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| Guerra ed Antropologia Rapporti tra guerra ed antropologia |
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11-August-2007
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Guerrieri e Spiritualità
Spero di inaugurare la sezione con un argomento pertinente......ero indicesa tra qui e Discussioni fuori tema, perchè è un pò particolare, ma popichè è questa la sezione in cui parliamo di guerra, credo che, in definitiva, lo si possa affrontare da un punto di vista antropologico.
Veniamo al sodo; alcuni definiscono la guerra come una forma, seppur estrema, di comuniciazione. una simile idea è espressa anche dal liverani per quanto riguarda il Vicino oriente antico. Quando la diplomazia non vada a buon fine non si può far altro che guerreggiare.......
La guerra ad ogni modo è una funzione molto importante nelle società umane spesso considerata un vero e proprio motore.......e la funzione del guerriero è stata in tutti i tempi vitale e centrale all'interno delle comunità così come la sua educazione.
Essa ovviamente dovette( e dovrebbe ) comprendere le tecniche di combattimento relative all'uso di armi o veicoli specifici nonchè tecniche di combattimento senz'armi .
Cosa centra dunque la spiritualità?
Essa c'entra poichè la formazione dello spirito del guerriero è importante tanto quanto la formazione del suo corpo, altrimenti in guerra si potrebbe rischiare di far la fine di un famoso maestro di spada giapponese, bravissimo in allenamento ma terrorizzato, dunque bloccato e incapace di agire, davanti a un gruppo di briganti manciuri nella guerra russo giapponese . Perchè in guerra si ha ben a che fare con la Vita e con la Morte e il confine tra le due cose diventa piuttosto labile.......
Si potrebbe dire, seguendo gli insegnamenti dello Zen, che la tecnica vince la forza e lo spirito vince entrambe (tecnica e forza fisica).
Dunque cosa c'entra l'antropologia? in realtà forse dovrei parlare di antropologia storica. In oriente, ad esempio in Giappone, sebbene le discipline derivate da antiche arti di guerra siano spesso praticate come sport, non mancano esempi in cui lo studio si fa più serio; alcune volte i dojo espongono la lista dei morti indicando anche il nome della tecnica assassina......agghiacciante.......altre volte ci si concentra sullo studio dei principi spirituali che formano il guerriero che- spalle rilassate ventre saldo ano chiuso e mente libera- affronta situazioni estreme di vita e di morte senza vacillare nell'animo ( e dunque sono applicabili più in generale a situazioni reali anche se non di guerra). Se esso infatti vacilla, come può il corpo non farlo?
In occidente al contrario per quel pò di marziale nostrano che è rimasto e si è tramandato si studia soprattutto la tecnica e antiche arti di combattimento sono sport e basta, senza affiancare alcuna riflessione di ordine spirituale; eppure, senza dover chiamare in causa i Templari, guerrieri monaci, non credo che la tradizione occidentale avesse qualcosa da invidiare a quella orientale.
Ho letto a proposito dei guerrieri longobardi , tra i quali quelli detti cinocefali furono considerati tra i più pericolosi poichè invasati dallo spirito del cane mostravano in battaglia una ferocia animale. i guerriri longobardi sono anche spesso raffigurati con i denti sullo scudo come se lo mordessero, in realtà pare che essi facessero battere i denti contro lo scudo perchè il nemico ne fosse terrorizzato..... come i guerrieri giapponesi ( ultimamente ho sentito la definizione di budeshava che spero di aver trascritto e inteso bene- anzi se qualcuno me lo può confemare aggiungo la parola nei tags-, per riferirsi a guerrieri particolarmente ferrati nello studio dell'atteggiamento spirituale e mentale adeguato, che comprende molti esercizi ad esempio tipici dello yoga) che facevano vibrare e tintinnare la corazza . Un tremore che terrorizza in virtù del fatto che esso è vibrazione e risonanza dell' energia di colui che l'emana.
Dicevo dunque che da noi non esiste, a quanto ne sappia io ,tradizione ininterrotta riguardo al corretto spirito e mente del guerriero e che alcune nozioni ci ritornano da oriente...... ma come potrebbero attecchire su un terreno sterile?
