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astracedi
Ma anche nei lavori diciamo non divulgativi, quelli maggiormente diretti alla cerchia degli addetti ai lavori, non sempre lo storico attinge diretamente dalle fonti originali; alcune volte si tratta di riletture critiche e lavori di sintesi basati soprattutto su conoscenze acquisite, senza che vi siano vere "nuove scoperte". IN questo caso, c'è davvero differenza rispetto al lavoro del divulgatore, se non un maggiore approfondimento ed il solito apparato di note e bibliografia?
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Secondo me praticamente no. A patto che il divulgatore sia realmente preparato, in generale e sull'argomento specifico che intende divulgare (oppure, a vantaggio del divulgatore, a patto che lo storico non sia un cane). Infatti onestamente io non capisco come mai circoli (se circola ancora) questa dicotomia tra scienza e divulgazione, accademia e divulgazione, ecc. Cioè voglio dire... il vero e proprio materiale per gli addetti ai lavori di fatto qual è? Quello che compare su riviste specializzate, molto specializzate (secondo me per esempio riviste come Studi Storici, o Passato e Presente, o Zapruder, o altre, per temi trattati e metodi utilizzati potrebbero benissimo andar bene per un pubblico anche non specializzato). Oppure, nel caso della storia, i documenti veri e propri. E l'obbiettivo delle ricerche, almeno in campo "umanistico", non sarebbe quello di divulgarle? Boh, francamente non capisco...
Nel caso dell'archeologia già è diverso perchè i rapporti di scavo, seppur in pubblicazione definitiva, difficilmente, rispetto al pubblico, li considereremmo opere di divulgazione. E anche le opere che in effetti hanno questo taglio... non so quanto circolino al di fuori della cerchia degli specialisti (per esempio che so, il recente The archaeology of Sirya, del 2003, edito da Cambridge University Press, è utilissimo per addetti ai lavori così come per gli studenti così come per tutti gli altri. Ma non so quanto venda. E non so se verrà mai tradotto in italiano. Lo stesso per il recente The prehistory of Mesopotamia, del 1997 ma pubblicato nel 2000, che addirittura è uscito in una collana-rivista specializzata nell'alta mesopotamia, Subartu. Di questo passo...).