Ringrazio per l'apprezzamento Ivan e Dceg.
Vorrei inoltre aggiungere un argomento su cui discutere, non inserito nell'articolo in quanto piuttosto soggetto a valutazioni soggettisve e speculazioni.
Il punto è questo: tra i motivi che in Germania impedirono la formazione di una resistenza su vasta scala e "militarmente" attiva, vi è forse il carattere stesso del popolo tedesco? Vi è forse un'attitudine congenita all'obbedienza "cieca" e un particolare gusto per la gerarchia? Vi è (o vi era) un'autentico spirito di superiorità razziale tale da far condividere alla stragrande maggioranza della popolazione la politica della superiorità germanica?
Naturalmente, già nell'articolo ho accennato a come l'attività di repressione nei confronti di qualsiasi forma di potenziali avversari politici fosse particolarmente precoce, feroce ed efficace. Questo potrebbe certo spiegare molto della debolezza del fenomeno "resistenza" in Germania.
Eppure, contrariamente a quanto avvanne nel resto d'Europa, nessuno si diede mai alla clandestinità e prese le armi contro il regime, neanche nel periodo tra l'estate del '44 e la fine della guerra nel maggio 1945, quando ormai ogni speranza di vittora o anche solo di pace onorevole era orami persa.
In Italia, per fare un esempio a mio parere inerente, negli anni dopo il 1943, la resistenza si sviluppò soprattutto in seguito all'arruolamento forzato nelle file dell'RSI. Molti preferirono rifugiarsi nei monti ed iniziare la guerra partigiana.
Questo in Germania non avvenne mai. Anche negli ultimi mesi di lotta disperata, quando venivano arruolati vecchi e poco più che bambini, nessuno scelse mai la lotta partigiana, e furono invece molti quelli che aderirono entusiasticamente alle file dell'esercito territoriale, con la precisa coscienza di difendere inutilmente il suolo tedesco e il Terzo Reich.
Tutto questo credo debba far riflettere tutti, ma soprattutto il popolo tedesco.
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