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Arte e omosessualitàSi è aperta il 27 ottobre 2007, presso la Palazzina Reale di Firenze, la mostra dal titolo “Arte e omosessualità. Da Von Gloeden a Pierre et Gilles“.

La mostra, che ha suscitato clamore nella stampa a causa del ritiro del patrocinio da parte del Comune di Milano, dove originariamente era stata prevista, espone fino al 6 gennaio 2008, 220 opere che indagano le connessioni tra arte e omosessualità, dalla nascita della fotografia ad oggi.

Che cosa si dovrebbe intendere esattamente per “arte omoerotica”?

Opere create da artisti della cui omosessualità siamo certi e in cui spesso, ma non necessariamente, è riscontrabile qualcosa che rimanda ad un gusto omoerotico? Oppure bisogna prendere in considerazione l’opera di autori che ufficialmente non risultano omosessuali ma le cui creazioni rivelano uno straordinario erotismo che spinge verso questa interpretazione?
Partire dall’omosessualità di un artista per l’interpretazione della sua opera presenta una serie di questioni spinosissime. La conoscenza dell’orientamento (omo)sessuale dell’autore in genere allerta circa la possibile presenza di una rappresentazione metaforica dell’omosessualità. Quale rapporto s’instaura tra biografia dell’artista e interpretazione dell’opera?

Il criterio di selezione delle opere in mostra non tiene conto di questo rapporto ma si basa sulle caratteristiche specifiche delle singole opere, individuando, oltre le convenzionali identità di genere, un filone tematico all’interno di un comune modo di sentire, di esprimere stati d’animo, attitudini, emozioni, senza alcuna pretesa di definire i canoni di uno “specifico omosessuale” nell’arte. In base a questa logica alcune opere esibiscono un contenuto apertamente omoerotico, mentre in altre questo si esprime in modo latente attraverso codici specifici, simboli, allusioni, allegorie, metafore.

Un percorso che dalle fotografie arcadiche del barone von Gloeden ripercorre i territori della fotografia omoerotica, da Herb Ritts e Bruce Weber a Mapplethorpe e Jack Pierson, con uno sguardo all’estetica camp di James Bidgood recuperata in anni più recenti da David Lachapelle. Artisti che operano ormai in un momento storico in cui è possibile affrontare liberamente tematiche gay, lesbiche o transgender, proponendo turbamenti e questioni preponderanti e spesso cruciali per buona parte dell’arte della fine del secolo scorso e dello schiudersi del nuovo millennio.

Un percorso per exempla che da Tamara de Lempicka e Carol Rama arriva a David Hockney, passando per le peregrinazioni identitarie di Ugo Rondinone, Yasumasa Morimura, EVA &ADELE.
Un itinerario per immagini attraverso l’evoluzione della percezione e la conseguente rappresentazione della diversità esistenziale, mettendo in risalto l’opera dell’ultima generazione di artisti che utilizzano l’amore omoerotico come espediente per mettere in questione sovrastrutture di razza, desiderio, genere e identità sessuale, e di abbattere le convenzionali distinzioni tra arte, erotismo e pornografia

Nota e commento personale

Pur rifiutando personalmente l’idea di un’”arte omosessuale” contrapposta ad un’”arte eterosessuale” evidenziando una diversità che dovrebbe restare riservata alla sola sfera sessuale, e non coinvolgere altri aspetti della vita sociale e individuale, apprezzo comunque la visibilità che si è voluta dare ad un’arte spesso confinata ai margini.

L’altro lato della medaglia è però quello di spingere sempre sul tasto della diversità e della ghettizzazione dell’omosessualità, e cercare un luogo a sè stante per certe opere, anziché esporle all’interno di un percorso di “normalità” artistica, e questo è per me un limite che non dovrebbe essere sottovalutato.

Lo scandalo, il perbenismo e il conformismo che sono stati chiamati in causa per impedire od ostacolare l’esposizione a Milano sono un chiaro segno di inadeguatezza della classe politica e l’impossibilità di emanciparsi da stereotipi o pressioni esterne che ancora impediscono l’affermarsi di un principio di eguaglianza, soprattuto nei diritti di tutti i cittadini.
Personalmente incoraggio gli utenti di AI Storia a visitare questa mostra, pur sottolineando ancora una volta: attenti a non cadere nel cliché dell’omosessualità-artista omosessuale, che è un vero e proprio assurdo.

Informazioni sulla mostra
Titolo: Arte e omosessualità. Da Von Gloeden a Pierre et Gilles
Luogo
: Palazzina Reale. Stazione FS di Santa Maria Novella. Piazza Adua, 50
Data: dal 27 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008
Orari: da martedì a giovedì, dalle 14 alle 22; venerdì dalle 14 alle 24; sabato e domenica dalle 11 alle 22; chiusura il lunedì
Biglietto: intero 7 euro; ridotto 5 euro
Catalogo: Electa
Informazioni: tel. 0422 410886

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2 commenti a “Arte e Omosessualità in mostra a Firenze”

  1. f ha scritto:

    Impudica,sfacciata ma anche dolce e commuovente quando ti trovi di fronte all’assoluta verità che l’amore è amore per una persona, di qualunque sesso essa sia.

  2. Ivan Boni ha scritto:

    già hai ragione, e l’oggetto del proprio amore non rende una persona diversa, e lo stesso si può dire per la sessualità (escludendo ovviamente quella nei confronti dei bambini).
    ciao

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