 |  |  |  | | Storia dell'Arte. Forum Generico In questa sezione confluiscono le discussioni di storia dell'arte che non possono essere comprese nelle categorie sottostanti |  | | 
03-July-2009
| | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Jul 2009 | | Il cielo negli affreschi dell'alto medioevo... Salute a tutti gli utenti del forum.
Ho un quesito che mi assilla e mi tortura... Un po ovunque si parli d'arte spunta fuori Giotto di Bondone. Cosa che di per se mi da un po noia, visto che si attribuisce ad un solo nome una serie di rivoluzioni o innovazioni che probabilmente appartengono ad un gruppo di artisti, se non sono proprio l'espressione di un'epoca.
Giusto qualche minuto fa mi è capitato sotto agli occhi un paragrafo in cui si attribuisce al solito magoG "il primo cielo realizzato in un affresco", nelle storie di S.Francesco ad Assisi.
Ebbene, senza nulla togliere al citato magoG, nel transetto della medesima chiesa è un grande affresco con una vistosissima crocifissione, estremamente espressiva, per quel che ne rimane. Questa crocifissione ha un bel fondo blu, ed è dipinta da un certo Cimabue, di almeno vent'anni più anziano di Giotto, qualche anno prima che Giotto (si dice) dipingesse le storie del Santo. Nell'abside della medesima chiesa sono dipinte diverse scene, tutte dotate di cielo, spesso anche di un bell'azzurro, non blu.
Sto sbagliando (o male interpretando) qualcosa o la critica ignora sfacciatamente questo fatto pur di attribuire esclusivamente a Giotto un percorso che probabilmente ha fatto assieme ad altri (oltre a Cimabue i vari Torriti, Cavallini, i cento anonimi che hanno lavorato con loro...)?
(Spero di non sembrare polemico e fastidioso, il mio tono vuol'essere scherzoso  ) | 
03-July-2009
| | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | Molto rapidamente: Si ritiene che Cimabue sia stato maestro di Giotto, la leggenda narra appunto che Giotto venne "scoperto" da Cimabue. Comunque il cielo blu si trova certamente nelle opere di Cimabue come in quelle di Giotto. Ritengo sia poco saggio voler considerare un artista non inserendolo nel suo tempo e nell'ambito dei suoi contemporanei, tanto più che non tutte le attribuzioni a Giotto sono indiscusse, come anche risulta dalla recente polemica tra le autorità ecclesiastiche e Dario Fo. Forse si tratta di un mal vezzo o del bisogno di sensazione che porta a ridurre processi artistici, evoluzioni stilistiche, innovazioni ecc. ad un unico personaggio, che forse riassume e esprime nel modo più valido e apprezzabile processi di cui è stato partecipe assieme ad altri.
Proprio una settimana fa ero a Colmar dove ho visto, nuovamente, la Madonna del roseto di Martin Schongauer ed anche alcune riproduzioni di sue stampe, e questo mi ha indotto a guardare un po' in giro, sfogliando tra l'altro libri e cataloghi: malgrado ci sia una notevole distanza geografica e si tratti di ambiti culturali parzialmente diversi lo "spirito" di Schongauer e di Dürer, per fare un altro nome importante, nasce e cresce in un'atmosfera comune, cui partecipano anche altri artisti. Qualche giorno dopo ero a Friburgo in Brisgovia, dove ho rivisto nella Cattedrale l'altare di Hans Baldung Grien, e lo spirito comune alla Madonna di Colmar era più che evidente. E ritengo questo valga anche per altri autori e tempi. Non a caso la mostra sui paesaggi di van Gogh, che ho visitato a Basilea un mese fa, mette le opere del pittore olandese in relazione a quelle di altri pittori a lui contemporanei o che si possono collegare a lui in altra maniera. Certo i grandi artisti sono "unici", ma non scaturiscono dal nulla, anzi! Questo discorso vale non solo per le arti figurative, ma anche, ad esempio, per la musica e non soloper essa.
Ultima Modifica di dceg : 03-July-2009 23:20.
| 
04-July-2009
|  | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Aug 2008 | | La tua domanda è molto interessante, Notte.
A prescindere dal rapporto fra Giotto di Bondone e Cimabue (Cenni di Pepi), esistono rappresentazioni del cielo in affreschi risalenti ad almeno due secoli prima.
