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| Storia antica. Storia Romana La storia dell'antica Roma, dalle origini alla dissoluzione dell'impero. |
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20-August-2007
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Il Fascismo e l'antica Roma
Durante il corso di storia romana all'università, il prof ci diede la traduzione di un testo di non ricordo quale autore latino! La traduzione era stata fatta durante il Ventennio ed infatti nel testo quando veniva fatta una lode alla città o al suo impero, l'enfasi del traduttore era preponderante! Stando così le cose il professore ci disse di non tenere conto di tali enfatizzazioni, perchè erano il frutto d quel momento storico.
Qualche giorno fa, poi, un mio amico (di destra) mi ha detto che quando pensa ai romani e al loro impero pensa a grandi conquistatori, dominio, vasti imperi e civiltà ecc ecc... Di contro, si sentono molti che invece trovano i romani odiosi, dominatori in senso negativo, distruttori ecc...
E ora chiedo, quanto può aver influito la continua ed esasperante esaltazione di Roma prodotta dal Fascismo nella considerazione che le persone hanno di questo popolo?
ciao ciao 
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carpe diem... perchè panta rei!
Ultima Modifica di Cerebia : 20-August-2007 15:15.
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20-August-2007
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AI Storia Senatus
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Beh, al di fuori dell'Italia onestamente non saprei. In Italia secondo me, a livello di cultura diffusa, un po' ha inciso. Anche lasciando perdere la cultura dell'estrema destra, dei movimenti neofascisti, o coloro i quali simpatizzano comunque per quest'area politica, più volte mi è capitato di sentire, da amici, parenti e conoscenti, una descrizione dell'antica Roma infarcita di luoghi comuni se non totalmente mitizzata. Roma come patria dell'uomo vero, del vero maschio, del vero combattente, della mens sana in corpore sano, della famiglia "tradizionale", della matrona a guardia della casa e della donna angelo del focolare, dei valori "veri" e "semplici", ecc.
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21-August-2007
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AI Storia Senatus
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Certamente vi è il pericolo che l'immagine di Roma mediata dal fascismo vi resti appiccicata e che la valutazione che si da al fascismo influenzi quella di Roma. Per me, ad esempio, è molto difficile non collegare i fasci littori "autentici" quelli romani, o anche quelli nello stemma di un cantone svizzero emotivamente al fascismo. Lo stesso accade per la svastica, anche quando rappresenta, chessò, su una fibula villanoviana, su un cratere apulo o su di un Budda. Proprio qualkche giorno fa ho ricevuto due libri, cataloghi dei reperti etruschi di un museo danese pubblicati nel 1927 e 1928, sulla copertina un fregio con la croce uncinata. Ho provato un certo disagio, un senso di repulsione, certamenet non giustificato, che posso superare solo con considerazioni razionali. E anche un mio certo rifiuto istintivo per certe forme di monumentalitá tipiche di Roma ha la sua origine nella mia considerazione negativa del fascismo, anche se io lo ho conosciuto solo in maniera mediata. Lo stesso vale per l'esaltazione dello sport, che io non posso non collegare alle dittature.
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21-August-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Jul 2007
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Quote:
dceg
Certamente vi è il pericolo che l'immagine di Roma mediata dal fascismo vi resti appiccicata e che la valutazione che si da al fascismo influenzi quella di Roma. Per me, ad esempio, è molto difficile non collegare i fasci littori "autentici" quelli romani, o anche quelli nello stemma di un cantone svizzero emotivamente al fascismo. Lo stesso accade per la svastica, anche quando rappresenta, chessò, su una fibula villanoviana, su un cratere apulo o su di un Budda. Proprio qualkche giorno fa ho ricevuto due libri, cataloghi dei reperti etruschi di un museo danese pubblicati nel 1927 e 1928, sulla copertina un fregio con la croce uncinata. Ho provato un certo disagio, un senso di repulsione, certamenet non giustificato, che posso superare solo con considerazioni razionali. E anche un mio certo rifiuto istintivo per certe forme di monumentalitá tipiche di Roma ha la sua origine nella mia considerazione negativa del fascismo, anche se io lo ho conosciuto solo in maniera mediata. Lo stesso vale per l'esaltazione dello sport, che io non posso non collegare alle dittature.