Queste sono le domande a carattere storico- antropologico che mi e vi pongo: come mai in occidente sia venuta meno la tradizione di uno studio completo( che quindi comprende anche la tempra dello spirito) di discipline marziali nostrane e attraverso quali meccanismi invece sia considerato piuttosto normale imparare e studiare le arti di combattimento orientali; inoltre in che modo avviene oggi l'addestramento dei soldati, quanto ci rientrino principi morali, etici ( in quanto la guerra è soprattuto qualcosa di ritualizzato)e soprattutto spirituali........ mi si dirà forse che oggi non si tratta di guerrieri e non si tratta di cavaliri ma di semplici soldati; tuttavia essi ancora affrontano le stesse situazioni estreme di vita e morte.....
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12-August-2007
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Utente attivo
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ciao Aquamarina, trovo la tua discussione molto interessante ed anche io mi sono sempre chiesta come mai in Oriente ci sia questa grande attenzione alla spiritualità legata ad ogni aspetto della vita e soprattutto questo legame tra i monaci e le arti marziali.
Sull'Oriente so ben poco, però posso portare il mio contributo a livello protostorico, momento in cui la figura del guerriero si codificò come elemento importantissimo della società, almeno in Europa... si può dire che grazie alle sue attività di razia, contribuiva al sostentamento delle comunità in cui viveva e man mano che le società si stratificavano, la casta guerriera diveniva anche l'èlite dominante e detentrice del potere. Anche i suoi simboli erano molto precisi, ad esempio molte spade, elmi, scudi, schinieri erano decorate con motivi solari e da molti autori l'essere decorati con effigi del Sole, la divinità suprema, significava racchiudere in sè la potenza e la sacralità della divinità e giustificare il proprio posto in seno alla società. Interessante è anche l'avvento della metallizzazione delle corazze, che dal cuoio passano al bronzo. In questo passaggio la corazza diventa luccicante e alcuni autori pensano, oltre ad un mutamento puramente funzionale, anche ad mutamento di impatto visivo in battaglia... un guerriero luminoso come il Sole sicuramente incuteva un certo timore o stupore destabilizzante nell'avversario.
Questa simbologia oltre tutto è rimasta anche nel Colleggio dei Sacerdoti-Guerrieri Salii di epoca romana... a Norchia è stata rinvenuta una tomba della fine dell'VIII sec. a.C., attribuibile ad un componente di questa cerchia, il quale possedeva una spada, una sorta di lituo sacerdotale e dei pettorali bronzei circolari con motivi solari. Questi sacerdoti-guerrieri erano famosi anche per le loro danze guerresche in cui ballavano percuotendo i loro scudi con delle mazze.
Penso che nell'antichità la sacralità della guerra fosse molto più sentita e presente che nel mondo contemporaneo... secondo me, la sacralità e la ritualità si è persa nel momento in cui sono entrate in gioco le armi da fuoco, certo anche prima la gente moriva e le stragi ed gli eccidi c'erano ugualmente, ma c'era un codice d'onore più profondo e anche chi diveniva cavaliere doveva fare un percorso spirituale e morale... l'arma da fuoco ha "allontanato" i belligeranti, si uccide anche stando molto lontani e non bisogna imparate movimenti o tecniche particolare per usare uno schioppo o un moschetto... Insomma, Paride che usava l'arco stando sulle mure di Troia non si può dire che fosse un bravo guerriero, in contrapposizione a Ettore che stava in campo e perdendo alla fine la vita.
Facci caso poi, se non sbaglio i cinesi avevano la polvere da sparo da secoli, ma solo con l'arrivo dei Portoghesi fu utilizzata nelle armi da fuoco.

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carpe diem... perchè panta rei!
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12-August-2007
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Nuovo Utente
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Grazie Cerebia, mi dici cose molto interessanti!
L'idea di aprire questo thread si è palesata proprio lo scorso luglio, durante lo stage di Kinorenma-Aikido cui ho partecipato, diretto dal Maestro Tada Hiroshi. Egli chiedeva la parola italiana equivalente al giapponese "budeshava" (sempre, come dicevo sopra che io abbia capito le lettere esatte) che racchiude un concetto di spiritualità ancora più alto ad esempio di budoka..... e su duecento persone nessuno è riuscito a trovarne veramente una.......guerriero , cavaliere ,ma nessuna delle due forse è realmente adatta (ad esempio cavaliere fa riferimento ai mezzi specifici del guerriero, non alla qualità spirituale del suo percorso di "studi") .
