Certo "gli arnesi della musica" (È il titolo di un vecchio bel libro di Leonardo Pinzauti) hanno avuto un ruolo non trascurabile, ma vi è un'interazione, nuove forme musicali portano a nuovi stumenti e strumenti nuovi o migliori aprono nuove possibilità. Comunque la bontà dello strumento non sopperisce ad un esecutore mediocre o non aiuta un compositore poco dotato.
La musica organistica di Bach o di Buxtehude, per fare un esempio, presuppone i grandi organi barocchi tipici dell'area tedesca. A S. Marco a Venezia si è sviluppata una particolare forma musicale che sfruttava la presenza di due organi, mentre per i Fiori musicali di Frescobaldi basta un piccolo organo (Nella chiesa di S. Cristina a Torino, in piazza S. Carlo ve n'è uno - spero ci sia ancora - dietro l'altare, nascosto. Un organo napoletano con i tasti in legno d'ulivo, un gioiello con un suono indimenticabile, adattisssimo appunto per Frescobaldi ma non per Bach, in quanto la sua estensione è ridotta).
Gli Stradivari sono degli strumenti incomparabili, ma per certe composizioni d'oltralpe vanno forse meglio gli Stainer, tirolesi, che però furono influenzati dai liutai cremonesi.
Ma qui stiamo veramente andando nel difficile, nel particolare. Non dimentichiamo però che in passato le esecuzioni erano di gran lunga meno buone di quelle a cui noi siamo abituati, la preparazione dei musicisti era alquanto scadente, il tempo per le prove poco. La perfezione che oggi conosciamo era ancor poco più di cento anni fa sconosciuta.
Ultima Modifica di dceg : 24-February-2008 10:20.
Ragione: Correzione titolo del libro
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