Mi complimento molto con Darseven, per le cose che ha scritto e che sottoscrivo in pieno.
Vorrei ribadire che il rifarsi a confuse immagini di romanità non appartiene a tutta la storia del regime fascista, ma soprattutto alle fasi finali o comunque a partire dagli anni trenta, durante gli anni del consenso, quando questi riferimenti esterici e retorici divennero onnipresenti e decisamente pacchiani.
Precedentemente i riferimenti alla storia, alla cultura e all'estetica romana o romanizzante erano più vaghi e saltuari (preferendo dare alla rivoluzione fascista soprattutto un'immagine di modernità, giovinezza e novità).
Certo, c'era il saluto romano, ma questo venne prima adottato dai legionari fiumani di D'Annunzio, certo inizialmente non fascisti (anche se li potremmo definire di destra) tanto che la Carta del Carnaro venne appoggiata dall'Unione Sovietica.
Anche il fascio littorio venne rievocato ben prima del fascismo, già dalla Rivoluzione francese eppoi, come simolo di giustizia, durante tutto il secolo seguente. [Ad esempio, il palazzo del Comune di Ancona, la mia città, presenta alcune statue di littori e molti, erroneamente, pensano che il palazzo sia stato eretto durante il ventennio, mentre il progetto risale ai primi anni del secolo]
Il fatto è che molti riferimenti retorici ed estetici alla romanità erano una moda comune a tutto il nazionalismo italiano precedente, soprattutto durante il risorgimento e nei decenni successivi: basti pensare a "l'elmo di Scipio" dell'inno di Mameli.
In alcuni casi hanno origine anche più antica, come nel caso della glorificazione della forza delle legioni romane da parte di Macchiavelli e dell'imitazione della loro struttura che se ne fece tra 500 e 600 per le fanterie.
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