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| Storia Contemporanea. Sezione Generica La storia dal Congresso di Vienna ai giorni nostri. Indicativamente dal XIX secolo ai giorni nostri. Nella sezione generica inserite quegli argomenti non compresi nelle eventuali sotto-sezioni. |
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17-October-2007
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Nuovo Utente
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Storia donne afghane
Ho letto "Mille spelendidi soli" di Hosseini e sono rimasto molto sconcertato su come le leggi dei talebani e quasi trent'anni di guerra abbiano segnato profondamente la popolazione Afghana , ma soprattutto mi ha colpito l'anninetamento totale della "donna" nei paesi fondamentalisti islamici.
Vorrei sapere cosa ne pensate.
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18-October-2007
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Amministratore AI
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Ciao Yoghi e benvenuto sul forum.
In quale epoca è ambientato il romanzo, si tratta di un romanzo storico vero?
Ivan
Ultima Modifica di astracedi : 18-October-2007 20:23.
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18-October-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jun 2007
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Per quanto ho capito dal libro il burqa è una tradizione islamica radicata soprattutto nelle campagne, mentre nelle città, e soprattutto nella capitale, l'uso era praticamente scomparso o quasi già verso la fine degli anni anni. L'ascesa al potere del comunismo e poi dei talebani ne ha fatto un obbligo in tutto il paese come forma di schiavitù della donna nei confronti non solo del marito ma dell'intera società che probabilmente le considera importanti solo per la "riproduzione della specie" e per null'altro. L'assurdo è che ora (ma forse finchè il fondamentalismo non tornerà ad essere relegato a soli pochi soggetti) quando rimangono vedove non possono in nessun modo lavorare per garantirsi una vita decorosa per sè e per i propri figli!!!!!!!!!!!!!!!!
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18-October-2007
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Amministratore AI
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Sei sicuro che fosse il comunismo ad imporre il burqa? Mi sembra molto strano, so che non erano direttamente i russi a governare l'Afghanistan (correggetemi se sbaglio) durante l'occupazione, ma un governo fedele a Mosca, composto però da afghani.
Il comunismo in sè è ateo e non concepisce l'intromissione di una etica e morale religiosa all'interno della società.
Non sono molto informato sull'Afghanistan, però so che dopo la "liberazione" molte di queste consuetudini non sono state eradicate, anzi, nonostante leggi più "libertarie" imposte nella nuova costituzione, la popolazione, e le donne stesse (non tutte ovviamente) si rifiutavano di abbandonare l'uso del burqa, ma e qui ti do ragione, probabilmente perché la loro società le avrebbe comunque discriminate, anche con le nuove leggi e senza i taleban.
Comunque anche in Europa si è cominciati a concedere maggiori libertà alle donne, proprio quando l'influenza del cattolicesimo ha cominciato a ridimensionarsi.
Conquiste di civilità quali il divorzio, il suffragio universale, l'aborto (il diritto ad abortire) sono state ottenute per merito del pensiero laico innanzitutto.
Sentivo poi di nuove leggi che sono state approvate in Iran, dove vengono permessi ora i matrimoni a termine. Tu ti sposi e nel contratto di matrimonio indichi quando dovrà scadere l'unione, si possono fare addirittura per poche ore o pochi giorni-mesi.
E' un provvedimento che se pur discutibile, permette almeno alle donne di vedersi riconosciuti alcuni diritti ... nell'islamista per eccezione Iran è davvero una cosa curiosa.
Ivan
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18-October-2007
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AI Storia Senatus
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Chiedo scusa ad Ivan... Volevo quotare un brano da un suo intervento e invece sono finito per modificarlo, inserendo il mio intervento.
(Non so neanche come ho fatto... Forse ho erronemente cliccato su modifica invece che su quota).
Sei in grado di recuperare quanto da te scritto?
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18-October-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Giusto per avere una continuità nella sequenza dei post copio qui di seguito il mio precedente intervento.