A Capua, nell'abbazia di Sant'Angelo in Formis ne troviamo un chiaro esempio negli affreschi dell'abside, benchè siano molto rovinati. Essi risalgono a prima del 1087, e lo stile è una interpretazione della pittura bizantina. Abbazia di Sant'Angelo in Formis - Wikipedia
(l'immagine del pantocreator fa parte dell'abside e mostra una parte del cielo, in realtà molto più grande.)
Quì invece l'affresco absidiale si vede per intero (quinta foto): La basilica benedettina di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo in Formis
Certo, lo stile non è quello di Giotto. Le figure sono statiche e "schematiche", ma il cielo è rappresentato.
Spero di esserti stato d'aiuto.
Saluti a tutti. | 
08-July-2009
|  | Utente attivo | | Data Registrazione: Mar 2009 | | Quote: dceg tanto più che non tutte le attribuzioni a Giotto sono indiscusse, come anche risulta dalla recente polemica tra le autorità ecclesiastiche e Dario Fo. | Scusa la curiosità ma di che si tratta? non ne sapevo niente... | 
08-July-2009
| | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | | 
10-July-2009
|  | Utente attivo | | Data Registrazione: Mar 2009 | | Sono andato a vedere Dario Fo, ieri sera, DARIO FO IN "GIOTTO": UNA LEZIONE SPETTACOLO A FIRENZE IN PIAZZA SANTA CROCE L'8 E 9 LUGLIO | Il blog di Dario Fo - Teatro, commedia, satira, politica, personalmente rimasi molto sorpreso dal Nobel che gli è stato conferito, però è innegabile la sua forza e la sua capacità comunicativa.
Nonostante una serata stranamente fredda e un pubblico non così numeroso come mi sarei aspettato devo dire chè è stato veramente coinvolgente.
Lo spettacolo trattava la parte della maturità di Giotto, la cappella degli Scrovegni e le opere in Santa Croce, mentre la parte incriminata su Assisi è stata pensata come spettacolo a sè e forse verrà proposto a fine estate.
Chiaramente lo spettacolo faceva da cornice alla presentazione della pubblicazione su Giotto, per l'ennesima carenza di fondi non l'ho potuta acquistare, ma, data le premesse, credo veramente che cercherò di procurarmene una copia. Per quanto posso dire da profano mi sembra molto apprezzabile il tentativo di far riemergere la figura dell'artista e aspetti lasciati in secondo piano da una critica che non voleva sminuirlo. | 
10-July-2009
|  | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | Quote: Gibo ...personalmente rimasi molto sorpreso dal Nobel che gli è stato conferito, però è innegabile la sua forza e la sua capacità comunicativa. | Questa affermazione la si trova sulla bocca di molti, la maggior parte dei quali non ha mai letto una riga di quello che ha scritto Dario Fo. Una ragazza che seguiva un corso di lingua insieme a me (simpatizzante di destra), era convintissima che il Nobel a lui fosse immeritato. Alla domanda: "hai letto qualcosa di Fo?" è ammutolita. Come si fanno a giudicare gli scritti di una persona senza averli letti? Solo perché non ci è simpatica la persona in questione non possiamo dire che non sia un uomo o una donna di cultura. Ho letto recentemente di Fo "Morte accidentale di un anarchico", che non è neanche considerata la sua opera migliore, e devo dire che il Nobel gli è andato di diritto. La sua ironia è gaudente e sagace nello stesso tempo, colpisce nel segno e mette a nudo le piccolezze umane. L'ho apprezzato più de "Il tamburo di latta" di Grass, sebbene la letteratura tedesca mi abbia sempre affascinato assai più di quella nostrana.