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Quello che dici è un altro esempio di come quelle ideologie abbiano fuorivato antichi simboli di tutt'altro significato! Ad esempio, un fascio di verghe era il simbolo dell'autorità giudiziaria, prima etrusca e poi latina, che orignatamente era usato per le pene corporali.... e la svastica era un simbolo solare, al cui interno si leggeva la ciclicità del tempo e la sfericità del Sole... i c.d. uncini secondo alcuni autori sono la stilizzazone geometrica di teste di uccelli, anch'essi simbolo del Sole. La svastica è anche chiamata Rosa Camuna o, più genericamente nel mondo archeologico, croce angolata... si trova in moltissime culture dell'Europa orientale e centrale e anche in Oriente e persino in Etruria, come hai detto tu.... vedi i biconici villanoviani!
Si può dire che in Italia ogni forma di esaltazione fisica, monumentale e patriottica viene subito ricollegata al Ventennio, anche quando chi ne parla ne è completamente estraneo!
 ciao ciao
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carpe diem... perchè panta rei!
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08-September-2007
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Quando ho seguito il corso di storia romana all'università, il prof ha invitato uno storico, Meli, a fare un seminario proprio su questo argomento.
Se dovessi trovare gli appunti di quell'incontro, posto qualcosa qui.
Comunque ero rimasta colpita e interessata.
Concordo con quello che avete già scritto, in particolare riguardo al significato di alcuni simboli romani, ma anche greci ed etruschi che sono stati ripresi nel ventennio fascista e non solo, ma con significato spesso diverso.
Ciao 
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08-September-2007
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Utente attivo
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allora aspetto di leggere qualche cosa su questo tuo seminario!
a presto!

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carpe diem... perchè panta rei!
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31-October-2007
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Nuovo Utente
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Seconso me Roma sepur si mostrava riluttante riguardo i barbari ne accettava in parte la loro "etica " .
Come disse Brenno quando ricevette la lettera del senato romano che li accusava : "Con quale autorita voi attaccate le citta e i territori etruschi"
Loro risposero : " Con l'autorità delle armi".
Anche se i romani si mostravano offesi quella era l'etica di guerra che utilizzavano anche loro .
Anche se Numa Pompilio se non sbaglio aveva creato un consiglio che doveva dare sempre la ragione giusta dell'intervento in guerra dei romani ;per mascherare la loro voglia di espansione.
Penso che comunque la società romana abbia iniziato a decadere moralmente dopo la conquista della Gracia che si da una parte ha portato idee nuove che sono atete alla base del modo di pensare moderno ma anche l'eliminazione dei vecchi principi e le virtù.
Infatti poco tempo dopo con Caio Mario l'esercito si legava al proprio generale e questo causò il decadimento della Repubblica .
I soldati non combattevano più per la patria ,ma per il loro capo.
  
P.s -Fraska sei uno studenti universitario in Storia o Filosofia? 
Ciao .
