Nemmeno io Claudio.
La cosa per me assurda è affrettarsi a riconoscere questo nuovo stato senza la minima garanzia di legalità, democrazia e rispetto delle minoranze. Chi si affretta oggi a riconoscere l'indipendenza del Kosovo lo fa firmando una cambiale in bianco (e spero davvero che in Parlamento qualcuno si opponga alla scriteriata iniziativa della Farnesina).
Sono numerosi gli episodi di discriminazione, violenza nei confronti delle minoranze e l'illegalità diffusa (si stima che i traffici illegali rappresentino la maggior fonte di ricchezza prodotta dall'economia kosovara). Dalla fine della guerra soltanto circa 20000 dei 250000 serbi sfollati per lo più in Serbia e Macedonia, hanno potuto fare ritorno nelle loro terre, spesso nell'impossibilità di riappropriarsi dei propri beni - e qui il governatorato UNMIK ha mostrato una delle tante lacune.
Quindi non solo si è rinunciato a intraprendere un percorso nella legalità del diritto internazionale, ma sono stati messi in secondo piano i principi di democrazia e rispetto dei diritti di tutti i cittadini. Ci sono i rapporti delle organizzazioni umanitarie non governative a testimonialo (Amnesty International, HRW).
La situazione economica è disastrosa, l'illegalità come dicevo, a quanto ho letto in questi mesi è nell'ordine delle cose e in ogni ambito, ma nonostante questo l'Europa ha scelto di non decidere, e di andare in ordine sparso. Gli Stati Uniti possono permettersi una politica miope e cinica a molte migliaia di chilometri di distanza, ma l'Europa può farlo?
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