma somigliano ad una lista di nomi. Enlil il Dio supremo detiene i ME ,i destini degli esseri: Inanna duqnue cerca di rubarglieli facendolo ubriacare....non mi ricordo come finisce devo ripescare un articolo........
Ciao
Milena
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28-May-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: May 2007
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Mi pare che episodi simili siano usuali in tutte le mitologie, con personaggi diversi e alcune piccole variazioni sul tema. Ora come ora non mi viene in mente niente in particolare, ci penso su... 
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29-May-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Mi inserisco nell'argomento gentilmente invitata da Acquamarina e spero di poter dare ad esso il mio piccolo contributo, sebbene esso sia tra i più complessi che riguardano l'ambito romano. Innanzitutto non deve sorprendere che la religione romana arcaica fosse animista: in tutte le società basate essenzialmente sull'agricoltura e/o pastorizia le forze della natura sono le prime ad essere sacralizzate e questo per ovvi motivi, dal momento che un raccolto andato male può determinare la morte di parecchi individui. Quello su cui va messo l'accento è invece la persistenza di questo carattere nel tempo, che si fonda (non so se ciò sia riportato dalla Chini) sull'organizzazione della società romana e va di pari passo con le sue trasformazioni politiche. Infatti, alle origini, l'opposizione sacro/profano si lega a quella di pubblico/privato, in quanto il territorio di una comunità apparteneva al fanum, cioè al dio e andava riscattato con un tributo appunto " pro fano". L'ambito civile e quello religioso risultano perciò intimamente connessi, tanto è vero che il re in principio aveva oltre alle funzioni civili anche quelle sacre. Con il tempo l'ambito pubblico (civile) si comincia a distinguere da quello religioso ed abbiamo da una parte ciò che è pubblico e privato dall'altra ciò che è sacro ( sacer);le funzioni sacre vengono quindi demandate al rex sacrorum (poi sostituito dal pontefice) distinto dal re che ha poteri civili. Quello che è importante notare è il fatto che dai romani veniva considerato sacro attraverso il rito l'evento storico, appositamente registrato negli annali. Le prime figure ad essere oggetto di culto sono infatti quelle legate ad avvenimenti significativi della storia romana: Acca Larenza, moglie del pastore che trovò i due gemelli e che li allevò e la ninfa Egeria che dettò al re Numa le leggi che lui diede ai romani. E qui si inserisce un ulteriore spunto: l'influenza delle divinità di altre civiltà su quella romana. Sia Acca che Egeria, infatti, sono divinità di origine latina, così come Saturno, divinità legata all'agricoltura poi assimilata a Crono. Anche gli etruschi fecero la loro parte, basti pensare ai Penati, figure essenzialmente di tipo astratto ma che insieme ai Mani ed ai Lari (specie quelli familiari) sono importantissimi nella religione romana (gli etruschi furono inoltre coloro che introdussero in Roma la concezione antromorfa della divinità). Tornando al nocciolo del problema, come mai l'animismo si conserva così a lungo presso i romani? Per via dell'importanza che tra essi ebbe e continuò ad avere nel tempo il rito: esso scandiva tutti gli aspetti della vita quotidiana pubblica e privata, e nulla si poteva fare senza aver prima chiesto al dio ed averlo soddisfatto. Ecco perciò che Roma possiede un gran numero di personificazioni, che non hanno un loro mito, ma sono semplicemente forze protettrici di oggetti o concetti divinizzati (Vittoria, Fortuna, Pietas ec. ecc., esisteva persino una divinità che presiedeva al forno dove si cuoceva il pane, ovvero Fornax)!. Ma se la storia è mito ed il mito è storia, un altro risvolto da non sottovalutare è quello politico: chi fa la storia sono infatti coloro che appartengono all'elite della città e non è un caso che mantenere vivo nel tempo il rituale religioso (i cui sacerdoti, non dimentichiamolo, facevano parte sempre di quella stessa elite) significa anche mantenere il controllo sulla vita politica cittadina: non a caso Cicerone dice espressamente che la religione non è altro che un instrumentum per governare.
