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Storia delle Religioni. Sezione Generica Storia delle Religioni. Nella sezione generica inserite quegli argomenti non compresi nelle eventuali sotto-sezioni.

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Vecchio 08-July-2007
L'avatar di  Aquamarina
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Predefinito Superamento della materialità per distruzione.

Apro questo thread ispirata dal pensiero di Cerabia venuto fuori in una discussione sul forum "madre" AI . Mi permetto dunque di riportare detto pensiero e di aggiungere le mie considerazioni:

Quote:
in un mondo in cui le divinità sono ctonie, quindi legate alla terra e ai culti di feconità e fertiltà, le offerte di cui sono oggetto si possono equiparare ai bisogni umani, nel senso che il fedele offre cibo e lo lascia nelle cavità terrestri in attesa che la divinità si nutra. Nel momento in cui le concezioni divine passano dalla terra al cielo (si ritiene in seguito allo sviluppo dell'agricoltura, 10000 anni fa circa) la divinità più importante diventa il sole (essenziale per la vita delle piante di cui l'uomo si nutre) e quindi immateriale, fuori dalla sfera terrestre e delle esperienze umane.
E come fare un'offerta ad una divinità immateriale ed astratta? Solo eliminando la materialità dell'oggetto. In questo caso si può usare il fuoco, il metodo più antico tramite il quale l'essenza dell'offerta viene liberata, oppure la frattura rituale, che prevede una parziale o totale distruzione dell'oggetto che viene reso inutilzzabile.
La stessa cosa si può dire dell'incinerazione dei defunti, anche in questo caso, il defunto equivale ad un oggetto da consacrare, che solo tramite il fuoco perde la sua materialità e può raggiungere la sfera celeste della divinità, con la quale la sua essenza godrà dell'immortalità.
Il disegno è una successiva elaborazione dell'atto dell'offrire, in cui l'oggetto non esiste ealmente ma è raffigurato, quindi già immateriale e quindi già proiettato nel mondo della divinità.

Innanzitutto sono personalmente propensa a ritenere che la divisione rigida e oppositiva tra il materiale e l'immateriale sia frutto della nostra mentalità e non può sempre essere applicata all'uomo antico nè tantomeno all'uomo primitivo.
Si potrebbe addiruttura pensare che oggi, a dispetto delle nostre elevate filosofie e religioni , siamo talmente sommersi dai beni materiali e dalla materialità da esserne in un certo qual modo oberati, a seguito della scissione delle qualità spirutuali dagli oggetti materiali. Un oggetto infatti può ben essere ritenuto frutto dello spirito poichè esso viene prima concepito, poi realizzato attraverso l'impiego di impegno mentale ed energia reale, che resterebbero in esso come un impronta. Gli oggetti della natura poi possono riteneersi per definizione intrinsecamente sacri.

L'aumento e l'accumulo dei beni materiali creati dall'uomo è sostanzialmente un'idea realizzatasi per la prima volta nel periodo storico che definiamo neolitico.
Infatti non solo credo che non vi siano prove sostanziali dell'assenza di culti celesti in epoca precedente, ma neanche che i culti paleolitici fossero di natura esclusivamente ctonia. Sia in un caso che nell'altro ( paleolitici "terrestri" neolitici "celesti" ) le prove sono semplicemente indizi , poichè la ricerca preistorica ha ,per la stessa natura dei documenti, i propri limiti. Senza contare i numerosi elementi che fanno pensare ad una continuità del culto per lo meno in certi ambiti.

Forse il culto del Sole acquista una maggiore specificità durante il Neolitico e viene sistematizzato ,ma non posso assolutamente credere che prima di tale periodo gli uomini nè si fossero accorti della sua relazione con la vita nèi rivolgessero verso quest'astro i loro pensieri più profondi.

Volevo , tuttavia soprattutto condividere le mie considerazioni rigurado all' offerta "distruttiva", che dovrebbe distruggere la materialità la quale non si confà ad una divinità celeste secondo quanto espresso da Cerebia.

