Non mi illudo che la gente che ora vive (o è fuggita) in Afganistan o in Mozambico, trovino grandi differenze tra oggi e la guerra di oltre sessant'anni fa.
Eppure c'è la fondamentale differenza del numero delle persone e delle superfici geografiche coinvolte. Durante la Seconda guerra mondiale sono decine, anzi centinaia di milioni le persone coinvolte direttamente nel conflitto e che in un modo o in un altro hanno delle storie da raccontare, storie che hanno segnato la loro esistenza. Se poi consideriamo anche la vita dei civili non direttamente nel teatro bellico la cifra sale a miliardi di persone. Basti pensare alle fabbriche statunitensi con operaie donne, all'acquisto dei buoni del tesoro finalizzato "allo sforzo bellico", allo zucchero delle piantagioni brasiliane destinato agli impianti chimici che producevano armamenti, alle famiglie dei militari del commonwealth (es. Indiani)... Ma lo sapevate che una divisione Brasiliana ha combattutto proprio qui in Italia? Insieme a marocchini, indiani, polacchi, canadesi, greci, ebrei, turcomanni, neozelandesi, algerini, inglesi, americani, francesi, tedeschi, russi (arruolati con i tedeschi) e ovviamente italiani (e probabilmente ne dimentico alcuni).
E' stata una guerra MONDIALE e su scala mondiale (anche in senso numerico) dobbiamo pensare alla diffusione di storie come quella raccontata. L'Afganistan, teatro di guerra da 18 anni, è una tragedia immane ma – sarò forse cinico – bisogna dire che è una tragedia limitata ad un quantitativo relativamente ristretto di persone. La seconda guerra mondiale presenta le stesse tragedie ma su scala immensamente più vasta.
Non mi addentro sul discorso della guerra "portata" in questi paesi dai nostri militari. Dico solo che non sono affatto d'accordo e bisognerebbe almeno distiguere casi isolati (Somalia?) dagli scopi, motivazioni e generale comportamento dei militari europei (se guardiamo all'altra sponda dell'Atlantico i discorsi si fanno più delicati). Questo è però un discorso molto "pericoloso" che non voglio assolutamente portare avanti in questa sede.
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