Per quanto ne so io l'Afghanistan è, da sempre, un paese molto tradizionalista per quanto riguarda la religione, anche e forse soprattutto nei suoi aspetti più "formali". In questo sicuramente favorita dal continuità secolare se non millenaria di un'organizzazione sociale di tipo tribale, a dispetto dei vari regimi monarchici che si sono succeduti. In effetti fu per primo lo Sha Amanullah che, negli anni venti, decise di abolire lo "chaduri" (o shador, da intendersi il velo totale che oggi viene indicato col nome di burka), insieme a svariate altre iniziative che miravano ad un drastico ammodernamento del Paese. Purtroppo le riforme vennero attuate con eccessiva fretta e autoritarismo, inimicandosi la tradizionalista popolazione. In seguito ad una delle tante rivolte intestine (e con l'aiuto degli inglesi) Amanullah venne destituito, dall'ennesimo signorotto tribale...
Per quanto ne so neanche il relativamente moderno del principe Daud – che nel 1973, con un colpo di stato militare proclamò la repubblica, con un governo semi-dittatoriale non allineato – aveva mai abolito per legge il burka. Io ho qui sotto gli occhi una vecchia rivista, del 1975, che mostra diverse fotografie di donne invariabilmente coperte dal velo. La crisi repubblicana che, nel '79 portò all'invasione sovietica probabilmente non aveva molto cambiato le cose. Immagino che durante il gorverno Daud e quello fantoccio filosovietico, la condizione femminile abbia avuto una qualche evoluzione, almeno nelle città principali, ma non tale da incidere sulle immutabili abitudini della vita tribale.
E non si può nemmeno generalizzare dicendo che la resistenza antisovietica, che indubbiamente ha avuto anche caratteristiche di tipo religioso, abbia sempre inasprito il fondamentalismo. Infatti nel nord, dove il generale Mossud (di stirpe tagika) aveva ottenuto le più importanti vittorie sui sovietici, riuscendo ad avere un vero controllo politico su un territorio vasto ed importante, la condizione femminile era una delle più "Liberali" del paese.
Difatti la successiva guerra civile che portò al poteri i Talebani (un piccolo gruppo di etnia Pashtun) può essere visto sia come guerra tribale (coinvolgendo, sia pure a grandi linee, tagiki da una parte e pashtun dall'altra) e, in misura minore una guerra ideologico-religiosa, tra due visioni leggermente (e sottolineo leggermente) diverse, soprattutto: più fondamentalista e tradizionalista l'una, leggermente più aperta e pragmatica l'altra.
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18-October-2007
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Amministratore AI
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Quote:
astracedi
Chiedo scusa ad Ivan... Volevo quotare un brano da un suo intervento e invece sono finito per modificarlo, inserendo il mio intervento.
(Non so neanche come ho fatto... Forse ho erronemente cliccato su modifica invece che su quota).
Sei in grado di recuperare quanto da te scritto?
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ehm no... ma non era importante, si trattava più che altro di un benvenuto a yoghi, ora lo riscrivo per sommi capi
Distanzio i pulsanti anche qui come su AI... quello della modifica è un problema che capitava anche a me come ben sai
ciao
Ivan
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18-October-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jun 2007
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Beh probabilmente il governo filosovietico ha introdotto parecchie libertà che prima le donne non avevano come l'istruzione o la possibilità di sposarsi almeno al compimento dei 16-17 anni. Il "peggio" è arrivato dopo, con i mujaidin e poi con i talebani e i vari signori della guerra. So per certo che, ad esempio, la testimonza di una donna in un tribunale ha valore solo come mezza testimonianza (e quindi per avere conferma delle proprie denuncie ha bisogno di un' altra donna) mentre quella di un uomo è ritentua veritiera al 100%. Mi sembra decisamente una forzatura e una cosa ingiusta non riuscendo a comprendere una così accentuata discriminazione.
Su fatto che poi le donne, almeno alcune, abbiano deciso spontanemante di nascondersi sotto il burka non ho nulla da dire se non che lo condivido. Ma forse è meglio il burka che morire a seguito di un pestaggio!!!!
Rispondento poi ad Ivan dove parla dell'influenza del cristianesimo e del ruolo di segregazione delle donne. Secondo me il cristianesimo non ha mai imposto un annientamento così totale dell'identità femminile visto che tanti ente congregazioni ecclesiastiche hanno come scopo l'aiuto e il sostegno dei più poveri comprese le vedove!!!!!! Ricordo ancora che da secoli esistono gli ordini religiosi femminili e non dimenticare che una delle icone più evocate della cristianità è Maria la madre di Gesù. La società può aver messo da parte le donne considerandole solo merce di scambio per allenze politiche tra le casate monarchiche ma la chiesa non mi pare le abbia mai completamente abbandonate e ridotte schiave di un'idea di inferiorità.