Per ora termino qui, ma chi ha altre annotazioni da fare è il benvenuto! 
Ultima Modifica di leda : 29-May-2007 22:20.
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31-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: May 2007
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Grazie Leda per aver accettato l'invito e per il prezioso contributo che porti alla discussione
Credo che sia molto importante, perchè si conservino nel tempo certe tradizioni, l'atteggiamento stesso che si ha verso la tradizione e verso il passato. E sappiamo che a Roma sia gli antenati che gli anziani ebbero grande importanza.
Certo poi con l'andare del tempo anche ciò che sembra più stabile e uguale a sè stesso si adegua trasformandosi in certa misura. Così una religione (animista) che si origina da un profondo rispetto per ciò che sta intorno all'uomo e dalla percezione di "forze" particolari( l'esempio di Fanum ) con le quali armonizzarsi, può diventare utile strumento di governo.
La Chini a pagina 8 riporta le parole del greco Polibio(Hist VI,56):
" Quella supestizione religiosa che presso altri uomini è oggetto di biasimo, serve in Roma a mantenere unito lo stato: la religione è più profondamente radicata e le cerimonie pubbliche e private sono celebrte con maggior pompa che presso ogni altro popolo. Ciò potrebbe suscitare la meraviglia di molti; a me sembra che i Romanoi abbiano istituito questi usi pensando alla natura del volgo. In una nazione formata da soli sapienti, sarebbe infatti inutile ricorrere a mezzi come questi , ma poichè la moltitudine è per sua natura volubile e soggiace a passioni di ogni genere, a sfrenata avidità, ad ira violenta, non c'è che trattenerla con siffatti apparati e con misteriosi timori........"
Certo io rispetto a Polibio considererei questa moltitudine comunque fatta di uomini depositari di certo sapere tradizionale, perchè probabilmente educati ad esso e tramite esso. Diversamente non credo che alcuna manipolazione della religione a scopo politico sarebbe possibile, poichè cercando di attecchire, non troverebbe terreno fertile.
Milena
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31-May-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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L'animismo dei Romani si intravede anche per la cura particolare che hanno per gli alberi, ancora oggi nel foro abbiamo un fico, un ulivo e una vita e non per nulla 
Boschi sacri erano ovunque sul Celio il Querquetulanus (era anche il nome originale del colle), sul Gianicolo il bosco sacro di Furrina...
In Campo Marzio son ricordati i boschi attorno all'Ara Pacis e forse la famigerata quercia di Nerone in piazza del Popolo non era altro che l'ultimo sussulto di venerazione pagana per gli alberi in una città che stava diventando esclusivamente cristiana...
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01-June-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: May 2007
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Ragazze/i quest'argomento mi sta davvero entusismando, vi prego, continuate 
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02-June-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: May 2007
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A proposito, ho pensato che l'origine animista possa essere alla base dell'uso di tollereare altre religioni e di accettare addirittura dei stranieri nei propri culti.
Che ne dite?
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04-June-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Quote:
Acquamarina
ho pensato che l'origine animista possa essere alla base dell'uso di tollereare altre religioni e di accettare addirittura dei stranieri nei propri culti.
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Mi permetto di dissentire. A mio avviso quest'uso fu dovuto in parte al fatto che anche i Romani avevano assimilato i loro culti arcaici e più recenti da altri popoli (latini, etruschi e greci), in parte rientrava anch'esso nella loro strategia di governo: sostanzialmente essi tendevano ad inglobare (seppur gradatamente) le popolazioni nel loro sistema, concedendo la cittadinanza (il cosiddetto ius) ai popoli sottomessi dopo un certo periodo.
