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Vecchio 08-June-2007
astracedi astracedi Non in Linea
AI Storia Senatus
 
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Predefinito vicende umane durante la guerra

In questi giorni ho molto saltuariamente ascoltato una interessante trasmissione di Radio3 - "Internierter" – che presentava le testimonianze di alcuni delle decine di migliaia di militari italiani che, dopo l'8 settembre '43, sono stati internati nei campi di concentramento tedeschi.

Non parlerò del pur interessantissimo argomento della sorte dei nostri militari dopo lo sfacelo dell'8 settembre, ma nell'ultima puntata ascoltata quest'oggi (tutte le puntate si possono comunque riscoltare sul sito di Radio3) è stato raccontato un piccolo episodio molto toccante.

Uno dei reduci, internato in un campo vicino al confine tra Austria ed Ungheria, raccontava della liberazione da parte dell'esercito sovietico. Dopo l'arrivo del primo carro armato russo, i nostri ora ex-prigionieri rimasero alcuni giorni come inebetiti, senza sapere cosa fare (ora non c'era nessuno che dava loro tutti gli ordini) ed infine, raccolti alcuni stracci si diressero dove era più probable trovare cibo: incontro alle colonne in avanzata dei russi. Questi li indirizzarono verso un campo di raccolta in Ungheria, dove venivano convogliati tutti i prigionieri non russi che venivano man mano liberati (oltra agli italiani, inglesi, francesi, ecc.), campo che la colonna degli italiani raggiunse, a piedi e quasi senza cibo, dopo una marcia di 180 km.
Qui vennero schedati da tre soldatesse dell'Armata Rossa incaricate. La soldatessa che schedò il nostro reduce era una ragazza di 17 anni che sarebbe poi divenuta sua moglie.
La ragazza era di Staligrado e nel '42 aveva vissuto la tragedia dell'assedio tedesco. Quando, nell'ottobre dello stesso anno, le sorti si ribaltarono in seguito alla controffensiva sovietica, i tedeschi, prima che la trappola si chiudesse, evacuarono o tentarono di evacuare quanti non direttamente utili al combattimento, insieme a molti russi, utili come forza lavoro; tra questi la ragazza ed i suoi genitori.
Durante la marcia di centinaia di km in mezzo alla neve, giorno e notte, il padre, già ammalato, una notte morì tra le braccia della ragazza. Lei e sua madre giunsero infine in un lager, in ungheria, dove erano usate come manodopera gratuita (schiavi, se volete). Un giorno dissero alla ragazza che sua madre si era ammalata e che era stata portata nell'ospedale del campo; dopo alcuni giorni le dissero che sua madre era morta. Dopo la guerra si venne a sapere che in quell'"ospedale" si facevano anche strani eseprimenti su cavie umane... Il vero destino della madre non si verrà mai a sapere.
La ragazza ed il reduce, si innamorarono e non avendo lei più nessuno, lo seguì in italia.

Sarò forse un sentimentale, ma devo dire che ascoltare questa storia dalla viva voce di uno dei due protagonisti, mi ha profondamente emozionato.
E questo soprattutto perché mi rendo conto che episodi così dolorosi ed umani, non sono stati affatto rari durante il secondo conflitto mondiale.
E' stato un periodo che ha toccato milioni di persone, militari e civili, in un modo che per noi non è neanche pensabile, e quello che si può immaginare sentendo questo od altri racconti rende solo una pallida idea di quello che può aver lasciato nell'animo di queste persone.

Sentendo racconti come questo mi viene spontaneo pensare quanto siamo fortunati, noi, a vivere in un mondo dove fatti del genere sono fortunatamente non così comuni come lo sono stati sessant'anni fa.
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Marco Astracedi
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