Purtroppo non ho molto tempo. E sono pure appena andato via di casa, per cui sono un po' così... La differenza sostanzialmente risiede nel metodo.
Lo storico può (e deve) comunque fare opera di divulgazione molto generale, scrivendo un manuale. E in questo caso non ricorre ai documenti originali, se non magari a quelli che ha analizzato nella sua vita, ma certamente in confronto a centinaia o migliaia di anni saranno ben pochi. Nè in questo caso solitamente li si cita, in nota o altro. Nel caso di altri tipi di divulgazione, incentrati su un argomento specifico, o nel caso di ricerche, dipende... Nessuno impedisce allo storico di passare al vaglio la bibliografia critica su un problema specifico e farne il punto. E nemmeno nessuno gli impedisce di proporre una lettura alternativa senza necessariamente portare alla luce nuovi documenti. In questo caso però trattasi già di qualcosa di particolare, che attiene magari più alla storia della cultura, del pensiero o della storiografia.
Nel caso per esempio voglia portare davvero un nuovo contributo i riferimenti e l'analisi delle fonti sono indispensabili, la loro conoscenza diretta. Si tratti di un lavoro di storia greca, o del pensiero di Aristotele o di Marx, o della società russa sotto il regime, o degli archivi appena aperti della CIA.
Le opere di Petacco presso gli storici sono considerate molto male. Il "petacchismo" non è visto di buon occhio (un articolo che lessi tempo fa mi pare si intitolasse "Petacchismo e patacche storiche" o qualcosa del genere). E personalmente mi trovo abbastanza d'accordo. E' una storia di tipo un po' massmediatico e sensazionalistico, che solitamente non aggiunge nulla di nuovo, nessun nuovo documento, e spesso neanche nessuna nuova interpretazione.
La differenza comunque tra storico di professione (e in parte minore storico di formazione) e chi non lo è, è che di solito questo secondo è sprovvisto di metodo. E molto spesso non gli frega neanche conoscerlo (ci sono però delle lodevoli eccezioni). Spesso poi quest'ultimo difficilmente riesce a distinguere opinione personale e fondata su documenti. L'uso dei documenti quando c'è è molto parziale, spesso senza confronti, senza verifiche, senza critica. 'Nsomma... in buona sostanza non sa fare il lavoro che pretenderebbe di fare, anche se per essere "politically correct" dice di non considerarsi e di non voler neanche essere uno storico. Di fatto però... Pansa, tanto per fare un esempio, non pretende di esserlo, del resto ha scritto romanzi, eppure pretende di "riscrivere" una storia già scritta e riscritta, e perennemente in corso di riscrizione. E così molti altri. In questo caso non è neanche buona divulgazione.
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