La prima osservazione che faccio è che in ogni caso anche l'offerta di cibo a divinità ctonie in attesa che esse se ne nutrano ha carattere distruttivo almeno nel caso delle offerte di carne: la morte dell'animale. Per i vegetali si potrebbe parlare invece di una trasformazione, poichè in genere l'elemento offerto va preparato in un certo modo. Questa è anche un pò la logica del sacrificio in generale che comporta una rinuncia, una distruzione, una riflessione quantomeno sull' energia negativa e sul suo uso e controllo: in alcune pratiche indù, dove la respirazione ha un ruolo centrale, il momento d'apnea tra inspirazione ed espirazione è il momento del sacrificio.

La seconda osservazione è che offerte di carne o di vegetali non sono affatto tipiche del paleolitico, dove piuttosto ,restando nei termini proposti da Cerebia, che qui condivido in pieno,è il disegno, libero dalla materialità dell'oggetto pur rappresentandolo, ad avere un ruolo fondamentale nelle pratiche religiose e spirituali (e questo fatto è evidente).

Rigurdo al fuoco posso dire che condivido parzialmente l'affermazione secondo la quale esso libera l'essenza dell'offerta. esso però non riesce ad eliminare completamente la materialità degli oggetti ,che vengono tramite esso perlopiù trasformati.
Però il fuoco è anche uno degli elementi maggiromente sacralizzati in tutte le culture umane, poichè - a parte gli infiniti vantaggi che esso ha apportato all'uomo- è energia sottile che si esprime anche visivamente. é un'energia calda simile a quella solare, in tal senso forse a suo modo vivificatrice, per cui il passaggio dei morti nel fuoco può avere anche un significato di nuova vita oltre che uno di liberazione dell'essenza.
L'energia del fuoco d'altra parte è per chi già è in vita distruttiva per contatto, così come lo è quella solare se non mitigata e alternata tramite l'opposto elemento Acqua . Dove il sole batte incessantemente e non vi è acqua, vi è morte e deserto.
Il contatto col fuoco ,materiale sottile appunto,come giustamente osserva Cerebia, anche se lo esprime in forma diversa, passa un pò della sua immaterialità all'oggetto materiale che lo tocchi ,trasformandolo.
Però attenzione. Il fuoco sacro no va contaminato nè appesantito con troppa materialità . Il passaggio nel fuoco di oggetti materiali deve essere strettamente ritualizzato. ( questo può esprimersi oggi nel senso di fastidio che alcuni provano nel gettare immondezze varie nel caminetto, sebbene il fuoco le distrugga ,l'atto ha un che di sacrilego, specie se si tratta di plastica.....)

Infine il fuoco tende a salire verso il cielo (non per nulla in India è Agni -stessa radice del latino "igneo" -colonna di fuoco, tramite tra l'umano e il divino, quello a cui sempre si deve chiedere per ottenere comunicazione.)
Dunqe i rapporti fuoco sfera celste sono molteplici.

Riguardo poi allo spezzare e rompere supporti rituali certo possiamo pensare ad un annullamento dell'uso materiale(? perchè poi sta a vedere se un uso rituale può essere considerato materiale o spirituale) dell'oggetto però anche ad una liberazione delle energie in esso contenute e ad esso attribuite dall'uomo nonchè l'idea del Compimento. Battere, fendere, rompere ,spezzare sono atti forti che servono essenzialmente a liberare potenze spirituali contenute nella materia: battere il tamburo per evocare gli spiriti o lo spirito dell'animale la cui pelle tesa costituisce l'oggetto; battere gli alberi il sabato santo per stimolare le produzione della linfa che dona nuova vita al Cristo prossimo risorto( questo è un fantastico esempio dell'innesto di culti pagani col cristianesimo ; ovviamente non è un rito ufficiale) battere l'animale da sacrificare per segnare che è lui il prescelto e per toccarne l'anima, battere con il bastone il discepolo zen che si sia troppo allontanato rischiando di perdersi nella propria mente; fendere la roccia con innumerevoli solchi perc aprire passaggi, spirituali, fendere con la spada il corpo di un nemico per prenderne la vita, spezzare il pane ecc ecc .
In particolare collegherei il rompere e lo spezzare, ma anche il rovesciare, all'idea di compimento del rito. Tutti gli oggetti che sono stati coinvolti hanno esaurito la loro funzione e vengono definitivamente liberati, ma non tanto dalla loro materialità quanto dalla spiritualità o dall'idea spirituale che è tutta umana, in essi contenuta.

