 |
 |
 |
 |
| Storia Contemporanea. Sezione Generica La storia dal Congresso di Vienna ai giorni nostri. Indicativamente dal XIX secolo ai giorni nostri. Nella sezione generica inserite quegli argomenti non compresi nelle eventuali sotto-sezioni. |
 |
|

15-February-2008
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Verso la indipendenza del Kosovo
Siamo alla vigilia di un evento che potrebbe destabilizzare l'Europa o che comunque avrà conseguenze non trascurabili a diversi livelli.
L'indipendenza del Kosovo, annunciata da mesi, e che dovrebbe essere proclamata entro una settimana, forse domenica, riaprirebbe una ferita dagli esiti imprevedibili all'interno dell'Europa.
Gli Stati Uniti appoggiano da sempre l'indipendenza senza condizioni, mentre l'atteggiamento dell'Europa, che si sta allineando sullo stesso piano, è a mio modo di vedere incomprensibile.
Da una parte abbiamo i disastri della gestione post-guerra del Kosovo; poco o nulla è stato ricostruito, gli aiuti non hanno inciso sull'economia, e la corruzione dei gruppi politici locali (il Kosovo gode di un'ampia autonomia ora), a detta degli stessi kosovari è ormai macroscopica (e gli organismi internazionali se ne lavano le mani ... non è affar loro, rispondono dall'UNMIK) e insostenibile; e dall'altra la Serbia che a fatica sta cercando di riemergere dal disastro delle guerre balcaniche e di prendere una strada politica democratica, le ultime elezioni presidenziali che hanno fermato il ritorno dell'estremismo nazionalista sono senz'altro un buon segno.
A questo punto risulta incomprensibile l'atteggiamento dell'UE di accettare la dichiarazione unilaterale di indipendenza, al di fuori dell'ONU, che potrebbe creare un precedente giuridico molto pericoloso (paesi Baschi, Nord Irlanda, Cipro turca, Corsica e a catena altre realtà conflittuali dell'Europa).
La situazione del Kosovo, che già ora gode di ampie autonomie (è sotto il protettorato ONU-UNMIK e Nato), non è a mio avviso paragonabile alle altre crisi balcaniche che l'hanno preceduta, e non è facile identificare al 100% un torto ed una ragione.
Pensare che i serbi accettino l'indipendenza, praticamente senza reali garanzie per i loro cittadini in Kosovo (alcune aree sono a maggioranza serba... si arriverà a una spartizione del Kosovo?), con la promessa di una possibilità di entrare nell'UE, ci rimanda alla realpolitik di vecchia data, che dubito farà presa sulla cittadinanza serba.
Che gli Stati Uniti operino seguendo i propri interessi e le spinte interne per un'indipendenza immediata e unilaterale è comprensibile, anche se non condivisibile, ma io stento a capire l'atteggiamento dell'europa.
La cosa davvero inconcepibile è che tra qualche giorno potrebbe accadere qualcosa che avrà ripercussioni in tutti i paesi UE (anche di natura economica se gli eventi volgeranno al peggio), e i cittadini europei non ne sono informati; si stanno prendendo gravi decisioni e noi non ne sappiamo nulla, non ne veniamo informati.
In Italia l'informazione direi che è prossima allo zero, chi vuole approfondire deve andarsi a cercare le informazioni e gli elementi di approfondimento, e questo non è concepibile sinceramente.
Si è deciso, lo si farà a ore, di inviare una forza di polizia europea, al di fuori dell'ONU, mettendola in una potenziale polveriera, e i cittadini non ne sanno nulla.
|

15-February-2008
|
|
AI Storia Senatus
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Il problema, che viene più o meno nascosto, e non solo in Italia, è davvero grave. Si lascia esistere o si crea una nuova polveriera, si rischia di creare una situazione analoga a quella dell'Irlanda del Nord, con minoranze-maggiorante etniche e religiose in una situazione intricata e indissolubile. Le soluzioni, se semmai ce ne fossero state, non sono state cercate, non sie è fatto nulla per creare quelle strutture che potrebebro favorire soluzioni accettabili. Ed ora? - Speriamo che non siano nuovamente le armi a parlare, ma non sono ottimista, tutt'altro.
|

15-February-2008
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
In Germania se ne parla?
A quanto pare Italia, Germania e pochi altri sarebbero i primi paese dell'UE disposti al pieno riconoscimento a seguito della dichiarazione unilaterale di indipendenza, portando probabilmente ad una rottura delle relazioni diplomatiche con la Serbia.
L'opinione pubblica tedesca ne è informata?
|