Le tue affermazioni riguardo al simbolismo solare fatto proprio dai guerrieri protostorici pure mi fa molto riflettere e ancora una volta mi fanno ricordare i concetti espressi da Tada Sensei : la Tempra dello Spirito e il suo affinamento producono "brillantezza" e "fulgore" nella tecnica marziale (e devo dire ho avuto la fortuna di vedere almeno un esempio lampante di tale brillantezza anche senza corazza metallica e fortunatamente non in guerra ma su un grande tatami  )
Dunque un appropriarsi "fisico", cioè tramite gli oggetti, di un simbolismo solare potrebbe riflettere una ricerca nella direzione di cui sopra.
Inoltre riflettevo sul fatto che gli Arcangeli nella religione cristiana sono raffigurati come Guerrieri, o pensavo a San Paolo che dalla spada passò alla penna........
Non credo però che un arciere sia da meno rispetto ad uno che combatte in pieno campo, anche lo studio del tiro con l'arco presuppone l'approfondimento dei principi spirituali anzi forse in misura maggiore, vista la maggiore distanza.
La distanza, credo, aumenta in effetti il rischio di perdita di una cognizione della realtà da un punto di vista spirituale, e non tanto con le armi da fuoco, quanto con proiettili lanciati da mezzi meccanici, dove l'uomo non vede ed effettivamente non tocca con mano gli effetti immediati della propria azione.....tanto maggiore è la distanza tanto maggiore dovrebbe essere lo studio dello spirito del guerriero, che anela fondamentalmente al superamento della condizione di guerra; in sintesi il percorso, come del resto è palese almeno nelle più importanti figure di guerrieri giapponesi, è : la spada nella mano, la spada nel cuore, assenza della spada ........ vi linko in proposito alcuni interessanti articoli riguardanti personaggi, recentemente scomparsi ( nell'800) che ,almeno nelle intenzioni, tennero vivo in Giappone il senso profondo delle arti marziali.........
Aikido: Anno 32
vi consiglio di leggere almeno le biografie di
Yamaoka Tesshu
Katsu Kaiju
Shirai Toru
mi piacerebbe sapere se esistettero in epoca affine anche dalle nostre parti simili personaggi o almeno fino a quando sono esistiti.......e qui ritorno alle iniziali domande.
Ciao
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12-August-2007
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AI Storia Senatus
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Aquamarina, trovo le tue domande assai interessanti e certamenete non sono il più accreditato a dare risposte. tuttavia per quel poco che so di cultura occidentale e quel pochissimo cheso di cultura orientale penso che le differeze cui ti riferiscisiano presenti non solo nell'ambito militare, non solo nella figura del guerrero, ma anche in molti altri aspetti, penso ad esempio alla sacralità di certe attività artigiane in Giappone (ad esempio la produzioen delle lame delle spade).
Penso si tratti di duee diverese Weltanschauungen, due concetti diversi, talora contrastanti di vivere il mondo. Nella cultura occidentale sembra essere importante il fine, in quella orientale la via, il percorso. Tuttavia non dimentichiamo, a onor del vero, che se da un lato ci sono gli "splendidi" o "splendenti" guerreri che raggiungono una spiritualià particolare aanche in Giappone gli eserciti erano fatti da massedi soldati arruolati non so quanto volontariamente, e a cui premeva di certo più una ciotola di riso e il salvare la pelle che il raggiungere l e mete spirituali.
Certe forme di spirtualità, di culto militare. di spirito di corpo o di qualcosa analogo esiste anche nella cultura occidentale, ma tende ad essere una meta collettiva più che una individuale.
Per il mondo greco pensiamo un momento a kalos kai agathos in cui gli elementi spirituali (certamente diversi da quelli orientali) esistono.
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12-August-2007
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AI Storia Senatus
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Data Registrazione: May 2007
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Mi viene in mente un librettino di quelli allegati alla rivista Storia e Dossier (il dossier appunto...), Samurai. Una casta di guerrieri, di Niccolò Capponi. Lui scriveva, cercando di spiegare le differenze tra le parole samurai e bushi (quest'ultima, che indica un <<appartenente al ceto dei combattenti>>, è <<spiritualmente più articolata rispetto a samurai>>): <<Questo excursus potrebbe sembrare superfluo per l'uomo occidentale, che almeno dall'età dei lumi non comprende che la razionalità, convinto che essa sia l'unico metro per misurare il comportamento umano. [...] la storia dei samurai è piena d'episodi incomprensibili per chi è vittima del postulato: razionalità=realtà>>.