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19-October-2007
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Beh non sono d'accordo con te sull'ultimo punto.
La tradizione giudaico-cristiana si rifà ad un modello di donna che è per sua stessa natura, direi quasi ontologicamente, soggiogata all'uomo; la donna nasce da una costola dell'uomo adamitico e per sua soddisfazione.
La figura di Maria è poi per me l'eredità di culti che appartengono ad altre sfere di influenza (per lo più "pagane"), il culto di Iside ad esempio che era molto diffuso anche all'interno della stessa Roma.
E' vero che il culto di Maria è molto antico e c'entra pienamente con il cristianesimo delle origini, ma dal terzo secolo in poi innegabilmente il "divine feminine" pagano è stato fatto confluire, diciamo così, nel culto mariano; un modo per appropriarsi e distruggere dall'interno i culti della paganità.
Ci sono però punti della dottrina cristiana che confluiscono poi nella morale e nell'etica cristiana che svalutano il ruolo della donna.
Non parlo di discriminazioni al livello di quelle afghane o di altre culture, ma di svalutazione del ruolo della donna all'interno della società, intendo come parte attiva, che vada al di fuori del ruolo all'interno della famiglia.
Ma sto portando la discussione fuori dai binari e mi scuso
Trovo interessante però quello che hai scritto quando parli del valore della testimonianza della donna all'interno dei tribunali. Non sapevo che di fronte alla giustizia afghana la parola di una donna avesse meno valore di quella di un uomo  ... evidentemente le nostre culture sono molto distanti ed è davvero difficile per noi immedesimarci nelle loro vite.
Forse hai ragione... alla fine è meglio un burka di fronte all'onta del linciaggio o di una discriminazione che forse facciamo fatica ad immaginare.
Spero che le cose migliorino anche per loro, per quanto davvero sia una situazione molto difficile... del resto tocca alle donne reagire e fare valere la propria opinione, in Afghanistan, come qui in Italia
Ciao
Ivan
PS.
Ma sei un uomo o una donna? mi riesce difficile immaginare tutto questo fervore da parte di un uomo 
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19-October-2007
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Utente attivo
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L'idea di segregazione della donna è una degenarazione dell'idea di "protezione" della stessa in quanto generatrice ed educatrice dei figli. In questo senso anche nelle società patriarcali la donna è un perno. Non dimentichiamoci poi che sono le stesse donne ad accettare in cuor loro certe cose e a tramandarle ai figli e alle figlie.......e non solo perchè vengono costrette.
Certo ripeto in Afganistan è tutto degenrato, però anche nudità femminili ovunque, donne-oggetto tutta carne e niente cervello rappresentano una degenerazione.
Questo a livello generale: Mi piacerebbe sapere, più in particolare, se vlo sapete, qual'è il ruolo e i diritti della donna all'interno della famiglia, e come viene trattata in seno ad essa.
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19-October-2007
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Nuovo Utente
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 Donna.
Per quanto riguarda la nudità concordo con te Acquamarina e penso che sia un bello schifo che lo stereotipo di donna moderna coincida con il ruolo di velina, letterina.... e comunque con un'esaltazione dell'apparenza invece della sostanza.
Per quanto ne so la vita famigliare delle donne islamiche/afghane potrebbe non essere dissimile da quella "occidentale" della donna che torna a casa dal lavoro la sera o della casalinga: pulizie, lava stira cucina (tipiche sono le "processioni ai tandur pe cuocere il pane). Ma non ci scommetterei molto soprattutto (basandomi su quello che ho letto) perchè quello che succede all'interno delle mura domestiche è di competenza esclusiva dell'uomo - violenze comprese- dalle quali non possono in nessun modo difendersi o fuggire pena lapidazioni, arresti....
 Ma ....
sarebbe bello che ci fosse qualcuno che effettivamente fosse un "esperto" di quei mondi e magari che fosse qualcuno che ha vissuto realmente in quei paesi.
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19-October-2007
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Amministratore AI
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Data Registrazione: May 2007
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Sulla donna oggetto non si può che concordare, ma ricordiamoci anche che le donne hanno "usato" questo canale per conquistare una visibilità ed un ruolo nella società, prima non immaginabile.