15-February-2008
|
|
AI Storia Senatus
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Qui in Germania il tema Kossovo è trattato in maniera abbastanza marginale. La politica interna, gli scandali finanziari (speculazioni avventate di banche a partecipazione mista statale e privata costeranno miliardi ai contribuenti), le frodi fiscali private del potente manager delle Poste tedesche, che si è dimesso dominano le cronache.
Ho letto or ora su uno dei più autorevoli quotidiani tedeschi, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, FAZ, un articolo del prof. Georg Nolte dell'università di Monaco, membro della comissione di diritto internazionale delle Nazioni Unite e del consigliere del ministero degli esteri tedeschi, che si mostra assai critico nei confronti del riconoscimento dell'indipendenze del Kossovo, sia in base alle risoluzioni dell ONU (la risoluzione 1244 permette interpretazioni opposte) sia e soprattutto per le conseguenze che un precedente del genere potrebbe avere sul piano pinternazionale più vasto. Non va dimenticato che la polarizzazione si esacerberebbe, e questo insensi diversi e talora contrastanti. Non sempre l'"autodeterminazione", base degli stati nazionali, è la soluzione migliore o quella praticabile, in quanto bisogna considerare sia il fatto della non esistente omogeneità etnica e territoriale che la mancanza di una base di sussitenza economica. D'altro cantogli esempi di Slovenia e anche Croazia non sono stati negativi, ma certamente questi stati sono etnicamente più omogenei, economicamente più forti e socialmente meno problematici.
Soluzini al di fuori dell'ONU sono certamente assai rischiose e nonle ritengogiustificabili.
|

16-February-2008
|
|
AI Storia Senatus
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Non sono affatto filoamericano, tantomeno in questi anni di governo Bush, però, arrivati a questo punto mi sembra che la politica americana di appoggiare apertamente una parte a sfavore dell'altra sia l'unica ad evere un senso, anche se ammetto che il tutto suona molto cinico.
Il punto è che non si può tirare una trattativa troppo alle lunghe, perché le opposte posizioni finiscono per cristallizzarsi, e l'Europa ha troppo a lungo tergiversato... Se è stata comunque efficaciemente presente dal punto di vista del controllo militare della regione, non lo è di certo stat dal punto di vista politico: il protettorato militare NATO/Europa sieè protratto per lunghi e lunghi anni, mentre i politici europei hanno, in definitiva, sperato che politicamente tutto si sistemasse da se. Cosa che era ben difficile aspettarsi, vista la particolare situazione kossovara.
Si era già visto con Slovenia, Croazia Bosnia, e Montenegro, come le basi di una stabilizzazione politica furono poste negli anni (se non nei mesi, come nel caso della Slovenia) immediatamente successivi alla fase bellica.
Certo la situazione del Kossovo è diversa da quella bosniaca, ma anche nel caso di Croazia e Slovenia non era del tutto chiaro chi fossero i buoni e chi i cattivi. Per le altre repubbliche ex yugoslave la soluzione meno dolorosa è stata quella dell'indipendenza: se per il Kossovo si voleva veramente tentare una soluzione diversa ci si doveva muovere molto prima e in modo molto più pesante anche dal punto di vista militare.
Dopo gli anni delle precedenti guerre balcaniche, e visto anche il precedente impegno militare (allora ancora molto pesante) in Bosnia, non si è voluto intervenire in maniera decisa.
Eppure, se si voleva davvero cercare una soluzione alternativa, bisognava per prima cosa imporre con la forza il disarmo totale del UCK.
Questo non lo si è voluto fare, per tutta una serie di motivi che comprendono un'attenzione all'opinione pubblica europea, generalmente contraria ad interventi militari che vadano oltre il puro intervento "umanitario". Interposizione si doveva fare, ma interposizione seria, altrimenti tantovaleva lavarsene le mani fin dall'inizio.
La politica europea è stata a vedere dalla finestra, fino a che le cose non hanno svolto il corso naturale delle cose, perché la posizione del Kossovo non poteva stare sospesa all'infinito.
Tra l'altro, un errore strategico non molto diverso lo si è fatto da poco il Libano, inviando una forza di interposizione priva di chiari intenti politici e priva di effettivo potere militare.
Il Kossovo è destinato a diventare una nuova polverierà? Forse sì, ma su questo non sono così pessimista. LA Serbia ormai ha preso tante batoste che difficilmente farà qualcosa di più che alzare la voce. Il risultato possibile, nell'immediato, è un ulteriore inasprimento nei rapporti USA/Russia e, solo secondariamente, Russia/Europa. Più a lungo termine, invece, un riaccendersi delle ostilità in Kossovo, probabilmente in forma terroristica, con un necessario maggiore impegno militare NATO/europeo... Anche in Bosnia, però, la situazione di instabilità si è proptratta per lunghissimo tempo, tanto da necessitare ancora una presenza militare NATO, ma via via sempre più ridotta: anche col Kossovo, la situazione si risolverà solo tra diversi anni o decenni.
Ultima Modifica di astracedi : 19-February-2008 10:57.
Ragione: Per un lapsus al posto di UCK, avevo erroneamente scritto PPK, cioè l'acronimo del Partito Parlamentare Kossovaro.
|