Devo però anche dire che, nonostante sia probabilmente anch'io vittima di questo postulato (ma in realtà non saprei... la distinzione stessa tra razionalità e irrazionalità forse, se intesa in senso eccessivamente dicotomico e considerando il funzionamento del cervello così come il comportamento umano in qualsiasi situazione, è spuria. Utile da usare come modello magari. Ma appunto... è un modello, non la realtà. A questo punto sarebbe allora "irrazionale" espungere l'"irrazionalità" dalla realtà, essendone, bene o male, parte costitutiva. Per quel che riguarda la razionalità... non credo sia l'unico metro, ma credo pur sempre che sia un valore e un fine, in certi ambiti specialmente. Ambiti che certamente non esauriscono l'intero comportamento umano, e che del resto non sono privi, essi stessi, di elementi di "irrazionalità"), non ho trovato particolari difficoltà nel comprendere. E a dir la verità neanche così tanti episodi che incasellerei sic et sempliciter nell'"irrazionalità". Comunque...
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13-August-2007
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AI Storia Senatus
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Karl
Ma appunto... è un modello, non la realtà.
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Hai perfettamente ragione, Karl, questo è per me in ogni campo (particolarmente in quello mio specifico della psicoterapia) un principio estremamente importante, anzi fondamentale, che purtroppo viene spessissimo dimenticato prendendo il modello per realtà. Noi possiamo immaginare e cercar di comprendere i processi psichici solo usando modelli, analogie. Si tratta sempre di un "è come se...", non di un "è così"
Buon ferragosto a tutti!
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13-August-2007
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Nuovo Utente
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La mia impressione generale è che in Occidente molto sia stato letteralmente sommerso dall'avvento dei lumi( quella razionalità cui si riferifa Karl)o anche prima ; non so magari per opera anche della chiesa che si è prodigata a cancellare il paganesimo, fatto totalmente estraneo alla mentalità Giapponese( non so della Cina) dove uno si battezza con rito shinto, si sposa cristiano e muore buddhista......ma fino ad un certo punto si può dire che le vie d'oriente e quelle d'occidente furono simili. Gli indizi sono dovunque e non solo riguardo ai guerrieri ma anche a tutto ciò che di spirituale vi può essere nella vita e agli ambiti dove tale spiritualità ,cioè praticamente tutti, può essere applicata.
E sol ed esclusivamente per questo alcune arti marziali e discipline orientali possono essere praticate in un certo modo anche in occidente poichè trovano terreno fertile e mancanza........Che poi molte di esse siano divenute degli sport, può sembrare tipicamente occidentale ma succede anche in oriente.
non è dunque importante tanto la riuscita del singolo( non tutti pur seguendo le medesime vie arrivano a risultati importanti) ma il percorso che gli viene proposto; in tal modo il traguardo collettivo si esprime appieneo nel traguardo del singolo.
Per Cerebia: mi viene in mente che il culto solare si sia diffuso largamente in epoca imperiale romana appunto tra le truppe.......fino ad identificare, con abile manovra politica, l'imperatore con il sole......
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13-August-2007
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Utente attivo
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ciao Aquamarina,
hai ragione sul fatto dell'imperatore.... la sua figura era paragonata al Sole, il suo funerale era un rogo (come accadeva per i guerrieri o notabili di epoca protostorica o anche successiva) e il simbolo della sua apoteosi era l'aquila (gli uccelli oltre ad essere simbolo divino, erano anche quelli che conducevano le anime dei defunti -in particolare i guerrieri- nel mondo degli dei)
Sulle arti marziali nel mondo occidentale contemporaneo, mi piacerebbe sapere perchè arrivano sempre mediate dagli Stati Uniti, che molto spesso le stravolgono e le riducono a semplice fitness... che rimane dell'originale filosofia?

ciao ciao
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carpe diem... perchè panta rei!
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14-August-2007
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Sulle arti marziali nel mondo occidentale contemporaneo, mi piacerebbe sapere perchè arrivano sempre mediate dagli Stati Uniti, che molto spesso le stravolgono e le riducono a semplice fitness... che rimane dell'originale filosofia?
