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| Storia Contemporanea. Sezione Generica La storia dal Congresso di Vienna ai giorni nostri. Indicativamente dal XIX secolo ai giorni nostri. Nella sezione generica inserite quegli argomenti non compresi nelle eventuali sotto-sezioni. |
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21-October-2007
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Claudio in parte sei sicuramente nel vero....... però ribellarsi alla violenza è qualcosa di naturale,animale..... se voglio picchiare il mio cane, lui ringhia e mi mostra i denti, anche se ha combinato qualche guaio. Del resto non credo che il processo di "liberazione" della donna dalle incombemze della casa sia stato in occidente semplice e certo si aveva una visione della donna abbastanza simile a quella di alcuni paesi islamici oggi. Ad esempio io ho conosciuto al mio paese una ragazza, forse di una decina d'anni più grande di me a cui era vietato portare i pantaloni......per non parlare poi dello scandalo che faceva l'entrata di una donna nel bar.......non so se mi spiego.
Il problema delle donne spesso sono le altre donne ,quellòe della generazione precedente: se esse sono state infibulate le figlie dovranno esserlo......se esse hanno sofferto del rapporto con gli uomini le figlie dovranno soffrire......è una mentalità piuttosto diffusa......
Non sarà certo l'occidente a portare la libertà alle donne afgane......e del resto anche qui la parità dei sessi è illusoria, come diceva leda e non solo nell'architettura, ma in tutti i campi tra un uomo e una donna c'è sempre quella sottile differenza avvertita a livello sociale, c'è sempre quella maggiore difficoltà nel'occupare posti di rilevo ecc ecc.......sempre che parità significhi davvero questo.
Sinceramente sarei molto più contenta se le donneche si trovano in condizioni di forte inferiorità socilae facessero un punto di forza del loro ruolo socialmente più importante e riconosciuto: quello di madri e ,ripeto, di educatrici. Sebbene infatti il padre abbia grossa importanza è piuttosto la madre che educa i figli, specie in società in cui alla dona non è permesso fare altro........ebbene le cose si cambiano anche dall'interno e senza fare gran casino.......
Però leda non condivido l'ultima frase: c'è chi fa i ricatti e chi li accetta ,o ,addiritttura li propone e perpetua.
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21-October-2007
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AI Storia Senatus
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Aquamarina, ha certo ragione, ma ce picchi di continuo il tuo cane ad un certo punto smette di ringhiare, diventa sottomesso e poi magari alla prima occasione azzanna un bambino.
Per capire che vi è differenza tra "destino" e sopraffazione bisogna raggiungere un certo livello di maturazione e questo può avvenire solo quando si dispone di informazioni, cioè di educazione. E questo è il punto fondamentale: il monopolio dell'educazione resta nelle mani degli uomini e delle istituzioni da loro dominate. E sin che qui non avviene un cambiamento, che deve nascere anche dall'interno, ma deve essere favorito dall'esterno, è difficilissimo se non impossibile cambiare qualcosa. La donna educa i figli ma trasmette i valori stabiliti dagli uomini.
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22-October-2007
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Quote:
leda
Un architetto donna di quasi 50 anni docente del master che sto seguendo, ci ha raccontato delle sue difficoltà iniziali, dovute alla diffidenza che gli uomini architetti avevano nei suoi confronti, in quanto per una donna intraprendere la professione di architetto era considerata una velleità belle e buona. Lei ha dimostrato di essere brava e ha avuto il rispetto di quegli uomini, ma certamente, a parità di bravura, se fosse stata un maschio avrebbe fatto molta più carriera.
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D'accordo sulle difficoltà per una donna di inserirsi nel mondo del lavoro e non giudico nemmeno negativamente il fatto di utilizzare la componente di "femminilità" che alcune donne possono esercitare a proprio favore (purché non ci "si venda"), però sfaterei il mito dell'uomo capace che fa carriera.
In Italia, solo in rari casi a mio avviso si fa carriera per capacità o meriti acquisiti.
Forse può essere così nei settori nuovi, di frontiera e non ancora bene "inglobati" nelle consuetudini comuni, lì magari ci sono più spazi e la possibilità di muoversi senza troppi vincoli e senza troppo chiedere (favori), ma diversamente io questa facilità dell'uomo capace non la vedo, sinceramente.