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08-November-2007
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Nuovo Utente
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Un'opinione
Salve a tutti,
la mitizzazione che il Fascismo fece del mondo romano antico era strumentale alla visione del mondo che il ventennio intese dare. Ma a mio parere il tentativo risultò goffo, come per tutte le mitizzazioni. Infatti si propose un modello molto stilizzato e si identificarono i valori fascisti in quelli della Roma imperiale, che di veri valori non ne ebbe molti. In effetti, riguardando un pò le testimonianze lettererarie e anche giuridiche del lungo periodo imperiale romano, si scorge il topos di una forte nostalgia verso l'Età repubblicana, quella precedente la conquista greca e l'ellenizzazione dei costumi. E di rimando, nell'età repubblicana forte era l'adesione all'ideale dei boni mores dell'età precedente. Insomma, i valori dell'antica Roma mi pare siano stati sempre il frutto di un rivogimento nostalgico verso un passato mitizzato. In questo sì il Fascismo è stato molto "romano", e non per nulla la sua collocazione politica tradizionale è a destra, nonostante la politica di Mussolini sia stata molto ondivaga e (per così dire) eclettica, non sempre classificabile come destrorsa. L'esaltazione della romanità imperiale durante il ventennio (soprattutto negli utlimi anni) fu un frutto fuori stagione, dagli esiti folkloristici, che rispondeva all' esigenza di ricostruire una forte identità nazionale, che era stata frustrata dai disastri della Grande Guerra. Altri modelli storici non potevano essere accolti dai fascisti: non l'ideale risorgimentale, nè quello comunale, troppo vicini ad una visione liberale e popolare della società, nè tantomeno quello cattolico, ostile ad una società militarizzata e estetizzante come quella proposta nel ventennio. Inutile dire che la proposizione di un nuovo (vecchio) modello derivava, come in ogni dittatura, dal bisogno di accreditare davanti alla società un sistema etico di rottura coi valori ritenuti fallimentari del recente passato e che aveva caratterizzato un periodo storico di successo. Come l'Impero romano, sacrificando le libertà politiche e soggiogando intere popolazioni, aveva raggiunto il culmine dello splendore militare, così l'Italia fascista, comprimendo la democrazia e praticando una politica estera asseritamente aggressiva, avrebbe realizzato una nuova età dell'oro. Ma la vacuità del modello di riferimento ben faceva il paio con l'assenza di idee chiare del Regime, soprattutto sotto il profilo economico e dei rapporti internazionali. Troppo distante era l'ideale militaristico dalla realtà storica in cui l'Italia versava. Alla vigiliia della tragica entrata in guerra l'errore più grave di Mussolini fu quello di non rendersi conto di questo scarto, forse perchè era caduto nella stessa rete di propaganda e di retorica che aveva creato. L'esperienza insegna che una comunità deve costruirsi autonomamente la propria identità, senza ricercarne una posticcia o addirittura farsela imporre da un preteso interprete(oggi, ad esempio, da certi media...). Altrimenti, nello smarrimento della coscienza di sè e accecata dall'ideologia, rischierà di compiere delle scelte dagli esiti infausti.
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08-November-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Mi complimento molto con Darseven, per le cose che ha scritto e che sottoscrivo in pieno.
Vorrei ribadire che il rifarsi a confuse immagini di romanità non appartiene a tutta la storia del regime fascista, ma soprattutto alle fasi finali o comunque a partire dagli anni trenta, durante gli anni del consenso, quando questi riferimenti esterici e retorici divennero onnipresenti e decisamente pacchiani.
Precedentemente i riferimenti alla storia, alla cultura e all'estetica romana o romanizzante erano più vaghi e saltuari (preferendo dare alla rivoluzione fascista soprattutto un'immagine di modernità, giovinezza e novità).
Certo, c'era il saluto romano, ma questo venne prima adottato dai legionari fiumani di D'Annunzio, certo inizialmente non fascisti (anche se li potremmo definire di destra) tanto che la Carta del Carnaro venne appoggiata dall'Unione Sovietica.
Anche il fascio littorio venne rievocato ben prima del fascismo, già dalla Rivoluzione francese eppoi, come simolo di giustizia, durante tutto il secolo seguente. [Ad esempio, il palazzo del Comune di Ancona, la mia città, presenta alcune statue di littori e molti, erroneamente, pensano che il palazzo sia stato eretto durante il ventennio, mentre il progetto risale ai primi anni del secolo]
Il fatto è che molti riferimenti retorici ed estetici alla romanità erano una moda comune a tutto il nazionalismo italiano precedente, soprattutto durante il risorgimento e nei decenni successivi: basti pensare a "l'elmo di Scipio" dell'inno di Mameli.
In alcuni casi hanno origine anche più antica, come nel caso della glorificazione della forza delle legioni romane da parte di Macchiavelli e dell'imitazione della loro struttura che se ne fece tra 500 e 600 per le fanterie.
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