Alla morte improvvisa di re Kamose salì al trono di Waset suo fratello Ahmose che in quel momento aveva circa cinque anni. Il regno fu retto dalla nonna Tetisheri che si fece carico della delicatissima attività di politica estera. Sul trono di Avari sedeva re Apophis che approfittò della situazione rioccupando alcune città perdute nella campagna militare condotta dal re defunto. Nel vicino Oriente i re Ittiti avevano consolidato il loro potere e iniziavano a estendere i loro territori dirigendo i loro attacchi nell’area della Siria, zona controllata da vassalli hyksos, arrivando anche a conquistare Aleppo importante città di transito e crocevia di piste carovaniere. Questa situazione, certamente più pericolosa per il regno hyksos che non la sopravvivenza di un regno governato da un fanciullo, portò a una grossa vittoria politica della reggente Tetisheri che, quasi certamente, raggiunse un accordo di non belligeranza, quantomeno di fatto, anche se la cosa costò molto in termini di tributi e proibizioni al regno di Waset. Oltre alla proibizione già in vigore di accedere a qualsivoglia genere di cave o miniere verosimilmente fu vietato l’acquisto di legname necessario alla costruzione di navi e importato dal Libano, in quanto proprio la flotta fluviale di Kamose distrusse quella hyksos ed era in quel momento l’arma in cui gli egizi eccellevano nei confronti di chiunque. Vennero aumentate anche le visite ispettive, peraltro già in funzione da prima dell’inizio delle ostilità, per verificare l’applicazione degli accordi e un aumento dei tributi in tutta l’area di Waset e delle città alleate che furono messe in ginocchio ma mantennero la loro indipendenza. La politica estera di Tetisheri si rivolse a queste città oppresse come anche a tutte le altre lungo il corso del fiume istigandole alla ribellione e a unirsi contro l’oppressore. Questa politica diede i suoi frutti con l’allacciamento di alleanze fra tutte le città dell’Alto Egitto che già in precedenza si erano coalizzate in occasione del primo scontro durante il quale perse la vita Seqenenra Tao II e nelle altre città lungo il corso del Nilo crebbe il malcontento nei confronti degli occupanti asiatici. L’attività politica di Tetisheri si spinse fino in Bassa Nubia dove il governo del nuovo regno di Kush era alleato degli hyksos ma al suo interno aveva oppositori, i Mejaui, che accettarono di combattere a fianco degli egizi. Essi divennero i primi mercenari della storia e il corpo scelto della guardia personale del faraone. L’esercito era stato disperso dopo la morte di re Kamose e questi mercenari andarono a costituirne il nuovo nucleo intorno al quale la madre del nuovo re, Ahhotep, radunò i fuggiaschi ricostruendo le forze armate del regno. Probabilmente molte navi dovettero essere consegnate in cambio dell’accordo di non aggressione. Per la ricostruzione della forza navale si dovette far ricorso al legname disponibile sul posto, ossia quello di acacia, molto meno pregiato del legno del Libano. In questo periodo prese forma anche l’arma che con la marina fluviale doveva essere determinante per la vittoria nella guerra di liberazione e per la costituzione di quello che impropriamente viene definito “Impero Egizio”, il carro da guerra. Sebbene di ispirazione hyksos il carro egizio era però sostanzialmente differente. Sul carro degli invasori, pesante, forse a quattro ruote e difficile da manovrare, prendevano posto tre o quattro guerrieri oltre all’auriga e da qui scagliavano le frecce con i micidiali archi compositi. Il carro egizio fu costruito con i materiali disponibili, ossia legno di acacia per il cassone e il palo cui aggiogare i cavalli, cuoio per i finimenti e la pedana dove prendevano posto due guerrieri, un auriga e un arciere, le ruote erano due con sei oppure otto raggi, sottili, atte a non sprofondare nella sabbia. Nel suo insieme risultò essere leggero, veloce e maneggevole. L’arciere era armato di un arco composito simile a quello hyksos e anche migliorato nella gittata di frecce con le classiche punte di selce o osso. Anche le armi individuali in dotazione sia ai carristi che ai fanti