Una donna che si vende in un certo modo, non è molto dissimile da un uomo che si svende moralmente per ottenere un lavoro, alla fine ciò che rimane ai margini è la dignità. Una donna che cura le proprie "relazioni pubbliche" per fare carriera, fa più scandalo dell'uomo che paga una tangente per avere una commessa, ma questa è un'ipocrisia ed è difficile da estirpare.
Ovviamente non generalizzo, ci mancherebbe, per fortuna non è sempre così.
Ci sono però persone brave, competenti e oneste che non riescono a trovare una propria strada, e non sempre per incapacità, e di solito di fronte ad un muro la prima cosa che viene a mancare è l'autostima, e quando quella viene meno ci si adatta a fare di tutto e si finisce con lo snaturare se stessi... a volte hai uno scopo più grande, che può essere l'amore per il proprio compagno/a o i figli, e allora riesci a compensare quel vuoto e ad adattarti, altre volte non è così.
Ivan
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22-October-2007
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Quote:
dceg
Aquamarina, ha certo ragione, ma ce picchi di continuo il tuo cane ad un certo punto smette di ringhiare, diventa sottomesso e poi magari alla prima occasione azzanna un bambino.
Per capire che vi è differenza tra "destino" e sopraffazione bisogna raggiungere un certo livello di maturazione e questo può avvenire solo quando si dispone di informazioni, cioè di educazione. E questo è il punto fondamentale: il monopolio dell'educazione resta nelle mani degli uomini e delle istituzioni da loro dominate. E sin che qui non avviene un cambiamento, che deve nascere anche dall'interno, ma deve essere favorito dall'esterno, è difficilissimo se non impossibile cambiare qualcosa. La donna educa i figli ma trasmette i valori stabiliti dagli uomini.
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Io penso che se l'etica (sociale) e quindi le regole di comportamento (sociale) vengono ereditate da un contesto che è posto al di fuori della società, anzi ad un livello superiore, "naturale", come fanno ad esempio le religioni, non ci sono gli strumenti per intervenire e cambiare le cose.
E' difficile concepire il ruolo della donna al di fuori del suo scopo mirato alla procreazione e alla maternità se non ci si emancipa da codici di comportamento piovuti "dal cielo" (permettetemelo); per questo io ritengo che le conquiste recenti in occidente siano il frutto di una prima emancipazione dall'etica cristiana.
Non credo che l'etica cristiana in sè sia negativa, ma per me ha compresso il ruolo della donna all'interno della società, inserendo nella morale (basti pensare la morale sessuale) due pesi e due misure.
In un contesto tribale come quello afghano, che conosco poco, se non marginalmente, si ripetono schemi che probabilmente prescindono dalla religione islamica, anche se la presenza in quel territorio è radicata.
Quindi per me dov'è che un sistema entra in cortocircuito e non è in grado di autorinnovarsi? forse quando la premessa dell'etica è all'esterno, o è in un tempo non storico e quindi non falsficabile.
Quand'è che le donne acquisiscono diritti? quando è la legge dell'uomo e non quella sovrannaturale a poter decidere un cambiamento, perché la società evolve nel tempo, quindi sono le "leggi" che ripristinano quel ponte che permette la circolazione delle idee, che il cortocircuito di un "diritto naturale" (sic) o di un etica scritta da un dio qualsiasi o di una tradizione extra-storica hanno determinato.
Come se ne esce?
Per me c'è un solo modo... con la "legge", in che modo? con una rappresentazione politica delle donne, e visto che siamo in democrazia, con un partito delle donne, fatto non di sole donne, ma di persone che condividono idee e una visione di maggiore apertura all'universo femminile.
Le idee hanno bisogno di casse di risonanze, e una volta in circolo, se di spessore e condivise, si diffondono come un virus, e possono smuovere il mondo, lo abbiamo visto in positivo con gli ideali ispiratori della rivoluzione francese, o in negativo con il nazifascismo (la teoria della razza e le leggi razziali).
Altri sinceramente non ne vedo.