Tornando alla questione di Giotto, il problema dell'età messo in campo da Fo non mi convince, basti pensare che Michelangelo a 25 anni venne chiamato a scolpire la Pietà dal Papa; a quell'epoca avere 25 anni significava averne 40 di oggi. Inoltre si incominciava generalmente molto presto ad andare a bottega, verso i 14-16 anni, perciò a 25 si avevano già almeno 10 anni di esperienza. Più complessa invece la tesi sulla possibile attribuzione a Cavallini dei dipinti, che lessi su un articolo, e che onestamente mi convince abbastanza. Personalmente ritengo che la commissione potesse essere stata affidata a Cavallini, ma che il pittore chiamò ad aiutarlo Giotto (oltre ad altri allievi). Cosa non inusuale al tempo, pensate che Borromini lavorò per il Bernini quale primo assistente, e Bernini gli lasciò ampio spazio, anche per i disegni e la progettazione. Probabilmente qualcosa del genere dovette accadere anche ad Assisi, con Cavallini responsabile e Giotto primo assistente. | 
10-July-2009
| | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | Quote: leda Cosa non inusuale al tempo, | Tutt'altro e comunque anche ad esempio nel caso Giorgione - Tiziano (entrambi allievi di Giovanni Bellini) vi sono attribuzioni dubbie! | 
11-July-2009
|  | Utente attivo | | Data Registrazione: Mar 2009 | | Quote: leda Questa affermazione la si trova sulla bocca di molti, la maggior parte dei quali non ha mai letto una riga di quello che ha scritto Dario Fo. |
Leda, perdonami, mi rendo conto di essermi espresso malissimo (anche se la tua indignazione è un po' forte, la condivido in pieno), io non metto in dubbio il suo autentico valore, almeno non ora a distanza di anni, anzi (non avrei pagato un biglietto per andarlo a vedere, nè avrei suggerito l'acquisto di un suo libro, credimi non ho di questi masochismi  ). Quello che volevo intendere è che non mi aspettavo che un autore come lui potesse essere apprezzato all'estero e capito, soprattutto riguardo al suo lavoro linguistico(per questo spettacolo ha ricreato un "umbro" dell'epoca partendo dalla lettura di Iacopone da Todi, a mio avviso meno efficace del suo meraviglioso lombardo trecentesco).
Onestamente ero un bel po' più piccolo all'epoca (anche per questo la sorpresa: a dieci anni non avevo letto nè Fo nè Grass, e lo conoscevo per "Mistero Buffo" e per qualche apparizione televisiva, perdonami la scarsa precocità  ) se non mi ricordo male qualche giornalista provò a intavolare una polemica tra gli italiani che potevano aspirare al premio (mi pare che l'altro fosse Luzi, ma correggetemi se sbaglio), voi ricordate qualcosa?
Per quello che dici sull'età è vero, non può essere un indizio certo per la non attribuzione, quanto più della non completa attribuzione. | 
12-July-2009
|  | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | Ah, scusa tu Gibo, allora. Non avevo capito il senso della tua frase. Non ti preoccupare, neanche io a 10 anni Fo e Grass li conoscevo!  Comunque sappi che il teatro di Fo è recitato praticamente in mezza Europa, mentre il vero problema è che siamo noi italiani a non conoscerlo affatto (mi metto anche io nel novero, perché, pur amando il teatro, non ho quasi mai occasione di andare a vedere gli spettacoli, un po' per pigrizia, un po' perché non trovo spesso chi mi ci voglia accompagnare)  .
Per la polemica su Luzi, ho trovato questo articolo, molto interessante: da notare che 4 anni dopo di esso Fo riceverà il Nobel: DANTE SENZA NOBEL - Repubblica.it » Ricerca
Per tornare al topic, che Giotto abbia dipinto il primo cielo in un affresco, denota scarsa conoscenza non solo della pittura medievale, ma anche di quella antica: un raffigurazione del cielo (azzurro, con uccelli che svolazzano) è presente già in alcune pitture romane, come quella famosa nella villa di Livia ad gallinas albas (quella di prima porta per intenderci)! | 
12-July-2009
| | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | Quote: leda Per tornare al topic, che Giotto abbia dipinto il primo cielo in un affresco, denota scarsa conoscenza non solo della pittura medievale, ma anche di quella antica: un raffigurazione del cielo (azzurro, con uccelli che svolazzano) è presente già in alcune pitture romane, come quella famosa nella villa di Livia ad gallinas albas (quella di prima porta per intenderci)! | Anche a Pompei i cieli sono azzurri! Vero è che nel Trecento non si conoscevano.
Quel che si voleva forse dire di Giotto è che fu lui ad usare, non per primo di certo, ma forse più di frequente dei suoi predecessori e di alcuni contemporanei cieli "naturalistici" azzurrri in contrapposizione dei cieli, o meglio degli sfondi, di oro.