Lo so forse non ho espresso concetti molto semplilci, e magari in maniera non troppo chiara, ma cmi piacerebbe conoscere la vostra opinione in merito.

Milena






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Vecchio 08-July-2007
L'avatar di  Cerebia
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Bene bene, iniziamo questa interessante discussione!


Quote:
Aquamarina Visualizza Messaggio
Innanzitutto sono personalmente propensa a ritenere che la divisione rigida e oppositiva tra il materiale e l'immateriale sia frutto della nostra mentalità e non può sempre essere applicata all'uomo antico nè tantomeno all'uomo primitivo.
Concordo pieamente, certe volte siamo portati a vedere gli antichi tramite i nostri parametri mentali e quindi travisando molte cose.

Quote:
Aquamarina Visualizza Messaggio
Un oggetto infatti può ben essere ritenuto frutto dello spirito poichè esso viene prima concepito, poi realizzato attraverso l'impiego di impegno mentale ed energia reale, che resterebbero in esso come un impronta. Gli oggetti della natura poi possono riteneersi per definizione intrinsecamente sacri.
questa tua affermazione mi fa venire in mente una sorta di iperuranio platonico, in cui le idee degli oggetti sono lì e attendono di essere concretizzate!

Quote:
Aquamarina Visualizza Messaggio
Forse il culto del Sole acquista una maggiore specificità durante il Neolitico e viene sistematizzato ,ma non posso assolutamente credere che prima di tale periodo gli uomini nè si fossero accorti della sua relazione con la vita nèi rivolgessero verso quest'astro i loro pensieri più profondi.
Hai ragione a dire che sicuramente il sole era già un'entità divina prima dell'introuzione dell'agricoltura, forse non l'ho specificato nel mio post. Anch'esso era infatti legato ai culi della fertilità-fecondità.
Il culto del Sole vero e proprio come entità astratta e celeste, infatti, si pensa "codificato" alla fine del periodo Eneolitico e agli inizi dell'età del Bronzo. In questo periodo sono presenti ancora culti ctoni, che trovano la loro origine nelle costumanze dei millenni precedenti, con offerte di cibo presso le grotte e le sorgenti, dove è stato ritrovato cibo anche parzialmente combusto. Ma accanto ad essi sono presenti nuovi culti con rituali all'aria aperta e soprattuto in altura, dove la densità della materia sembra attenuarsi e che sono legati a entità divine che si masifstano con la fenomenologia atmosferica. (sto citando la mia tesi, ecco perchè sembra un libro stampato )


Quote:
Aquamarina Visualizza Messaggio
Volevo , tuttavia soprattutto condividere le mie considerazioni rigurado all' offerta "distruttiva", che dovrebbe distruggere la materialità la quale non si confà ad una divinità celeste secondo quanto espresso da Cerebia.
[...] La seconda osservazione è che offerte di carne o di vegetali non sono affatto tipiche del paleolitico, dove piuttosto ,restando nei termini proposti da Cerebia, che qui condivido in pieno,è il disegno, libero dalla materialità dell'oggetto pur rappresentandolo, ad avere un ruolo fondamentale nelle pratiche religiose e spirituali (e questo fatto è evidente).
Infatti, la rappresentazione visiva di un oggetto, che normalmente e concretamente è offerto alla divinità, è concepito come un sostituto simbolico dell'oggetto reale.