Se ci fate caso è quello che sta avvenendo in piccolo anche in Afghanistan, con i movimenti femminili che si sono creati, alcuni dei quali hanno base in Pakistan.
Se non c'è mobilitazione femminile (e ripeto, non solo femminile, sarebbe ora di cominciare a lasciare da parte le contrapposizioni, soprattutto quelle ideologiche e religiose), possibilimente senza "ismi" (fondamentalismi di qualsiasi tipo), non vedo svolte dietro l'angolo.
Il problema è che si candiderebbero probabilmente le mogli, le nipoti, le figlie o le amanti dei politici attuali
Ivan
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22-October-2007
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AI Storia Senatus
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Come hai ragione, Ivan!
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22-October-2007
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Utente attivo
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Soprattutto abbandoniamo le contrapposizioni: se pensiamo femmina contrapposta a maschio, donna a uomo, ovviamente non si va avanti.
L'evoluzione sociale poi a mio avviso dipende anche da un'evoluzione globale.....Guardacaso in occidente i movimenti femministi sono nati solo in seguito o contemporaneamente ai grossi cambiamenti cominciati con la rivoluzione industriale.....
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22-October-2007
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Nuovo Utente
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Quote:
ivan
con una rappresentazione politica delle donne, e visto che siamo in democrazia, con un partito delle donne, fatto non di sole donne, ma di persone che condividono idee e una visione di maggiore apertura all'universo femminile...
Ivan
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Sai cosa significherebbe un partito di sole donne? Dove le ideologie sono solo femministe o qualcosa del genere?
Considerato che le donne se si impegnano seriamente possono essere più crudeli, più stronze "PIU' BASTARDE DENTRO" (se vogliamo metterla così) degli uomini anche se,nella maggior parte dei casi, più deboli fisicamente si assisterebbe a un qualcosa a che potrebbe essere un incontro di box o addirittura una guerra (e la situazione politica italiana attuale in confronto sarebbe una barzelletta).
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22-October-2007
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Nuovo Utente
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La rivoluzione industriale ha portato forti cambiamenti in ogni campo della nostra vita. Le guerre e la sottrazione di manodopera maschile dalle fabbriche hanno fatto il resto. Non dimenticare che la prima conseguenza della rivoluzione industriale è stato un alto sfruttamento di manodopera femminile e infantile sottopagata sottoposta a estenuanti turni di lavoro che superavano le 12 ore giornaliere. La "rivoluzione femminista" ha fatto in modo che anche alle donne venissero riconosciuti alcuni diritti che erano garantiti solo agli uomini!!!! Quello donne che hanno occupato la fabbrica francese 8 marzo di non ricordo che hanno sono morte là dentro per far valere le loro idee di uguaglianza sociale!!!!!!!!!!!!!
Tieni presente che in paesi come l'Afghanistan - e là dove il fondamentalismo è più accentuato - neppure questo è consentito alle donne in quanto relegate alla vita domenstica. Neppure la morte del marito le rende "libere" da questa vita. Neppure la necessità di manodopera " specializzata" dà loro la possibilità in ogni parte di quel paese di lavorare. Capita addirittura, nei casi peggiori, che debbano lasciare i loro figli in orfanotrofi pur di garantire loro la sopravvivenza.
Un'economia di guerra non permette in nessun caso, e a nessuno, di poter scegliere dove lavorare e se lavorare, o di emanciparsi. La guerra crea solo morti, fame, miseria.
Alla faccia delle potenze Occidentali che provano a rilanciare la loro economia interna come è avvenuto in passato e come sta accadendo ancora oggi
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22-October-2007
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yoghi
Sai cosa significherebbe un partito di sole donne? Dove le ideologie sono solo femministe o qualcosa del genere?
Considerato che le donne se si impegnano seriamente possono essere più crudeli, più stronze "PIU' BASTARDE DENTRO" (se vogliamo metterla così) degli uomini anche se,nella maggior parte dei casi, più deboli fisicamente si assisterebbe a un qualcosa a che potrebbe essere un incontro di box o addirittura una guerra (e la situazione politica italiana attuale in confronto sarebbe una barzelletta).
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Per fortuna che sei una donna, se fossi un uomo chissà cosa avresti scritto! 