Ci sono molte attrici che hanno cominciato la loro carriera come modelle, e intendo brave attrici (e personalità influenti, e non per i loro attributi fisici), così come altre personalità; ovviamente c'è come in tutte le cose il rovescio della medaglia, e soprattutto il desiderio di imitazione che spinge la ragazzina tipo a "vendersi", spesso letteralmente  inseguendo il mito della donna immagine di successo che quasi mai è quello che appare.
E' stato uno strumento di emancipazione, ma si è andati oltre, questo è il problema.
Per quanto riguarda l'afghanistan provo a chiedere a contattare qualcuno, non so se hanno un ambasciata in Italia, magari potrebbero intervenire sul forum per spiegarci un pò come è la vita di una donna afghana.
Ivan
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20-October-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: May 2007
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Non farei di tutta l'erba un fascio. Nei paesi islamici, che sono molti e disparati, le donne hanno le più disparate condizioni, anche riguardo al modo di abbigliarsi.
Del resto basta leggere le "mille e una notte" per capire che non è tutto così standard come vorrebbero farci credere, e anzi proprio dalle "mille e una notte" traspare il profondo rispetto del mondo atabo per la figura femminile. Per il resto si tratta di ruoli sociali che cambiano col mutatre delle società, come è in parte successo in occidente.
Anche per quanto riguarda il velo ,non ci dimentichiamo che avere il capo coperto( infatti in molti paesi arabi il velo si limita a coprire solo il capo) è stata la norma anche in italia fino a 50-100 anni fa, quando nel corredo di una donna che andava sposa non potevano mancare i "Fazzoletti" ,anzi al Sud ancora si possono vedere donne anziane indossarli.
Per quanto riguarda poi la mercificazione e l'uso del corpo femminile è chiaro che sono le stesse donne a perpetrarlo  ......per cui senza alcuna vena femministica che proprio non mi appartiene, dico che se non sono le donne stesse a prendere coscienza della loro condizione sociale e a decidere se possono accettarla o meno, chi volgiono che lo faccia per loro?
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20-October-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Quote:
Aquamarina
Per quanto riguarda poi la mercificazione e l'uso del corpo femminile è chiaro che sono le stesse donne a perpetrarlo  ......per cui senza alcuna vena femministica che proprio non mi appartiene, dico che se non sono le donne stesse a prendere coscienza della loro condizione sociale e a decidere se possono accettarla o meno, chi volgiono che lo faccia per loro?
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Questo vale certamente per il mondo occidentale odierno, ma in condizioni di dipendenza economica, di inferiorità di educazione, di repressione continua le donne non riescono a raggiungere a a mantenere quel livello di autonomia, di coscienza di sé, di cultura che porta al distacco dagli schemi tradizionali ed alla scelta se accettare o no la condizione sociale. Per farlo bisogna sapere che la condizione in cui vivono non è l'unica possibile e avere una prospettiva di cambiare le cose. E in molti paesi, spesso mussulmani ma non solo, questo è piú lontano che un sogno. Le veline hanno scelto, affari loro, le giovani prostitute moldave molto meno, le bambine afghane minacciate di morte perché vanno a scuola ancor meno, le donne africane mutilate sessualmente dalle stesse madri per nulla.
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21-October-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Mi intrometto sul discorso per rispondere ad Ivan. Se le donne hanno usato questo "canale", come dici tu, per avanzare nella società il motivo è solo uno: era l'unico modo per farsi strada in una società che considerarva (sì anche qui in Italia, mi dispiace dirlo!) la donna inferiore dal punto di vista intellettuale e non solo. Un architetto donna di quasi 50 anni docente del master che sto seguendo, ci ha raccontato delle sue difficoltà iniziali, dovute alla diffidenza che gli uomini architetti avevano nei suoi confronti, in quanto per una donna intraprendere la professione di architetto era considerata una velleità belle e buona. Lei ha dimostrato di essere brava e ha avuto il rispetto di quegli uomini, ma certamente, a parità di bravura, se fosse stata un maschio avrebbe fatto molta più carriera. Con questo non giustifico chi si vende, ma certo se gli uomini non utulizzassero il ricatto del "se me la dai, ti faccio lavorare" nel mondo dello spettacolo (perché in quel mondo, e non solo in quello, la maggior parte delle volte è così, e lo dico perché ho sentito molti racconti al riguardo) certamente non ci sarebbe stata una degenerazione del genere.
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