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beh, insomma. Per quanto riguarda l'Aikido che è la più giovane arte marziale giapponese( sebbene si rifaccia ad antichissime pratiche marziali come il daito ryu aikijujutsu) fu il Fondatore medesimo e il figlio, secondo caposcuola, che decisero di divulgare l'arte prima accessibile a pochi, e per far ciò inviarono allievi diretti del fondatore nel mondo. In Italia venne il Maestro Tada , ci restò circa 6 anni, continuando a seguire poi l'associazione con più raduni annuali.
Gli allievi di Ueshiba Morihei( il Fondatore dell'Aikido appunto) avevano l'obbligo di partire con pochi soldi e di vivere solo grazie all'Aikido, di non avere contatti con i parenti nè chiedere aiuti a casa........qualche racconto è sulla rivista di cui ho fornito il link.
Sebbene inizialmente si appoggiasse al judo( nel senso che i primi a vederre in azione il Maestro Tada furono dei judoka), il Maestro non volle fare dell'Aikikai(Associazione dell'Aiki)d'Italia un'associazione sportiva8 come erano quelle in cui si praticava judo) e creò dunque un'associazione di cultura tradizionale giapponese, poi decretata Ente Morale dallo stato italiano nel 1978.........
per fortuna non passa tutto dagli Usa, come vedi ,e non tutto è fitness( anche se per le arti marziali parlerie piuttosto di "scassness"  )
Ciao
mi
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14-August-2007
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Aquamarina
La mia impressione generale è che in Occidente molto sia stato letteralmente sommerso dall'avvento dei lumi( quella razionalità cui si riferifa Karl)o anche prima ; non so magari per opera anche della chiesa che si è prodigata a cancellare il paganesimo, fatto totalmente estraneo alla mentalità Giapponese( non so della Cina) dove uno si battezza con rito shinto, si sposa cristiano e muore buddhista......ma fino ad un certo punto si può dire che le vie d'oriente e quelle d'occidente furono simili. non è dunque importante tanto la riuscita del singolo( non tutti pur seguendo le medesime vie arrivano a risultati importanti) ma il percorso che gli viene proposto; in tal modo il traguardo collettivo si esprime appieneo nel traguardo del singolo.
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Il mio prof di filosofia del liceo sosteneva che la differenza fra l'Occidente e l'Oriente risiedesse nel modo di approccio alla realtà. Nel mondo occidentale si è sempre battuta la strada della ragione e della razionalità fin dall'antica Grecia in cui i filosofi erano anche matematici e fisici e così è stato fino all'avvento di Galileo in cui ci fu una scissione più netta tra scienza e filosofia. Poi la chiesa ha fatto il suo, oscurando con la sua morale ogni altra forma di spiritualità tacciandola di idolatria o eresia.
Nel mondo orientale invece, sempre il mio prof sosteneva che si fosse percorsa una strada che privilegiava la spiritualità, le forme di riflessione e di misticismo.... non a caso i vari culti misterici, mitrei, zoroastristi erano di origine orientale e non erano ben visti dal mondo più razionale della filosofia classica. Poi il fatto che in Oriente non vi siano state religioni rivelate prodotte in loco ma filosofie di vita che indicavano la Via, beh ha lasciato le persone libere di coltivare ogni forma di spirtulità!
ciao ciao 
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14-August-2007
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AI Storia Senatus
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Non posso che condividere quanto il tuo prof. di filosofia diceva! Vi è però anche in occidente una corrente mistica, che però è legata al cristianesimo. Penso a Hildegard di Bingen e a figure analoghe. (Una certatendenza al misticismo è presente nella cultura germanica, purtroppo spesso intrisa di fanatismo il che porta a effetti tragicamente distruttivi, anche il nazismo aveva, o voleva avere o mostrare, una componente di questo tipo) Temo però che non pochi mistici in occidente siano finiti sui roghi come eretici o per lo meno siano stati isolati dalla chiesa ufficiale.
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14-August-2007
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dceg
Temo però che non pochi mistici in occidente siano finiti sui roghi come eretici o per lo meno siano stati isolati dalla chiesa ufficiale.
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Concordo pienamente... e non vorrei sbagliarmi, ma anche San Francesco può essere considerato un mistico cristiano e guarda caso la Chiesa ufficiale lo voleva accusare di eresia, poi però quando ha scoperto che il suo misticismo riportava il popolo nelle chiese lo hanno riabilitato, facendolo anche, molto dopo la sua morte, il Santo Patrono d'Italia.