Comunque io parlavo di un partito o un movimento di "non solo donne", perché è chiaro che altrimenti diventerebbe una sorta di "-ismo" e questo non è mai bene.
Le regole democratiche varrebbero anche per le donne litigiose, non è che si può fare poi tutto ciò che si vuole
ciao
Ivan
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22-October-2007
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yoghi
La rivoluzione industriale ha portato forti cambiamenti in ogni campo della nostra vita. Le guerre e la sottrazione di manodopera maschile dalle fabbriche hanno fatto il resto. Non dimenticare che la prima conseguenza della rivoluzione industriale è stato un alto sfruttamento di manodopera femminile e infantile sottopagata sottoposta a estenuanti turni di lavoro che superavano le 12 ore giornaliere. La "rivoluzione femminista" ha fatto in modo che anche alle donne venissero riconosciuti alcuni diritti che erano garantiti solo agli uomini!!!! Quello donne che hanno occupato la fabbrica francese 8 marzo di non ricordo che hanno sono morte là dentro per far valere le loro idee di uguaglianza sociale!!!!!!!!!!!!!
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Hai ragione ed è quello che dicevo anch'io.
Prima la mobilitazione, e poi quando le idee entrano in circolo, spetta alla legge compiere queste "rivoluzioni".
Se le idee (o i principi) sono molto forti e sanno farsi valere a volte non è nemmeno necessaria una rappresentazione politica diretta, altre volte no.
Guardiamo il caso degli omosessuali; là dove le consuetudini e le morali di derivazione più o meno religiosa rendono impossibile l'integrazione degli omosessuali, deve essere la legge ad imporre un diritto, a mio avviso.
Lo stesso vale per le donne... se è consuetudine assumere uomini e non donne, come diceva Claudio non ci possiamo aspettare che siano gli uomini, senza stimoli e pressioni esterne a riformare questo aspetto del problema.
A dire il vero c'è anche da considerare il fattore maternità, a parte le eventuali scelte "sessiste", credo che il datore di lavoro (in realtà medio-piccole) sia terrorizzato molto anche da questo aspetto (magari per ignoranza o per sgradevoli esperienze precedenti... una maternità dopo l'altra da parte di una stessa persona...)
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yoghi
Un'economia di guerra non permette in nessun caso, e a nessuno, di poter scegliere dove lavorare e se lavorare, o di emanciparsi. La guerra crea solo morti, fame, miseria.
Alla faccia delle potenze Occidentali che provano a rilanciare la loro economia interna come è avvenuto in passato e come sta accadendo ancora oggi
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Già condivido. In tempo di guerra salta un pò tutto, e i soggetti più deboli sono quelli che ne risentono maggiormente.
Comunque cercando contatti da coinvolgere nella discussione, ho visto che esistono diversi gruppi femminili, RAWA ad esempio che dalla fine degli anni 70 lottano per i diritti delle donne afghane.
Forse non è solo rassegnazione... spero che qualcuno di quelli che ho contattato voglia intervenire nella discussione, che sta un pò scivolando fuori tema (anche per colpa mia).
ciao
Ivan
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22-October-2007
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Quote:
Aquamarina
L'evoluzione sociale poi a mio avviso dipende anche da un'evoluzione globale.....Guardacaso in occidente i movimenti femministi sono nati solo in seguito o contemporaneamente ai grossi cambiamenti cominciati con la rivoluzione industriale.....
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Hai ragione Milena, il germe che poi animò la rivoluzione francese, almeno nella sua determinazione ideologica ha pescato anche in questo ambito, di fronte alla disuguaglianza e allo sfruttamento che era in atto. Alla fine del settecento c'era un fermento di idee, di sogni e di speranze in tutta Europa, e allo stesso tempo, miseria, carestie e sofferenze.
Ivan
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23-October-2007
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Pubblico un'intervista che mi ha gentilmente inviato Laura Quagliuolo vice presidente del CISDA (Coordinamento Italiano di Sostegno Donne Afghane).
Si tratta dell'intervista a "Malalai Joya, parlamentare afgana cacciata dal parlamento a maggio solo a causa delle sue denunce nei confronti dei criminali di guerra con i quali sedeva nelle aule parlamentari, ha rilasciato pochi giorni fa a Radio Popolare di Milano".