Quote:
Aquamarina Visualizza Messaggio
Riguardo al fuoco posso dire che condivido parzialmente l'affermazione secondo la quale esso libera l'essenza dell'offerta. esso però non riesce ad eliminare completamente la materialità degli oggetti ,che vengono tramite esso perlopiù trasformati.
Però il fuoco è anche uno degli elementi maggiromente sacralizzati in tutte le culture umane, poichè - a parte gli infiniti vantaggi che esso ha apportato all'uomo- è energia sottile che si esprime anche visivamente. é un'energia calda simile a quella solare, in tal senso forse a suo modo vivificatrice, per cui il passaggio dei morti nel fuoco può avere anche un significato di nuova vita oltre che uno di liberazione dell'essenza.
Su questo siamo d'accordo, infatti anche io nel mio post su AI, dicevo che la distruzione del corpo del defunto tramite il fuoco lo proiettava ad una nuova vita eterna da condividere con la divinità.... libero dalla contingenza del corpo era libero di migrare in altri luoghi!

Quote:
Aquamarina Visualizza Messaggio
Il fuoco sacro no va contaminato nè appesantito con troppa materialità . Il passaggio nel fuoco di oggetti materiali deve essere strettamente ritualizzato.
A questo proposito posso citare l'esempio dei rasoi villanoviani rinvenuti all'interno dei biconici. Bianco-Peroni ritene che quelli ritrovati incombusti e non mescolati alle ceneri del defunto (come invece il resto del corredo) fossero stati utilizzati come palette rituali per raccogliere le ceneri, ma per questo non purificate dal fuoco. All'interno del biconico questi quindi non sono mescolati alle cenere, perchè avrebbero potuto contaminare ciò che il fuoco aveva invece purificato!

Per quel che riguarda la frattura rituale, la consacrazione si attua nell'atto di spararsi da un oggeto personale o di prestigio o rituale e renderlo inutilizzabile mediante la rottura, perchè nessun altro possa utilizzarlo! La frattura rituale è considerata un'attenuazione del concetto di distruzione (sacrificio non cruento), poichè l'oggeto non è distrutto completamente, ma solo reso inutilizzabile ad altri.

Bella questa discussione! spero che avremo altri pareri!!

ciao ciao Francesca
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Vecchio 08-July-2007
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[quote]
Quote:
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questa tua affermazione mi fa venire in mente una sorta di iperuranio platonico, in cui le idee degli oggetti sono lì e attendono di essere concretizzate!




Si, è un'idea che può essere indotta dalle mie parole; in realtà io pensavo al fatto che prima di realizzare materialmente qualsiasi oggetto, esso deve venire concepito nella mente, meglio se immaginato nella sua forma compiuta e nei passaggi e gesti necessari a compierla.
Vi è anche un modo più empirico di procedere che implica la visualizzazione mentale di un oggetto finito (ispirato magari a un qualche oggetto naturale), per poi procedere empiricamente per tentativi per realizzarlo in modo che gli esperimenti stessi possano suggerire il modo di procedere e possano al contempo generare nuove idee.

Quote:
Hai ragione a dire che sicuramente il sole era già un'entità divina prima dell'introuzione dell'agricoltura, forse non l'ho specificato nel mio post. Anch'esso era infatti legato ai culi della fertilità-fecondità.
Il culto del Sole vero e proprio come entità astratta e celeste, infatti, si pensa "codificato" alla fine del periodo Eneolitico e agli inizi dell'età del Bronzo. In questo periodo sono presenti ancora culti ctoni, che trovano la loro origine nelle costumanze dei millenni precedenti, con offerte di cibo presso le grotte e le sorgenti, dove è stato ritrovato cibo anche parzialmente combusto. Ma accanto ad essi sono presenti nuovi culti con rituali all'aria aperta e soprattuto in altura, dove la densità della materia sembra attenuarsi e che sono legati a entità divine che si masifstano con la fenomenologia atmosferica. (sto citando la mia tesi, ecco perchè sembra un libro stampato )
in effetti io conosco un pò meglio la preistoria più antica per cui ti ringrazio per le precisazioni. Devi aver scritto una tesi molto interessante
Non sono sicura però che culti all'aria aperta di altura siano una totale innovazione. Ne esistono nel paleolitco ,non so però se poi vi sia stata comtinuità o la tradizione si sia interrotta per essere poi ricreata in maniera indipendente in epoche successive.