17-February-2008
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Per me ci sono alcuni nodi importanti in questa questione che non sono stati sciolti.
Il primo è la dirigenza che è a capo del Kosovo, dimostratasi inaffidabile, corrotta, e responsabile a volte di crimini contro l'umanità (la situazione è sotto esame del tribunale dell'Aia, e non si capisce come evolverà una volta che certi personaggi saranno ufficializzati nella loro posizione), e una dimostrazione chiara è stata la bassissima affluenza al voto in Kosovo.
L'altro nodo è l'affossamento dell'Onu e la creazione di un precedente giuridico che potrebbe innescare reazioni a catena, non è un caso che stati come la Spagna o la Grecia si defilino in queste ore dalla possibilità di un riconoscimento immediato.
Altro lato inquietante sono le milizie paramilitari serbe che hanno già minacciato di intervenire immediatamente o a ridosso dell'indipendenza... come sappiamo, basterà una scintilla per provocare la deflagrazione, lo abbiamo già visto in passato, e non è escluso che ora operino anche altri attori più o meno coperti in questa zona.
Come hai ricordato anche tu parlando del UCK, non è stato fatto nulla per creare un clima di ricostruzione e soprattutto di garanzie per tutte le minoranze in territorio kosovaro... si va allo sbaraglio, e temo che si pagheranno le conseguenze.
Comunque, una cosa per me gravissima è stata quella di non informare i cittadini UE di tutto questo.
|

17-February-2008
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Quote:
astracedi
LA Serbia ormai ha preso tante batoste che difficilmente farà qualcosa di più che alzare la voce.
|
Su questo non sono d'accordo, nonostate la riconferma di Tadic e la "sconfitta" politica del presidente serbo Kostunica, l'ascesa del partito radicale di Nikolic (con le elezioni del 2007) e quasi la metà dei voti ricevuta sempre da Nikolic alle presidenziali, è un campanello di allarme non indifferente per l'europa.
Umiliare ulteriormente la Serbia, che ormai vede con diffidenza l'Europa (le riforme economiche imposte stanno indebolendo l'economia del paese, soprattutto nelle aree rurali) e gli organismi internazionali, non credo che sia il miglior modo per affrontare la situazione bollente dei Balcani.
Non si può paragonare il Kosovo alla Croazia, alla Slovenia e nemmeno al Montenegro, sono realtà molto diverse tra loro; di fronte ad uno stallo, per me è stato insensato prendere una parte ben precisa, sapendo poi bene di che parte stiamo parlando.
Per me i disastri li vedremo nel medio-breve termine, spero di sbagliarmi; non esiste solo la parte settentrionale del Kosovo a maggioranza serba, ma anche numerose enclave serbe in territorio a maggioranza albanese... che cosa faranno in quel caso gli albanesi di un Kosovo indipendente, con delle enclave serbe agguerrite nel proprio territorio?
L'Europa, durante la trattativa, avrebbe potuto staccarsi dalla politica americana, e minacciare il ritiro della presenza militare nella KFOR e gli aiuti economici che permettono al Kosovo di non affondare completamente, e dall'altra parte fare lo stesso con la Serbia ponendo un veto al suo ingresso in Europa, che danneggerebbe sia serbi che i russi, che tanto stanno investendo politicamente ed economicamente in Serbia (l'accordo Gazprom-Nis vuole tutto fuorché la destabilizzazione politica dei Balcani), invece ci siamo livellati sulla politica non disinteressata della Rice che vuole, non certo da ieri, l'indipendenza unilaterale del Kosovo.
|