Il loro sito - Home page
QUANDO HAI COMINCIATO A LAVORARE PER LE DONNE AFGANE?
Durante il periodo dei Talebani nel 1998 non c’era la possibilità di fare nulla per le donne afgane che vivevano in condizioni molto precarie. Così ho cominciato a lavorare clandestinamente: mi coprivo con il burqa e andavo nelle case a tenere segretamente dei corsi di alfabetizzazione. Questo lavoro è ancora necessario perché abbiamo un governo non democratico: al potere ci sono ancora i nemici delle donne, solo che ora indossano giacca, cravatta e la maschera della democrazia. Sono loro che - con il sostegno degli americani e dei loro alleati - oggi controllano l’Afghanistan.
A CHE ETA’ HAI COMINCIATO A LAVORARE PER LE DONNE?
Ero così giovane! Ricordo che quando ho cominciato il liceo la mattina studiavo e la sera insegnavo a leggere e a scrivere alle donne dei campi profughi. Anche io e la mia famiglia eravamo come profughi in Pakistan. Nel 1998 quando mi sono diplomata siamo tornati di nuovo in Afghanistan. Avevo 19 anni e sono diventata direttrice dell’owpac, l’organizzazione che promuove i diritti delle donne afgane, in tre province dell’afghanistan: Herat, Farah e Nimroz. Sto ancora lavorando con questa associazione ma sfortunatamente per problemi finanziari – il governo non ci aiuta - abbiamo dovuto limitare i nostri progetti. Nella provincia di Farah, ad esempio, abbiamo dovuto chiudere l’orfanotrofio che avevamo aperto. La mia sola speranza è che la comunità internazionale, la gente e i partiti che amano la libertà ci tendano una mano per aiutarci, un aiuto materiale che ha un grande valore morale per me e per la mia gente.
COSA E’ IMPORTANTE ADESSO PER L’AFGHANISTAN. MOLTI PARLANO DELLA NECESSITA’ DI UN TRIBUNALE INTERNAZIONALE
Io sto lavorando a questo obiettivo in Afghanistan e all’estero. Me ne sono occupata anche come membro del parlamento afghano, quando ancora non ero stata espulsa. Perché i colpevoli delle violenze commesse in Afghanistan devono gettare la maschera, perché continuano a commettere crimini nel nome della democrazia, come prima lo facevano nel nome dell’Islam. I politici adesso al potere in Afghanistan – questi assassini che vanno sotto il nome di Alleanza del nord - sono delle fotocopie dei talebani, hanno la stessa mentalità fondamentalista anche se fisicamente non sono le stesse persone. La sola speranza della nostra gente e che un giorno siano processati. Questa è una battaglia molto difficile e abbiamo bisogno dell’aiuto della comunità internazionale. Oggi il nostro paese è occupato da truppe straniere. Ebbene: i governi come l’Italia che hanno truppe in Afghanistan devono distanziarsi dalla politica americana. Non deve finire come in Pakistan, in Iran e in Uzbekistan dove ci sono dei governi dittatoriali, che hanno sempre appoggiato i talebani con una mano e l’alleanza del nord con l’altra mano. L’alleanza del nord al potere oggi in Afghanistan è più pericolosa della guerriglia dei talebani perché adesso è al potere. Il fondamentalismo continua a dominare in Afghanistan e non c’è giustizia. I criminali continuano a sequestrare e a uccidere e la gente è prigioniera fra due fuochi: i talebani (che sono anti-americani) e l’alleanza del nord che è pro americana. E chi paga il prezzo sono soprattutto le donne. Adesso la novità è che il partito di Gulbuddin Hekmatiar vuole trattare con i talebani e raggiungere un compromesso con loro. Ma Hekmatiar lo conosciamo, il suo gruppo era stato dichiarato “terrorista” dagli americani. Ora hanno 34 deputati e sono fondamentalisti tanto quanto i talebani. Finché questa gente sarà al potere i talebani non potranno essere sconfitti e non ci saranno speranze di cambiamenti positivi nella vita degli uomini e delle donne in Afghanistan.