Quote:
Acquamarina
La Chini a pagina 8 riporta le parole del greco Polibio(Hist VI,56):
" Quella supestizione religiosa che presso altri uomini è oggetto di biasimo, serve in Roma a mantenere unito lo stato: la religione è più profondamente radicata e le cerimonie pubbliche e private sono celebrte con maggior pompa che presso ogni altro popolo. Ciò potrebbe suscitare la meraviglia di molti; a me sembra che i Romanoi abbiano istituito questi usi pensando alla natura del volgo. In una nazione formata da soli sapienti, sarebbe infatti inutile ricorrere a mezzi come questi , ma poichè la moltitudine è per sua natura volubile e soggiace a passioni di ogni genere, a sfrenata avidità, ad ira violenta, non c'è che trattenerla con siffatti apparati e con misteriosi timori........"
Certo io rispetto a Polibio considererei questa moltitudine comunque fatta di uomini depositari di certo sapere tradizionale, perchè probabilmente educati ad esso e tramite esso. Diversamente non credo che alcuna manipolazione della religione a scopo politico sarebbe possibile, poichè cercando di attecchire, non troverebbe terreno fertile.
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Su questo sono invece d'accordo con te. Se la popolazione non fosse stata "calata" in quest'ottica religiosa, il meccanismo sarebbe fallito miseramente dopo poco, mentre sopravvisse per secoli. Soltanto quando le grandi conquiste cessarono (dopo Traiano, in pratica) e si cominciarono a far sentire le avvisaglie della crisi economica, la religione tradizionale cominciò a vacillare, non supportata più dall'idea del dominio di Roma voluto dagli dei. Non dobbiamo dimenticare inoltre che la religione romana aveva anche un carattere privato, oltre che pubblico: il ruolo del paterfamilias era importantissimo, in quanto a lui era demandata l'officialità dei culti riguardanti i Mani, Penati e Lari familiari; riti che si ripetevano sostanzialmente invariati di generazione in generazione. Tutto ciò concorse a far sì che il culto mantenesse la sua forza per parecchio tempo, ed anche gli stessi imperatori, almeno fino a Marco Aurelio, pur non credendo probabilmente più nella religione tradizionale, continuarono ad espletare tutte le cerimonie canoniche, consci del potere che esse avevano di attirare il consenso popolare.
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04-June-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Eccomi di ritorno! - Mi pare che in particolare Leda abbia detto già quello che potevo dir io e anche molto di più. Una caratteristica della religione romana è cetramente quella di avere livelli diversi, a volta persino in concorrenza tra di loro. Un livello ufficiale, quello della religione di stato, legata strettamente al mondo ed al potere politico, una religione popolare, che contiene elementi arcaici e animistici legati ad una società agricolo-pastorale e un livello familiare, con la venerazione di Mani e Lari. Inoltre sono presenti culti misterici, con forti connotazini orgiastiche, legati quindi ariti di fecondità, che purtroppo, ma poprio per la loro natura misterica, sono poco documentati. A questo si aggiungono le varie religioni o culti provenienti dai popoli sottomessi o alleati con un insieme di culti sincretistici (penso ad esempio al culto dei Cavalieri Danubiani) - Leggevo giorni or sono un articolo su Costantino (scritto in occasione della mostra che si svolge a Treviri/Trier). Costantino liberalizza la religione cristiana in quanto come Pontifex Maximus ha l'autoritá di farlo!
Quanto la pensiero magico, come ha detto Leda, essenziale è il rituale e la ripetizione esatta delle formule magiche, il che è rimasto presente nella chiesa cattolica sino al Concilio Vaticano II, che ha introdotto le lingue nazionali nella liturgia al posto del latino, oramai non capito più dalla maggior parte dei fedeli, ma essenziale nel rituale "magico", e ancora il persistere nella liturgia di alcune parole greche (Kyrie eleison). La stessa chiesa cattolica ha una liturgia del "gesto" molto più spiccata di quella evangelica la cui liturgia è sennzialmente legata alla parola. Ma qui mi accorgo di uscire dall'argomento, e quindi smetto!
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05-June-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Bentornato dceg!
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