Quote:
Su questo siamo d'accordo, infatti anche io nel mio post su AI, dicevo che la distruzione del corpo del defunto tramite il fuoco lo proiettava ad una nuova vita eterna da condividere con la divinità.... libero dalla contingenza del corpo era libero di migrare in altri luoghi!
si in effetti.

Quote:
Per quel che riguarda la frattura rituale, la consacrazione si attua nell'atto di spararsi da un oggeto personale o di prestigio o rituale e renderlo inutilizzabile mediante la rottura, perchè nessun altro possa utilizzarlo! La frattura rituale è considerata un'attenuazione del concetto di distruzione (sacrificio non cruento), poichè l'oggeto non è distrutto completamente, ma solo reso inutilizzabile ad altri.
Su questo potrei portare qualche esempio, poichè gli oggetti rituali più antichi intenzionalmente fratturati sono selci e placchette paleolitiche.Però tengo queste e altre considerazioni per dopo, in attesa anch'io di avere altri pareri
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Vecchio 08-July-2007
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Quote:
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in effetti io conosco un pò meglio la preistoria più antica per cui ti ringrazio per le precisazioni. Devi aver scritto una tesi molto interessante
La mia tesi era di protostoria, più esattamene tra la fine del Bronzo e la prima età del Ferro, anch se la materia era Etruscologia.
Aveva come oggetto di studio le raffigurazioni di uccelli. In breve questi sono considerati simboli e messaggeri del Sole, hanno intime connesioni con il rituale incineratorio, con la casta guerriera e hanno assunto come ultimo significato l'ostetazione di potere a parte delle classi dirigenti, come se il loro potere giungesse direttamente dal dio, in quanto gli uccelli erano raffigurati sulle loro insegne e oggetti di prestigio.
Quindi, per scrivere la parte introduttiva ho dovuto studiare molto le origini e gli aspetti dei culti e rituali a loro connessi.

Quote:
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Non sono sicura però che culti all'aria aperta di altura siano una totale innovazione. Ne esistono nel paleolitco ,non so però se poi vi sia stata comtinuità o la tradizione si sia interrotta per essere poi ricreata in maniera indipendente in epoche successive.


Su questo non posso esserti utile, ma probabilmente il donare sulle alture paleolitico deve aver lasciato una sorta di traccia culturale, che sopita a lungo è poi riapparsa con un altro significato!

ciao ciao
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Vecchio 08-July-2007
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Secondo me non è così scontato che le prime popolazioni siano state legate alla terra mentre i neolitici ai fenomeni celesti.
Anzi, alcuni studiosi, come De Santillana fanno risalire il culto celeste ai primordi dell'umanità. Anche dell'arte paleolitica è stata data una interpretazione stellare, in verità non so quanto fondata, da Frank Edge.
A mio parere questa distinzione cielo-terra non trova riscontri nelle tradizioni dei popoli antichi, in cui il creato era tutt'uno, quello che avveniva in primis in cielo si trasmetteva poi sulla terra. Un sorta di "Come sopra così sotto" dei testi ermetici.

Riguardo la rottura degli oggetti sacri mi è venuta in mente l'idea che tale pratica potesse permettere all'essenza dell'oggetto di liberarsi dalla materia per raggiungere la divinità. Una specie di anima che si libera dal corpo...
Però non saprei quanto può essere vero, è solo una mia idea.

