Discussione: Romani animisti?
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Vecchio 06-April-2008
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ShemsuHor Visualizza Messaggio
Ciao a tutti...

Mi inserisco nel discorso (anche se non so nulla sui Romani) per fare qualche considerazione sull'importanza della parola nel pensiero magico-religioso egizio.

Il nome era importantissimo nelle pratiche magiche: la sua conoscenza e la sua corretta pronuncia. Invocare un dio con il suo nome signifiva "costringerlo" a rispondere ed esaudire le richieste di chi lo chiamava. Conoscere il nome di un essere umano permetteva di fargli del male o del bene. Il nome era parte integrante dell'essere umano al pari della sua anima.
Nei Testi delle Piramidi vi sono vari riferimenti al potere del nome del sovrano associato agli dei. Per esempio "Se il nome di Osiride fiorisce nel nome di Abydos allora il nome di Pepi fiorirà e questa sua piramide fiorirà e questo suo edificio fiorirà per tutta l'eternità!".
Senza il nome nessuno poteva essere giudicato nell'aldilà da Osiride, non poteva iniziare una nuova vita senza che gli dei conoscessero il suo nome e dopo la nascita l'esistenza dell'uomo iniziava quando per la prima volta veniva pronunciato il nome. Il defunto doveva conoscere determinati nomi per compiere senza problemi il suo viaggio nell'aldilà, essere introdotto al cospetto di Osiride e vagare liberamente nella Duat. Nel Libro dei Morti un intero capitolo insegna al defunto il nome di tutti gli elementi della barca sulla quale doveva navigare verso l'aldilà e che era necessario pronunciare:

Luogo nel quale si lega la barca: Dimmi il mio nome.
Defunto: Signore delle due terre, abitante del tempio è il tuo nome.
Timone: Dimmi il mio nome.
Defunto: Gamba di Hapiu è il tuo nome.
e così via...

Un'altra leggenda riporta di come Iside desiderasse i poteri del dio Ra ma non potesse averli senza conoscere il suo nome. Così modellò un serpente nell'argilla e avvelenò il dio Ra per sapere il suo nome in cambio della sua opera guaritrice. Ricorda quando Mosè, sul monte Sinai, chiese il nome di Dio e questi (furbetto) gli rispose: Io sono colui che sono.

L'argomento è trattato ampiamente da Wallis Budge in Magia Egizia.
Sarebbe interessante fare una comparazione con altri popoli. Chi ne sa di più?
Ciao.
Per non dimenticare il fatto (implicito in quello che tu hai detto) che anche nei riti per il defunto e nelle preghiere per lui, pronunciare il suo nome era fondamentale per permettergli di vivere nell'aldilà.

Cancellare il nome del defunto dalle pareti, in modo da non poterlo più leggere e non permetterne il ricordo significava praticamente condannarlo alla dannazione in quanto la sua vita ultraterrena non poteva essere perpetrata con i riti terreni

Credo e spero di non aver detto eresie
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