Bè sì. Weber ci scrisse, a inizio '900, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo. In cui molto brevemente lega lo sviluppo del capitalismo al calvinismo. Secondo lui il dogma della predestinazione (cioè dio ha già deciso, indipendentemente dalle nostre azioni, chi verrà salvato e chi no) avrebbe favorito la nascita dello "spirito del capitalismo". E cioè invece di dar luogo alla rassegnazione (che vivo e lavoro a fare? tanto sono fregato...), ha finito per costituire uno stimolo (probabilmente anche un bisogno psicologico per combattere l'angoscia di avere un destino ultraterreno già scritto?). E anzi il successo terreno è diventato un segnale, un "preavviso" che nell'aldilà si era destinati alla salvezza. Per cui si cercava di raggiungerlo.
La tesi com'è inevitabile è stata discussa e criticata, e talvolta lo è ancora oggi. Poi si corre sempre il rischio di "assolutizzare" le posizioni. Per cui magari, come reazione per esempio alle spiegazioni marxiane, accusate di sottovalutare o non considerare proprio l'aspetto "sovrastrutturale", o di considerarlo solo in termini negativi, si finisce per fornire una spiegazione puramente in termini di "spirito", "etica", credenze religiose, ecc. In realtà secondo me nè Marx nè Weber erano due idioti, nè degli sprovveduti. E le rispettive analisi non necessariamente devono essere considerate come opposte, ma possono essere considerate anche come complementari, almeno in parte.
Personalmente non fatico a credere che un atteggiamento come quello considerato da Weber possa aver favorito sviluppo e diffusione, e anche nascita del capitalismo. Ridurre tutto a questo mi pare semplificatorio, e tuttavia c'è da considerare il fatto che molti tra i primi imprenditori provenivano da gruppi marginali, come eretici ed ebrei.
|