vennero modificate e migliorate e i guerrieri furono equipaggiati con nuovi tipi di asce, mazze e spade. Tutto questo dovette essere posto in opera segretamente e si protrasse fino al dodicesimo anno di regno di re Ahmose. E’ facile supporre che molto spesso gli ispettori del regno di Avari fossero stati corrotti o raggirati durante le loro visite. Per le opere che compì Ahhotep, re Ahmose, fece erigere in sua memoria una stele all’interno del tempio di Karnak nel cui testo viene esaltata la figura della regina e il difficile compito di cui si fece carico. Le difficoltà nella ricostruzione dell’esercito, si rileva dal testo, vennero poste proprio dai cortigiani, coloro che avevano perso meno di altri e rischiato ancor meno. Nel combattere la sua guerra contro gli invasori la regina si comportò da vero sovrano prendendo da sola le decisioni in merito anche contro il parere di funzionari e notabili. Sembra che abbia dovuto far fronte a una rivolta nel sud del regno di Waset, forse a un vero e proprio colpo di stato, ma si comportò come un capo militare sottomettendo i ribelli. Nel 1859 a opera di Auguste Mariette, la tomba della regina fu riscoperta. In essa erano ancora custoditi gioielli di pregevole fattura tra i quali spiccavano bracciali in pietre dure e oro e un diadema raffigurante l’avvoltoio Nekhbet. Nell’iconografia egizia, esso raffigurava sia la funzione materna che la dea protettrice dell’Alto Egitto ovvero colei che conferisce i titoli alla persona del faraone. Nell’occasione vennero rinvenuti anche tre oggetti che rappresentano benissimo l’azione guerriera della regina Ahhotep se non addirittura il fatto che ricoprisse il ruolo di generale nell’esercito di Kemet. Un pugnale dalla lama d’oro, un’ascia rituale con il manico in cedro rivestito di lamina d’oro, così come d’oro era la lama e, cosa unica per una regina, a fianco del pugnale e dell’ascia venne ritrovata anche l’onorificenza detta “Oro del Valore”, costituita da tre mosche d’oro con la quale era uso ricompensare i generali. Questi oggetti sono conservati presso il museo di Luxor nella sala che ospita la mummia di re Ahmose. Durante tutta la guerra a trepidare per re Ahmose con sua madre Ahhotep c’era quella che fu la terza grande donna e regina accanto a questo faraone la Grande Sposa Reale Ahmose-Nefertari. All’epoca essa ricopriva la carica di “Secondo Profeta di Amon” la seconda carica per importanza nel clero di Waset dopo il re. La sposa del liberatore dell’Egitto era stata scelta, ufficialmente accettata, dalla vecchia regina Ahhotep che voleva a fianco del figlio una donna dalla personalità eccezionale ben conoscendo i funzionari di palazzo e, cosa al momento importantissima, nativa della zona di Waset. Devota al dio Amon, Ahmose Nefertari si prodigò affinché il suo culto si espandesse per tutto il regno. A lui vennero attribuite le vittorie sugli asiatici e quelle delle altre battaglie combattute sia dal marito che dal figlio Amenhotep. Cappelle e templi vennero eretti in suo onore su tutto il suolo d’Egitto, in particolare nell’Alto Egitto. Essa rinunciò al titolo di “Secondo Profeta di Amon” in cambio, come ci informa una stele rinvenuta tra il materiale di riempimento del terzo pilone del tempio di Karnak, dei mezzi necessari per creare una nuova istituzione religiosa al servizio del dio. Questa istituzione le sopravvisse per lungo tempo, era quella delle “Divine Adoratrici di Amon”. Fu ispiratrice presso il re suo marito di importanti innovazioni e restaurazioni amministrative. Presso il re suo figlio suggerì la fondazione del villaggio operaio di “Ta Seet Maat”, “La Sede della Verità”, quello che oggi è conosciuto come il villaggio di Deir el Medina. Era questo il villaggio degli artigiani e degli artisti addetti alla necropoli reale della Valle dei Re e quì, dopo la sua morte, la Regina fu oggetto di un vero e proprio culto come già il figlio Amenhotep. Queste tre grandi donne e regine crebbero e seguirono il giovane re preparandogli la via e accompagnandolo lungo il suo cammino. (SEGUE)
__________________ ... e poi, per chi non è abituato, pensare è sconsigliato. |