Queste discussioni però su chi sia stato "il primo" tendono a restare sterili, più sensazionaliste che altro (segno dei tempi!). Molto più interessante sarebbe il discorso sull'evoluzione dei modi pittorici, sul significato che essi prendono, sui legami che ci sono con altre forme di arte e cultura (che rapporto vi è tra il rinnovo della pittura che riassumiamo sotto il nome di Giotto, le sue attività di architetto ed ad esempio la musica di quel tempo, l'Ars Nova o la letteratura, Dante in primis, tanto per buttar giù due osservazioni? Che rapporto vi è inoltre con i cambiamnti sociali ed economici dell'epoca? Questi sono per me quesiti importanti, non se Giotto sia arrivato per primo o secondo ad un pseudo traguardo.) | 
12-July-2009
|  | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | Sì, ti quoto in pieno Claudio. Evidentemente si voleva dire che Giotto fu il primo ad usare questi cieli in maniera sistematica. Probabilmente però il cielo era già usato, sia pure in misura minore, in epoca precedente, mi sembra infatti di ricordare che qualche cielo (sia pure non così vasto come quelli di Giotto) appaia già nella basilica inferiore di San Clemente, dove gli affreschi sono datati all'XI secolo. Ad esempio qui ci dovrebbe essere un abbozzo di cielo (ma non riesco a caricare il video del sito, dove forse si vede meglio): Basilica San Clemente Roma
Un processo comunque che deve essere stato compiuto a poco a poco e solo con gli affreschi della basilica di Assisi trovò al sua forma più compiuta. | 
12-July-2009
| | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | Credo inoltre che bisogni distinguere tra le rappresentazioni naturalistiche, paesaggistiche, come anche quella di S.Clemente e quelle "ieratiche" simboliche in cui appunto più che di cielo si dovrebbe parlare di sfondo, e n cui l'oro conferisce una dimensione diversa. Te l'immagini, leda, la Crocifissione di Masaccio http://www.wga.hu/art/m/masaccio/pisa/crucifix.jpg
con un cielo azzurro? - È proprio l'oro che traspone il tutto in una dimensione diversa, drammatica e sacra.
Inoltre vi era, pare, un problema tecnico: il pigmento azzurro (azzurro ultramarino, lapis lazuli) era costosissimo, più dell'oro. Potè quindi venir utilizzato ampiamente solo quando le disponibilità economiche lo permireso!
Ultima Modifica di dceg : 12-July-2009 15:39.
| 
12-July-2009
|  | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | Sì, so che il lapislazzulo era molto costoso, ce ne parlarono a lezione di critica d'arte. Però non credo che il cielo che si vede a S. Clemente sia fatto con il lapislazzulo. Comunque hai ragione, l'oro aveva una ben precisa funzione, in effetti penso che l'uso dei cieli divenne frequente e comune quando l'influsso bizantino si andò attenuando e, con esso, la visione ieratica - prettamente sacrale - delle figure religiose. Infatti nelle storie San Francesco non ha più molto, direi nulla, del santo tradizionale fino ad allora rappresentato, è invece perfettamente calato in un contesto per così dire popolare. Forse questo è dovuto anche al fatto che l'artista voleva in queste storie mettere in evidenza come la vita di Francesco fosse stata conforme a quella di Gesù, dunque il suo interesse era più verso i fatti materiali che l'aspetto spirituale. Qui si evince dunque la differenza tra arte sacra (intendo con sacra quella basata su una ben precisa tradizione e determinati canoni che servivano a rendere visibile l'invisibile) e religiosa (calata in un contesto naturalistico, ripreso dal classico, a cui Giotto fu uno dei primi a guardare, come è stato evidenziato anche nella mostra che gli è stata dedicata a Roma) che ad Assisi si fa sentire. Non a caso Giotto viene indicato come l'iniziatore dell'arte moderna (che ormai sarà solo arte religiosa e non più sacra) proprio per questo. Cosa che faceva gridare allo scandalo il mio prof. di arte bizantina, per il quale la vera arte era solo quella sacra (bizantina, oppure orientale, come l'indiana o la buddista pre-ellenistica ecc.) mentre tutto il resto era da buttare, perché volgare arte religiosa.
Sulla basilica di Assisi c'è un bel libro edito da Scala: "La Basilica Di San Francesco di Assisi", a cura di Elvio Lunghi. Il testo è esauriente e le immagini sono molto belle, l'archivio Scala infatti è ben fornito. | 
12-July-2009
| | AI Storia Senatus | | Data Registrazione: May 2007 | | Siamo perfettamente d'accordo! S. Francesco è un santo "terreno" non "sacro" | | Strumenti Discussione | | | | Modalità Visualizzazione | Modalità lineare |
Regole di scrittura
| Tu non puoi inserire messaggi Tu non puoi rispondere ai messaggi Tu non puoi inviare allegati Tu non puoi modificare i tuoi messaggi Il codice HTML è Disattivato | | | | Archeologia Italiana - 1998-2009 - Copyright. Tutti i diritti riservati InPictura di Ivan Boni - PIVA 03045520362 |
Tutti gli Orari sono GMT +2. Attualmente sono le 06:30. SEO by vBSEO 3.3.2 | |  |  |  |  | |