17-February-2008
|
|
AI Storia Senatus
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Quote:
ivan
L'Europa, durante la trattativa, avrebbe potuto staccarsi dalla politica americana, e minacciare il ritiro della presenza militare nella KFOR e gli aiuti economici che permettono al Kosovo di non affondare completamente, e dall'altra parte fare lo stesso con la Serbia ponendo un veto al suo ingresso in Europa, che danneggerebbe sia serbi che i russi, che tanto stanno investendo politicamente ed economicamente in Serbia (l'accordo Gazprom-Nis vuole tutto fuorché la destabilizzazione politica dei Balcani), invece ci siamo livellati sulla politica non disinteressata della Rice che vuole, non certo da ieri, l'indipendenza unilaterale del Kosovo.
|
Sono d'accordo con te Ivan, solo che l'Europa avrebbe dovuto muoversi in modo diverso molto tempo fa... Ormai è tardi, tutto qui.
Quanto al ritiro della KFOR la situazione è un po' più complessa, in quanto è una forza sotto comando NATO e come tale dipende da tutti i governi che fanno parte dell'Alleanza, Stati Uniti compresi. Insieme alla KFOR sono presenti alcuni contingenti minori (forze di polizia, soprattutto) dipendenti direttamente dal comando militare dell'Unione Europea: queste si sarebbero potute ritirare unilateralmente, senza consultare il Consiglio Atlantico, ma sul campo, a parte il non piccolo segnale politico, la cosa avrebbe avuto poco peso politico.
In ambito del Consiglio Atlantico, invece, le singole nazione europee avrebbero potuto invece fare la voce più grossa, ed essendo praticamente esclusivamente europee le nazioni militarmente coinvolte, la loro voce sarebbe stata fondamentale.
Da parte degli alti comandi militari è stata più volte sollecitata una presa di posizione più chiara e incisiva (sia nel senso di un più deciso intervento di interposizione sia, nel verso opposto, di minaccia di abbandono) ma dal punto di vista politico c'è stato solo il silenzio.
In ogni caso la minaccia di ritiro della KFOR è del tutto fantasiosa, se non si vuole che il Kossovo precipiti di nuovo nel caos armato. La KFOR è l'unica garanzia di stabilità e in caso di dichiarazione unilaterale di indipendenza una suo rafforzamento sarà inevitabile.
Per quanto riguarda i pericoli sottolineati da Ivan, spero che abbia torto, per il bene di migliaia di persone.
|

17-February-2008
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Ovviamente Marco, parlando di KFOR mi riferivo alla Nato; le pressioni dovevano esserci in sede di trattativa, come ho scritto, e purtroppo così non è stato, e trattandosi di una forza composta quasi esclusivamente da militari europei le possibilità c'erano... ma pesava molto la posizione statunitense (condizionata dal peso delle lobbies albanesi, e dal ruolo strategico del Kosovo).
E poi, con il consenso incondizionato degli americani (o quasi, visto che le garanzie richieste sono molto labili, soprattutto nel contesto balcanico... rimane la minaccia economica, ma non è detto che servirà a tenere a freno movimenti ultranazionalisti che ancora hanno potere e rappresentatività, sia in ambito albanese che serbo, senza contare il problema della mafia kosovara che è, a quanto si legge, degnamente rappresentata), per quale motivo i kosovari avrebbero dovuto cedere qualcosa in sede di trattativa?
E' ovvio che avvallata la scelta unilaterale del Kosovo, una forza di interposizione servirà se non altro a garantire i diritti delle minoranze; non ci giurerei sul fatto che il processo del passaggio di poteri seguirà il percorso concordato.
La pressione doveva esserci prima, durante i negoziati, mentre ora si poteva, forse, fare ulteriori pressioni diplomatiche ed economiche per rimandare la dichiarazione di indipendenza e magari fare ripartire le trattative. Non bisogna dimenticarsi che per l'ennesima volta si è scelta la strada di agire al di fuori dell'ONU, tra l'altro con dubbi di legittimità dal punto di vista del diritto internazionale.
|

18-February-2008
|
|
AI Storia Senatus
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Quote:
ivan
Non bisogna dimenticarsi che per l'ennesima volta si è scelta la strada di agire al di fuori dell'ONU, tra l'altro con dubbi di legittimità dal punto di vista del diritto internazionale.
|
E questo mi pare il punto più importante. Di fatto si scavalca l'ONU quando fa comodo, si rischia di spezzare l'unità, comunque non sempre solida, dell'Unione Europea e con ciò proprio i principi che dovrebbero stabilizzare regioni inquiete e dilaniate da conflitti vanno a farsi friggere in favore di piu o meno mal celati interessi. Si parlava di una politica estera comune dell'EU, dove resta? Che autorità ha l'ONU? - Dubbi e domande, e leer siposte? - Non sono molto fiducioso né ottimista.
|

