Molto interessante questo tuo primo post, Karl.
Devo ammettere di non conoscere a fondo la polemica (accademica e non) sulla questione del "revisionismo", anche perché sono sempre stato tendenzialmente contrario ad etichette di vario tipo in ambito storico-storiografico. Concordo con te: ci sono solo bravi storici (più scrupolosi e meno inclini alle facili e roboanti prese di posizione) e storici meno bravi. Ci sono poi i giornalisti (categoria per cui non nutro particolare apprezzamento, salvo eccezioni) o storici che assomigliano ai giornalisti nel senso che ne adottano i pessimi (a volte) metodi di comunicazione, privi di scrupoli ed attenti soprattutto alla notorietà e quindi facili al sensazionalismo.
Concordo quindi che il concetto di "revisionismo" è stato creato o perlomeno pompato dai mass-media.
Eppure bisogna riconoscere che alcuni punti di vista, sia tra gli "addetti ai lavori" che tra la gente comune, riguardo a specifici avvenimenti storici, siano a volte cambiati in modo evidente; spesso per merito (o colpa, a seconda dei punti di vista) di alcuni storici pionieri.
Rimanendo alla questione fascismo-resistenza, che più larga eco ha avuto nei mass-media, è indubbio che gli avvenimenti nell'Italia post 1943, fino ad alcuni anni fa venivano etichettati, quasi senza eccezione, sotto la dicitura "guerra di liberazione". Da alcuni anni non fa più scandalo usare il termine "guerra civile". Si tratta di "etichette", d'accordo, ma mi sembra che siano una sintesi efficace di connotazioni tra loro piuttosto differenti e ben differenziate nel tempo: prima degli anni '90 si aveva un certo tipo di connotazione molto manicheista tra le due parti (partigiani=buoni, fascisti=cattivi; rovesciata nel caso della minoranza dell'estrema destra), dopo gli anni '90 la posizione si è fatta più fluida e complessa, a mio personale parere decisamente più oggettiva e rispettosa della realtà storica.
Parimenti, sia pure con effetti mass-mediatici assai minori, nel corso degli ultimi decenni il medioevo ha cesssato di essere visto soprattutto come un'epoca di decadenza – i secoli bui – grazie a diversi storici come Jaques LeGoff, che hanno apportato una lenta rivoluzione culturale in quest'ambito, senza che sia stata loro appiccicata addosso l'etichetta di "revisionisti".
Eppure in alcuni casi di vera rivoluzione si tratta e credo che i manuali scolastici delle medie e delle superiori siano una buona cartina al tornasole. Al di là di un generale peggioramento nell'approfondimento dei contenuti (ma questa è un'altra storia) mi sembra che rispetto alle posizioni relativamente omologhe di vent'anni fa, in cui spesso era riconoscibile (almeno a posteriori) la scuola storiografica marxista (ho studiato sul Camera-Fabietti e sul Brancati), oggi si assista a posizioni più disparate e l'uso di termini come "guerra civile" in riferimento al post '43 ne sono un chiaro sintomo. Se questo sia bene o sia un male non voglio e non posso dirlo, ma qualcosa è cambiato sia che lo si voglia chiamare effetto del "revisionismo" o se invece lo vogliamo considerare la normale e continua evoluzione e mutazione del pensiero storico. Personalmente abbraccio di più la seconda versione.
Il punto è che, come sempre, bisogna avere diffidenza per le posizioni troppo estremiste e manicheiste; una volta preso atto di questo "pericolo" ogni revisione, purché supportata da dati ed analisi, è la benvenuta.
Ultima Modifica di astracedi : 27-May-2007 13:24.
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