Sul nazismo, se non ricordo male, Hitler era ossessionato dalle reliquie o dall'occulto in generale.
Per Aquamarina: per fortuna che non tutto è mediato dagli Stati Uniti...
ciao  ciao
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15-August-2007
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Nuovo Utente
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A mio parere le differenze tra l' Oriente e l'Occidente a livello spirituale sono minori di quanto normalmente si creda .......e anche a livello di razionalità!
Ricordiamoci ,giusto per fare un 'esempio, che i Veda sono intrisi di conoscenza scientifica( con veri e propri trattati dedicati) e che la filosofia greca resta magari in contrasto con la "religione tradizionale" "politicizzata" ma è sostanzialmente una ricerca spirituale che parte dalla Natura, nella quale lo spirito divino -e questo credo sia una nozione comune in assoluto a tutte le religioni del mondo, dove più dove meno palese- si esprime a pieno.
Considerare filosofi come Empedocle Parmenide Pitagora Socrate e Paltone poco spirituali sarebbe veramente erroneo ed è infatti stato l'errore del secolo dei lumi che ha raffreddato la cultura classica togliendogli l'anima originaria per dargliene un surrogato estetico......( basti pensare alle fredde, bianche opere del Canova, dove invece il marmo bianco greco era sempre vivificato dal colore, e quello latino dallo studio dell'espressività semplicemente scolpita......)
Pensiamo poi che l'alto medioevo almeno fino a Dante può essere considerato un periodo di forte rinnovamento spirituale, una volta allontanato il pericolo più immediato di eresie........ allora abbiamo Benedetto di Chiaravalle, Raimondo Lulllo ,S. Francesco, Dante stesso e chi più ne ha più ne metta......
Mi pare che la tendenza si sia definitivamente invertita con la controriforma, resistendo solo la Chiesa Francescana( che ancora porta avanti lo stesso tipo di discorso) nella figura ad esempio di Ignacio de Loyola( egli propone-facendo gli adeguati cambi di oggetto- esercizi praticamente identici a quelli che io stessa pratico come preparazione e base per l'Aikido!) e mettendo al rogo tutti i pensatori -e non solo-che proponevano percorsi spirituali diversi( Giordano Bruno, Campanella e Spinoza, per esempio,anche se l'ultimo mi pare se la sia scampata....) e questo perchè, a mio parere un percorso spirituale consapevole ed adeguato rende Libero l'uomo, uno troppo rigido e dottrinale invece lo rende Schiavo essendo uno Pseudo percorso.
L'uomo libero può sottostare ad un'organizzazione statale ed agire perchè essa proceda per il meglio, l'uomo schiavo può solo subirla......
Cartesio e Galileo hanno dato il colpo di grazia provocando la definitiva scissione tra mente corpo e spirito.........scissione che di per sè non aiuta purtroppo lo sviluppo dell' Uomo ......... scissione, compromesso :Galileo non fu bruciato nel corpo anche se completamente annichilito nello spirito pagando lo scotto della sua stessa "scoperta".
L'unica differenza tra l'Oriente e l'Occidente è proprio questa essi hanno mantunuto l'idea e la pratica dell'idea che il percorso spirituale consapevole ed adeguato rendere Libero l'uomo.
e hanno fatto della guerra un percorso spirituale identificando nel budo l'arte di deporre le armi........
L'Europa è vecchia , e l'energia vi ristanga dopo che l'Uomo Comune ha perso, in parte o del tutto, le sue facoltà di difendersi ,le sue facoltà spirituali , quasi persino quelle procreative, e -affamato- cerca di ricordarsi di sè stesso chiedendo a chi ancora, almeno a livello generale, ricorda mantiene e porta avanti......
Però, forse, sarebbe più facile se ci si ricordasse di sè stessi attraverso lo studio del proprio passato o, quantomeno prendendo la tradizione orientale come spunto di dialogo, confronto e ricerca senza recepirla passivamente come a volte si vede in giro, o peggio fraintendendo e storpiando il tutto .......
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15-August-2007
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AI Storia Senatus
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Anch'io credo che le differenze tra Oriente ed Occidente siano poi meno sostanziali e grandi di quanto apparentemente possa sembrare. L'unica cosa che faccio fatica a comprendere (evidentemente subisco il limite di cui scriveva Capponi) è il concetto e la categoria di "spirito".
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