NEL PARLAMENTO AFGHANO ERI L’UNICA A DENUNCIARE QUESTA REALTA’?
Il nostro governo non è democratico, è il governo dei signori della droga e dei signori della guerra. In un paese dominato da questo tipo di criminali, come è possibile che le elezioni siano democratiche? Quando l’attuale parlamento afgano ha cominciato i suoi lavori, Human rights watch ha denunciato che l’80% dei suoi membri non è rappresentativo della popolazione. In questo parlamento ci sono 68 deputate donne. Il nostro parlamento ha più deputate di diversi parlamenti europei. Ma molte non pensano con la loro testa, sono state messe lì per ubbidire a ordini di altri, oppure si tratta di fondamentaliste istruite e che teorizzano l’estremismo religioso. Alcune di queste deputate mi hanno minacciato di morte. I deputati veramente onesti sono pochi e la loro voce non si sente abbastanza. Cercano di esprimersi in modo diplomatico ma io ho detto loro che dobbiamo sfruttare il nostro potere di parlamentari per aiutare la nostra gente. “Il vostro silenzio è quasi peggiore delle azioni di questi criminali” ho detto loro. “Dovete togliere le maschere a questi fondamentalisti che siedono accanto a voi”. Quando ho detto queste parole in parlamento, alcuni deputati mi hanno tirato addosso delle bottiglie d’acqua cercando di colpirmi, solo perché ho detto la verità. E mi hanno minacciato di stupro, dentro il parlamento. In un’altra occasione gli stessi deputati hanno picchiato un giornalista e l’anno minacciato di morte sempre all’interno del parlamento. Eppure la nostra costituzione prevede la libertà di espressione e di stampa. Ma questa costituzione non viene applicata: in Afghanistan non c’è legge, abbiamo solo la legge della giungla, perché sfortunatamente questi criminali - con il sostegno degli stati uniti e dei loro alleati - sono al potere.
COME E’ SUCCESSO CHE SEI STATA ESPULSA DAL PARLAMENTO?
Sì, io fin dall’inizio, da quando il parlamento ha cominciato a riunirsi, ho denunciato che in Afghanistan non ci sono state elezioni democratiche. Molta gente non ha votato perché disgustata dai candidati: quasi tutti trafficanti di droga e signori della guerra. Lo scorso maggio, in un’intervista a una tv privata afgana, ho detto che questo parlamento non è rappresentativo, che è quasi peggio di uno zoo, e ho fatto esempi dei crimini che questi signori hanno commesso. Ho ricordato che quando erano al potere prima dell’avvento dei talebani, questi signori della guerra hanno ucciso 65 mila innocenti nella sola Kabul. Uno dei deputati che è stato definito un criminale da Human Rights watch ha fatto sparare contro una manifestazione di gente che protestava contro i suoi crimini. Quest’uomo gestisce delle prigioni private dove rinchiude la gente che fa sequestrare. Un altro ha fatto uccidere due bambini di 6 e 7 anni e li ha fatti tagliare a pezzi e buttare in un fiume. La gente ha manifestato contro di lui, ma nessuno ascolta queste denunce. Un altro deputato è Rabbani, che ha un grande potere in parlamento ed è un leader fondamentalista. 13 dei suoi comandanti hanno stuprato una ragazza di 22 anni davanti a suoi bambini. Quando ho denunciato questi crimini in parlamento mi hanno gridato che sono una comunista, un’infedele, che non sono musulmana, che sono contro i Mujaheddin. Io ho risposto che loro non sono veri Mujaheddin, che sono trafficanti di droga e signori della guerra e non credono alla democrazia e non risolvono i problemi della gente. Così hanno preso il pretesto di quella intervista in cui avevo definito il parlamento uno zoo e tutti hanno votato per espellermi dal parlamento. Ma questa espulsione è completamente illegale perché nella nostra costituzione c’è la libertà di parola. Loro hanno detto cose ben peggiori. Una deputata ha minacciato di commettere un attentato suicida contro di me, di farsi esplodere con una bomba accanto a me e ha detto che questo è l’unico modo di fermarmi. Dopo tali minacce, mi sono sentita davvero in pericolo. Nonostante questo, non accetterò mai compromessi. Io voglio tornare in parlamento solo per continuare la mia battaglia fin nella loro casa e per togliergli la maschera.