Ciao
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Vecchio 08-July-2007
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Predefinito Armi rese inutilizzabili o spezzate

Un caso più tardo di distruzione, rottura o di rendere inutilizzabili gli oggetti è quello delle armi (ad esempio celtiche) spezzate, piegate o gettate in un corso d'acqua o in uno stagno o lago al momento della morte del proprietario. Questo però dovrebbe essere non tanto in relazione col divino quento con la possibilità di appropriarsi della forza del defunto prendendone le armi (Penso anche all'armatura di Achille usata da Patroco e presa da Ettore ed i pasticci che ne sono conseguiti!)
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Vecchio 08-July-2007
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Mi viene in mente che le plachette di piombo dei Cavalieri Danubiani venivano cerimonialmente piegate. Ma qui siamo nel III secol d. C.!
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Vecchio 08-July-2007
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Molto interessante, Cerebia la questione degli uccelli! Anch'io ne ho dovuto parlare nella mia tesi poichè essi compaiono relativamente spesso nell'arte paleolitica italiana dove vi sono anche ,tra l'altro, uomini a testa di uccello.

Magari sarebbe bello scambiarsi le tesi potremmo colmare reciprocamente ti il periodo più antico ,io quello più recente.

Per Claudio:
credo che i "sacrificio" degli oggetti dei defunti non sia tanto legato al fatto che essi potessero usarli in un altra vita dopo la morte, idea che del resto non è esclusa, ma proprio alla concezione che un oggetto costantemente usato da una persone ne prende un pò dell'essenza . Gli oggetti personali gioioelli ed armi sono forse visti come un attributo del defunto che non può essere separato da esso.

Invece l'uso di offrire armi negli specchi d'acquae nelle torbiere oltre ad assumere un "valore sacrificale" diverso può anche farci riflettere su quanto le armi fossero ritenute "animate", fatto già attestato nella letteratura vicino orientale( la lancia di Ningirsu- Ninurta) ma ampiamente diffuso nel medioevo nostrano e in oriente.
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Vecchio 08-July-2007
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Gli oggetti personali gioioelli ed armi sono forse visti come un attributo del defunto che non può essere separato da esso.
Lo penso anch'io; direi che non deve essere separato

Quote:
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Invece l'uso di offrire armi negli specchi d'acquae nelle torbiere oltre ad assumere un "valore sacrificale" diverso può anche farci riflettere su quanto le armi fossero ritenute "animate", fatto già attestato nella letteratura vicino orientale( la lancia di Ningirsu- Ninurta) ma ampiamente diffuso nel medioevo nostrano e in oriente.
Le spade medioevali hanno un nome proprio, e se non erro anche quelle giapponesi.
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Vecchio 09-July-2007
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Nella Grotta delle Veneri di Parabita (Puglia) sono state rinvenute molte placchette decorate con disegni geometrici e intrise d'ocra; molte intenzionalmente spezzate. In tal caso lo spezzare pare finalizzato proprio alla rottura del disegno che doveva essere considerato l'elemento sacralizzante.
Io le ho interpretate come una sorta di mandala(spiegare il come e perchè verrebbe un pò lunghetto, magari se vi può interessare anche se un po ot) e dunque una volta esaurita la funzione venivano rese inutilizzabili( come del resto alcune volte anche il mandala tibetano è disegnato con sabbia o pietrine in modo che possa essere subito distrutto).

Invece vi sono alcune pietre lavorate al Riparo Tagliente in Veneto che recano tracce di disegni sul cosrtice. Il disegno, a volte anche figure animali, in tal caso doveva far parte del procedimento di scheggiatura, come atto preliminare e veniva distrutto durante la fase di lavorazione vera e propria dello strumento che però aveva già ricevuto quell' impronta sacralizzante
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Vecchio 09-July-2007
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Questa mattina non lavoro, quindi posso rispondere subito ed è quello che farò!!

Quote:
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Molto interessante, Cerebia la questione degli uccelli! Anch'io ne ho dovuto parlare nella mia tesi poichè essi compaiono relativamente spesso nell'arte paleolitica italiana dove vi sono anche ,tra l'altro, uomini a testa di uccello.

Magari sarebbe bello scambiarsi le tesi potremmo colmare reciprocamente ti il periodo più antico ,io quello più recente.
Beh, si potrebbe fare... è un po' lunghetta, ed infatti l'ho prestata ad un mio amico e per mesi non l'ho sentito... ho pensato che fosse morto di noia ed invece l'ha trovata interessante... casomai ne parliamo in privato!

