Riporto quanto mi è stato raccontato dai miei, che essendo morti da molti anni non posso più intervistare:
Io sono nato in un piccolo paese della provincia di Udine, nell'appartamento in un castello affittato dalla mia famiglia, dove mia madre e mia sorella erano sfollate, dato che Trieste era minacciata e poi soggetta ai bombardamenti. In origine avrebbe dovuto esserci insieme una famiglia di amici, che però essendo ebrei dovettero nascondersi e riuscirono fortunatamente a scampare alle deportazioni.
Nel castello si instaurò prima un reparto della Wehrmacht, ed i rapporti della mia famiglia con gli ufficiali tedeschi erano buoni (i miei genitori parlavano entrambi il tedesco correntemente): lo testimonia ancora una foto che ritrae mia madre, fatta da un ufficiale tedesco di professione fotografo, pare un collaboratore dello studio di quel Heinrich Hoffman che, amico e fotografo ufficiale di Hitler gli fece conoscere Eva Braun. Mio padre, forse un po' geloso sosteneva che la bravura del fotografo era stata di aver posto in risalto la sigaretta in mano a mia madre ed il fumo che ne saliva... - La foto la conservo ancora.
Fuggiti o arresisi i tedeschi nel castello prese posto un reparto dell'esercito inglese in cui erano inquadrati volontari stranieri, e uno di essi, un tedesco che aveva lasciato la Germania perché ebreo e che combatteva il nazismo, mi insegnò a camminare! - Anche negli orrori della geurra il mio futuro europeista era segnato! - Si racconta che una volta al di fuori di una farmacia in un paese vicino fu rubata a mio padre, che si trovava lì presso la famiglia in quanto congedato per malattia lavorava alle ferrovie a Udine, due chili di mele appesi in una rete al manubrio, che dovevano servire a me, appena svezzato. Mia sorella "non mi perdona" ancor oggi di aver dovuto sacrificare la sua mamma coniglia con i coniglietti in cambio di un chilo di zucchero per me. (Io ero nato in casa prematuro e sono sopravissuto senza ospedali, incubatrici ecc.)
Ancora un aneddoto su mio padre, ufficiale di complemento a Bologna al servizio di un alto ufficiale appartenente alla famiglia Savoia. Mio padre rimase per sua fortuna sempre in Italia e non dovette mai partecipare ad azioni militari, il che ben si confaceva alla sua indole pacifica. A Bologna, non sul fronte ma in guerra!, non portava nella fondina la pistola di ordinanza, che secondo lui era pesante, inutile e pericolosa, ma prima una torcia elettrica a forma di pistola, e poi, dato che la sua bella torcia gli fu rubata, una sagoma di legno dipinta di nero, con cui io poi da bambino ho molto giocato. Se la cosa forsse divenuta pubblica, un bel processo davanti al tribunale militare, con chissà quali conseguenze, con sarebbe mancato. Ma la comodità per mio padre era più importante, e forse era anche il suo modo di ribellarsi.
Ultima Modifica di dceg : 12-June-2007 16:03.
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