COM’E’ LA TUA VITA A KABUL ADESSO?
La mia vita è diventata molto rischiosa adesso. Io sono una che non si arrende e in più sono una donna. Così vogliono uccidermi, eliminarmi. Devo nascondermi. Cambio casa ogni notte. Devo girare con delle guardie del corpo armate e non posso vedere la mia famiglia. Non posso avere un ufficio, e questa è una grossa difficoltà per il mio lavoro, perché la gente vuole portarmi continuamente dei documenti e delle prove contro questi criminali perché siano processati. Io voglio che non mi succeda nulla, perché sono giovane, ho 29 anni, ho molta speranza e voglio servire la mia gente, specialmente le donne e sono onorata che in questo momento loro non mi lascino sola. Per esempio quando mi hanno espulso dal parlamento non solo i miei elettori hanno fatto manifestazioni di protesta: ci sono state manifestazioni in diversi luoghi dell’Afghanistan. In alcune province i signori della guerra le hanno vietate. Ci sono state proteste anche all’estero contro la mia espulsione dal parlamento, e anche in Italia. Io ringrazio molto tutti: questa solidarietà mi dà il coraggio di andare avanti. Ora questi signori vogliono anche processarmi per quello che ho detto. Sono disponibile, ma davanti a una corte giusta, non davanti ai loro giudici sottomessi al fondamentalismo che non seguono alcuna regola e fanno quello che vogliono.
MA NON CREDI CHE UNA PARTE DELLA POPOLAZIONE AFGHANA APPOGGI IL FONDAMENTALISMO? MAGARI COME MEZZO PER OPPORSI ALL’OCCUPAZIONE.
No la gente non appoggia questi fondamentalisti perché sa che sono marionette che ubbidiscono a interessi stranieri. Alcuni sono stati finanziati dalla Cia. La gente mi appoggia solo perché dico la verità. Gli afgani non vogliono questi signori che hanno preso il potere con le armi. Gli Stati uniti non vogliono dare sicurezza agli afgani, la sicurezza che per noi è più importante dell’acqua e del cibo. Nel nome della liberazione delle donne afgane hanno bombardato il paese. Ma le donne afgane continuano a rimanere chiuse in Casa. Persino a Kabul la maggior parte delle donne è ancora costretta a indossare il burqa per la propria sicurezza. Sotto il naso dell’Isaf, delle forze internazionali, le donne vengono sequestrate e violentate e uccise. Per le attiviste è persino più pericoloso che durante il regime dei talebani. Posso farvi dei nomi. Nadia Anjman, una poetessa della provincia di Herat è stata uccisa. Due giornaliste sono state uccise a Kabul. Anche Zekia Pàrwan, era una giornalista della radio, è stata uccisa nella sua casa di fronte ai suoi bambini.
Questi nostri governanti sono contro l’istruzione delle donne. In città va un po’ meglio ma nelle campagne la situazione è peggiorata di molto. Minacciano le ragazze che cercano di andare a scuola, le rapiscono. Se non c’è sicurezza come si può parlare di libertà e di diretti umani? Ecco perché sono qui per consegnarvi questo messaggio: per favore fate pressione sui vostri governi perché cambino la loro politica a ci aiutino. Gli attivisti per i diritti umani ricevono molte minacce, si prendono grossi rischi: sono loro il futuro dell’Afghanistan e un giorno testimonieranno contro i criminali davanti a una corte internazionale.
LA PROVINCIA DI FARAH, DOVE TU SEI STATA ELETTA, E’ VICINO A HERAT, DUNQUE NELL’AREA CONTROLLATA DAI SOLDATI ITALIANI. COM’E’ LA SITUAZIONE LI’?
La provincia di Farah è vicina a Herat ma è molto più isolata. Il governo non fa nulla per la gente lì. Ma anche ad Herat la gente non se la passa bene.