Quote:
ShemsuHor Visualizza Messaggio
Secondo me non è così scontato che le prime popolazioni siano state legate alla terra mentre i neolitici ai fenomeni celesti.
Anzi, alcuni studiosi, come De Santillana fanno risalire il culto celeste ai primordi dell'umanità. Anche dell'arte paleolitica è stata data una interpretazione stellare, in verità non so quanto fondata, da Frank Edge.
A mio parere questa distinzione cielo-terra non trova riscontri nelle tradizioni dei popoli antichi, in cui il creato era tutt'uno, quello che avveniva in primis in cielo si trasmetteva poi sulla terra. Un sorta di "Come sopra così sotto" dei testi ermetici.
Ciao ShemsuHor, quello che dici è vero ma il concetto di creato è un'idea molto posteriore rispetto all'età del Bronzo o al Paleolitico, possiamo dire che sia un ulteriore sviluppo intellettuale! E poi il cielo è "firmamentum" qualcosa di immobile, mentre la terra per esperienza umana è piena di ambiamenti e scovolgimenti, quindi poi tanta similitudine non c'è!

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ShemsuHor Visualizza Messaggio
Riguardo la rottura degli oggetti sacri mi è venuta in mente l'idea che tale pratica potesse permettere all'essenza dell'oggetto di liberarsi dalla materia per raggiungere la divinità. Una specie di anima che si libera dal corpo...
Però non saprei quanto può essere vero, è solo una mia idea.
Su questo siamo d'accordo! Ma questa pratica era lecita anche per oggetti non sacri che diventavano tali solo dopo la frattura!

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dceg Visualizza Messaggio
Un caso più tardo di distruzione, rottura o di rendere inutilizzabili gli oggetti è quello delle armi (ad esempio celtiche) spezzate, piegate o gettate in un corso d'acqua o in uno stagno o lago al momento della morte del proprietario. Questo però dovrebbe essere non tanto in relazione col divino quento con la possibilità di appropriarsi della forza del defunto prendendone le armi (Penso anche all'armatura di Achille usata da Patroco e presa da Ettore ed i pasticci che ne sono conseguiti!)

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Aquamarina Visualizza Messaggio
Invece l'uso di offrire armi negli specchi d'acquae nelle torbiere oltre ad assumere un "valore sacrificale" diverso può anche farci riflettere su quanto le armi fossero ritenute "animate", fatto già attestato nella letteratura vicino orientale( la lancia di Ningirsu- Ninurta) ma ampiamente diffuso nel medioevo nostrano e in oriente.
L'uso di deporre le armi so che è attestato fin dal Neolitico, per quel che riguarda l'Europa.
E non solo spade celtiche, ci sono esempi anche per l'Italia centrale (in Valdichiana, o in Abruzzo) e sono spade di fattura italica, in epoca protostorica. L'uso di deporre le armi nell'acqua o nelle torbiere o paludi era legato alle divinità acquatiche che erano fatte oggetto dell'offerta e quando le spade non erano una produzione del luogo in cui erano deposte, si ritiene fossero bottini di guerra... specialmente quelle dei capi! Questi ricoprivano nel rapporto con la divinità un posto privilegiato, in quanto con la loro opera di guerra (di saccheggio o conquista!) contribuivano al "benessere" della comunità.

Quote:
dceg Visualizza Messaggio
Mi viene in mente che le plachette di piombo dei Cavalieri Danubiani venivano cerimonialmente piegate. Ma qui siamo nel III secol d. C.!
A questo proposito, ti posso citare un'ipotesi di Domanico e Frontini, secondo cui la mitica Excalibur (riconsegnata alla Dama del Lago alla morte di Re Artù)altro non fosse che la reminiscenza celtica di culti di età gallo-romana che avrebbero affondato le loro radici in culti e rituali di epoche protostoriche!

ciao ciao
__________________
carpe diem... perchè panta rei!
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Vecchio 10-July-2007