19-February-2008
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Nemmeno io Claudio.
La cosa per me assurda è affrettarsi a riconoscere questo nuovo stato senza la minima garanzia di legalità, democrazia e rispetto delle minoranze. Chi si affretta oggi a riconoscere l'indipendenza del Kosovo lo fa firmando una cambiale in bianco (e spero davvero che in Parlamento qualcuno si opponga alla scriteriata iniziativa della Farnesina).
Sono numerosi gli episodi di discriminazione, violenza nei confronti delle minoranze e l'illegalità diffusa (si stima che i traffici illegali rappresentino la maggior fonte di ricchezza prodotta dall'economia kosovara). Dalla fine della guerra soltanto circa 20000 dei 250000 serbi sfollati per lo più in Serbia e Macedonia, hanno potuto fare ritorno nelle loro terre, spesso nell'impossibilità di riappropriarsi dei propri beni - e qui il governatorato UNMIK ha mostrato una delle tante lacune.
Quindi non solo si è rinunciato a intraprendere un percorso nella legalità del diritto internazionale, ma sono stati messi in secondo piano i principi di democrazia e rispetto dei diritti di tutti i cittadini. Ci sono i rapporti delle organizzazioni umanitarie non governative a testimonialo (Amnesty International, HRW).
La situazione economica è disastrosa, l'illegalità come dicevo, a quanto ho letto in questi mesi è nell'ordine delle cose e in ogni ambito, ma nonostante questo l'Europa ha scelto di non decidere, e di andare in ordine sparso. Gli Stati Uniti possono permettersi una politica miope e cinica a molte migliaia di chilometri di distanza, ma l'Europa può farlo?
|

19-February-2008
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Ciao Jelena.
Di crimini ne sono stati compiuti da entrambe le parti, e questo lo sappiamo.
L'errore è stato quello di non aver voluto fare chiarezza all'interno del Kosovo dopo la fine della guerra, il mancato disarmo del UCK è uno dei tanti errori commessi.
Comunque eviterei di mettere completamente in luce una parte e in ombra un'altra, alla fine sono, sarà una banalità, le persone oneste e innocenti che ci vanno di mezzo, sia tra quelle di etnia albanese che serba (o altre minoranze).
|

20-February-2008
|
|
Nuovo Utente
|
|
Data Registrazione: Feb 2008
|
|
Salve Ivan,
" la guerra è guerra" è la frase che di solito si usa per giustificare gli orrori durante un conflitto. Ma quando questi orrori succedono in un periodo di pace e sotto la "sorveglianza" e "appoggio" dei protettori della pace, una persona semplice, come me, non lo sa cosa più pensare e non lo sa trovare le parole per giustificare questi comportamenti.
Ho segnalato articoli trovati in rete soltanto da una parte perchè non ho trovato testimonianze dall'altra. Inoltre la maggior parte delle immagini con i contenuti orribili che ho visto sono pubblicate sui siti dei "vincitori", esposti come trofei.
Ho fatto questa segnalazione perchè la maggior parte delle persone si sofferma ai titoli di giornali e delle tv, molto spesso scritti per creare lo scoop. Certo, perchè uno dovrebbe cercare di capire ed informarsi sulla storia e la realtà del Kosovo?
|

20-February-2008
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: May 2007
|
|
Sì di violenze ce ne sono state, gli attacchi ai monasteri e alcuni eccidi, anche se fortunatamente la situazione da alcuni anni si è un pò calmata, ma temo che sia una calma apparente, perché basterà che Belgrado chiuda i rubinetti (in tutti i sensi) per far riemergere tutte le contraddizioni di questa affrettata e sconclusionata indipendenza.
Durante la guerra i crimini sono stati tanti (soprattutto da parte serba), l'errore è stato quello di non fare pressioni per eliminare quelle frange estreme che si sono macchiate di crimini contro l'umanità, ed è curioso che sotto il protettorato UNMIK il Kosovo sia diventato il crocevia dei traffici illegali tra asia ed Europa; ciò è molto pericoloso e forse è molto comodo, poiché i paesi balcanici ormai sono diventati un'isola all'interno del territorio dell'UE (sono circondati da paesi UE), evidentemente a qualcuno farà danno e ad altri farà comodo.
Io però credo che spingere all'odio di una parte non serva a nulla, non serva ai serbi e non serva agli albanesi del kosovo.
Come italiano sono dispiaciuto dell'atteggiamento del nostro governo, che davvero non riesco a capire... lo equiparerei all'intervento sconclusionato in Iraq sotto il governo Berlusconi. Evidentemente pensiamo di poter avere un ruolo nelle crisi internazionali appiattendoci sulla posizione dei "grandi" (in primo luogo Stati Uniti, UK, Francia e Germania).
Forse a qualcuno può fare comodo avere un focolaio di instabilità in Europa e magari con il tempo innescarne tanti altri dopo questo precedente, ma questa | | |