Nell’ospedale di Herat ho raccolto dei dati: l’anno scorso ci sono stati 104 casi di donne che si sono suicidate, e nei primi mesi di quest’anno i casi di suicidio di donne sono già 250. Le donne si danno fuoco, oppure sono i mariti che le uccidono: per un uomo è facile sbarazzarsi della moglie in questo modo e tornare di nuovo libero di cercarsene un’altra. Oggi, secondo i dati che abbiamo, il 65% delle vedove commette suicidio per porre fine a una vita di miseria e desolazione. Ho qui molti dati, non so da dove cominciare. Ad esempio oggi l’80% dei matrimoni sono matrimoni combinati, forzati.
Il nostro presidente, Karzai, di recente ha parlato contro i signori della guerra: in una intervista ha detto che sono peggio dei talebani. Ma Karzai è il loro ostaggio ed è costretto a sempre a maggiori compromessi. Vi racconto quello che è successo nella provincia di Farah. Un trafficante di droga che è stato anni in prigione negli Stati Uniti è tornato in Afghanistan vestito in giacca e cravatta e sfoggiando il suo buon inglese. Subito è stato nominato governatore della provincia. Ha governato in mezzo alla corruzione e ha commesso molti omicidi: trenta persone in pochi mesi sono sparite e sono state ritrovate morte. Quando la gente ha cominciato a manifestare contro di lui, invece che essere rimosso, è stato promosso dal presidente Karzai a una posizione ancora più importante: adesso è capo dell’organismo anti-corruzione che sovrintende a 34 province dell’Afghanistan. E ci sono molti altri esempi di questo tipo. Il nostro presidente promuove i corrotti perché così vogliono gli Stati Uniti. E’ vero che nessuna nazione può donare la libertà a un’altra nazione, ma noi abbiamo bisogno di aiuto, non vogliamo l’occupazione.
QUAL E’ IL RUOLO DEI SOLDATI ITALIANI?
Prima di tutto voglio fare le mie condoglianze a tutte quelle madri e a quei padri italiani che hanno perso i loro cari in Afghanistan. Hanno mandato in Afghanistan i loro figli pensando che fosse necessario portarci la democrazia e salvare le donne afgane dalla violenza praticate dai talebani. Ma queste violenze non sono cessate. Ogni giorno ci sono attentati suicidi, e bombe, e i militari americani e i loro alleati rispondono anche loro bombardando. Dicono che uccidono i talebani ma in realtà molti civili sono rimasti uccisi nei loro attacchi, bambini compresi. Così la gente non ha più fiducia nelle truppe internazionali. Se il governo italiano vuole dimostrare di essere solidale con la popolazione afgana deve ordinare ai suoi soldati di proteggere la gente e i partiti democratici e non di seguire la politica degli Stati Uniti che provoca sofferenze fra gli uomini e donne afgane.
VORREI CHIEDERTI ANCHE QUALCOSA DELLA TUA VITA. VIVI DA CLANDESTINA. RIESCI OGNI TANTO A INCONTRARE LA TUA FAMIGLIA?
No, come ho detto - per la mia sicurezza - non posso avere neppure una casa. Cambio continuamente casa e ufficio. E’ un anno che non vedo la mia famiglia. Non sono triste: sono orgogliosa di farlo per le donne e per smascherare i fondamentalisti. Ho speranza e continuo, anche se sono cosciente dei rischi, e anche se dovessi rimanere sola. Io sfido questi fondamentalisti e spero che il mio sogno e il sogno della mia gente si avveri, cioè spero che un giorno li vedremo sotto processo in un’aula di un tribunale. Io non voglio dire molto della mia vita personale. Sono una persona normale e non sono migliore di tutte le donne che in Afghanistan vengono sequestrate, stuprate, uccise, senza che nessuno ascolti la loro voce. I signori della guerra portarmi davanti ai giudici e io sarò contenta di essere processata come portavoce della gente e non come trafficante di droga, non come una criminale, non come una terrorista che è quello che sono loro. Andiamo dunque davanti ai giudici: sono disposta ad affrontare qualunque tipo di tribunale alla condizione che in quel tribunale ci sia giustizia, prima di tutto.
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23-October-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jun 2007
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Grande!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Abbiamo Parlato Di Aria Fritta Fino Ad Ora........
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